La ricostruzione delle grandi e sanguinose battaglie navali

Le naumachie

NAUMACHIE A ROMA, GLI SPETTACOLI PIÙ GRANDIOSI DELL’IMPERO

La ricostruzione delle grandi e sanguinose battaglie navali negli anfiteatri nei e luoghi pubblici trasformati in bacini artificiali


Nel 46 a.C. Giulio Cesare tornò a Roma dopo aver ottenuto una vittoria decisiva sui seguaci del suo grande rivale, Pompeo. Designato dittatore, Cesare organizzò una serie di celebrazioni varie e fastose. Per quaranta giorni vi furono corse di cavalli, musica, teatro, battaglie con soldati, combattimenti di belve feroci. Forse, però, il momento culminante dei festeggiamenti ebbe luogo nella Palus Caprae (palude delle capre) nel Campo Marzio, che egli ordinò di riempire con l’acqua del Tevere. Lì, due flotte formate da biremi, triremi e quadriremi, con quattromila rematori e duemila membri di equipaggio a bordo, si affrontarono in un’autentica battaglia navale sotto lo sguardo meravigliato dei romani.

La novità dello spettacolo suscitò un’enorme attesa. Il biografo Svetonio ci racconta che accorsero genti da ogni angolo d’Italia, e che nelle zone circostanti furono montate tende e le strade brulicavano di prostitute, ladri e allibratori. La folla era tale che vi fu addirittura chi la notte prima dell’evento dormì in strada pur di assicurarsi una buona visuale. Alcuni, tra i quali anche due senatori, morirono per asfissia o schiacciati nella ressa. Fu la prima naumachia di cui si abbia notizia nella storia di Roma.

Checa ricostruisce una naumachia a Roma al cospetto dell’imperatore. 1894. Museo Ulpiano Checa, Colmenar de Oreja. Foto: Museo Ulpiano Checa, Colmenar de Oreja

Ricostruzioni di battaglie

Le naumachie erano uno dei tanti svaghi dei romani, come le lotte di gladiatori (munera gladiatoria) e la caccia agli animali esotici (venatio). Tutti questi spettacoli, che attiravano migliaia di persone di ogni classe sociale, non servivano soltanto per intrattenere, ma anche per sfoggiare le virtù virili tanto apprezzate dai romani – la gloria, il coraggio, la resistenza, il valore –, e allo stesso tempo rendevano evidente agli avversari la grande ricchezza di Roma e il suo potere, la forza della civiltà romana.

La naumachia fu lo spettacolo più complesso tra quelli messi in scena nell’antica Roma. Si trattava della rappresentazione teatrale di una battaglia che aveva avuto luogo realmente nel passato, al punto che i partecipanti (chiamati naumachiariisi vestivano con le uniformi dei due schieramenti opposti. Nella già citata naumachia di Cesare, per esempio, le due flotte rappresentavano rispettivamente tiri ed egizi, due grandi nemici di Roma. Tra molte altre, vennero messe in scena anche battaglie tra ateniesi e persiani o tra rodiesi e siculi.

Questo non significa che lo spettacolo fosse una semplice simulazione. Al contrario, si trattava di veri e propri combattimenti nei quali violenza, sangue e annegamenti erano una costante, uno spettacolo terribile e macabro quanto le lotte di gladiatori. Per questo motivo, i combattenti erano prigionieri di guerra e condannati a morte, anche se potevano partecipare anche uomini liberi; in effetti è dimostrato che alla naumachia di Cesare prese parte addirittura un pretore.

Battaglia navale in un affresco della casa dei Vettii a Pompei. I secolo Foto: Dea / Album

La celebrazione di una naumachia richiedeva una grande pianificazione, oltre a un’infrastruttura gigantesca e molto costosa, e ciò spiega il motivo per cui se ne contino soltanto una decina dopo quella organizzata da Cesare. Per poter mettere in scena una naumachia dovevano esistere diverse condizioni favorevoli: avere un’ingente quantità di denaro da spendere, disporre di un luogo appropriato, costruire le imbarcazioni che vi avrebbero preso parte e poter contare su un numero sufficiente di prigionieri.

La ricerca dello scenario migliore

Un primo vincolo era il luogo in cui celebrare la naumachia. Naturalmente, era possibile organizzarla in acque libere, che fossero un fiume o il mare, ma questa scelta aveva l’inconveniente di limitare la visione degli spettatori. L’unica testimonianza che abbiamo di una naumachia in mare riguarda quella che nel 40 a.C. il figlio minore di Pompeo, Sesto, celebrò nello stretto di Messina per commemorare una vittoria navale sui legati di Augusto. I nemici di Sesto furono costretti a vedere i loro compagni d’armi cadere nella macabra rappresentazione.

Una naumachia che ebbe una risonanza particolare fu quella organizzata dall’imperatore Claudio nel 52 sul lago Fucino per celebrare l’inizio dei lavori di prosciugamento del lago stesso. La battaglia vide scontrarsi una flotta della Sicilia e una di Rodi, ciascuna composta da dodici triremi e con un totale di 19mila combattenti impegnati, secondo quanto narra lo storico Tacito. Come sempre, i soldati erano reclutati tra criminali e prigionieri, e per costringerli a combattere erano stati dispiegati, sui pontoni attorno al lago, squadroni delle coorti pretoriane armati di catapulte e balestre. Tacito, nei suoi Annales, scrive: «Si combatté da valorosi, benché fossero criminali, così dopo molto spargimento di sangue, furono sottratti alla morte».

Rilievo con trireme. Museo della civiltà romana, Roma Foto: Dea / Album

Tuttavia, era molto più consueto che le naumachie avessero luogo in uno spazio allestito appositamente, una conca di grandi dimensioni che veniva riempita d’acqua e attorno alla quale si disponevano le gradinate per gli spettatori. Cesare, come detto in precedenza, organizzò la sua in una zona del Campo Marzio, in un grande bacino che fu riempito poco prima dell’evento, di certo per evitare il rischio delle malattie dovute all’acqua stagnante. Alcuni anni dopo Augusto creò un grande lago artificiale sulla sponda destra del Tevere, nel luogo chiamato Nemus Caesarum (bosco dei Cesari), per allestire una nuova naumachia, questa volta per celebrare l’inaugurazione del tempio di Marte Ultore (vendicatore). Per un secolo la naumachia di Augusto (il termine “naumachia” designava anche il luogo in cui si teneva lo spettacolo) divenne l’unica installazione stabile di Roma per rappresentazioni di questo tipo.

Quando si parla di naumachie, però, l’immagine che viene alla mente è quella di un anfiteatro colmo d’acqua. Il primo esempio di questo tipo di naumachia si riscontra durante il governo di Nerone, che nel 57 organizzò uno spettacolo acquatico in un anfiteatro di pietra e legno che aveva fatto costruire nel Campo Marzio. Qualche anno dopo, nel 64, Nerone organizzò una nuova naumachia nello stesso anfiteatro, lasciando gli spettatori meravigliati per la rapidità con cui il recinto venne colmato e poi svuotato, giacché lo spettacolo ebbe luogo tra altri due eventi in programma quel giorno: una caccia alle belve e dei giochi gladiatori. Soltanto qualche mese dopo, tuttavia, l’anfiteatro fu distrutto nel tristemente famoso incendio di Roma.

Battaglie al Colosseo

Nell’anno 80 venne inaugurato l’anfiteatro Flavio, il Colosseo, e per festeggiare l’imperatore Tito decise di celebrare due naumachie: una sul lago artificiale creato da Augusto, e la seconda nello stesso Colosseo. Dobbiamo tenere presente che nei primi anni di attività dell’anfiteatro Flavio non esistevano ancora le complesse infrastrutture sotterranee costruite successivamente da Domiziano, e che avrebbero poi impedito di poter nuovamente trasformare l’arena in una piscina navigabile. Il Colosseo fu costruito sfruttando lo spazio lasciato dal lago della Domus Aurea, il palazzo di Nerone, e ciò probabilmente rese più facile l’afflusso e il deflusso dell’acqua, che avvenivano attraverso una serie di canalizzazioni e collettori che sono stati localizzati dagli archeologi.

L’incisione ricostruisce una naumachia celebrata da Domiziano nel Colosseo e descritta da Svetonio. 1721 Foto: Namur Archive / Scala, Firenze. Colore: Santi Perez

Le fonti citano qualche altra naumachia, come quella organizzata da Traiano per celebrare le sue vittorie sui daci e in Arabia, descritta nella Historia Augusta. Lo spettacolo ebbe luogo in un bacino vicino alla collina del Vaticano, i cui resti vennero localizzati nel corso di scavi condotti nel XVIII secolo presso Castel Sant’Angelo. L’ultimo riferimento a queste celebrazioni corrisponde al 248, anno in cui l’imperatore Filippo l’Arabo festeggiò il millenario della fondazione di Roma con una naumachia nel luogo in cui un tempo si trovava il lago artificiale costruito da Augusto.

Le naumachie furono spettacoli relativamente rari, ma forse proprio per questo motivo divennero leggendarie, anche dopo l’epoca imperiale. Secoli dopo venivano ancora ricordate come uno dei massimi esempi della megalomania degli imperatori e del genio romano per l’architettura e le opere di ingegneria, soprattutto idraulica, rivolti agli spettacoli di massa. Non sorprende, dunque, che a partire dal Rinascimento diversi principi vollero emulare le fastose naumachie degli antichi.

In Spagna, per esempio, nel XVII secolo si celebrarono spettacoli simili nel Parque del Retiro di Madrid e a Valencia, sul fiume Turia. In Italia, è celebre la naumachia organizzata a Milano nel 1807 in occasione dell’inaugurazione dell’Arena; allo spettacolo assisté Napoleone Bonaparte, che aveva commissionato la costruzione dell’anfiteatro, progettato da Luigi Canonica e che fu riempito con l’acqua dei Navigli e di una vicina roggia. Spettacoli, dunque, che rievocavano i fasti delle grandi naumachie romane, ma senza spargimento di sangue.

María Engracia Muñoz-Santos

 

 

 

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Descrizione

“Vita romana” ci presenta il volto concreto della città eterna, dalla sua topografia alle consuetudini quotidiane, dalla casa ai cibi, agli indumenti, alle attività economiche, ai divertimenti, alle superstizioni, per concludersi con un profilo delle vicende edilizie dell’antica Roma. È un quadro vivo della grande metropoli, disegnato da un profondo conoscitore della materia, che conduce il lettore nell’intrico di strade e vicoli dell’Urbe, con la sua folla, le sue terme, le sue taverne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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