Dire “negazionismo” equivale a una malattia mentale, un disturbo del pensiero nei confronti della questione Covid-19

 

dott.ssa Gallavotti

Dichiarazioni della dott.ssa Gallavotti e del Prof. Galimberti hanno definito il cosiddetto “negazionismo” nei confronti della questione Covid-19 come un disturbo mentale.
Ovviamente senza mai dire cosa sia veramente un negazionismo(1) e cioè cosa sia negato colpevolmente.Il negazionismo. Storia di una menzogna

Umberto Galimberti

A ben vedere un negazionista è qualcuno che rifiuta una determinata ipotesi proponendone un’altra, egli quindi afferma, non nega.

Chi accusa di negazionismo è quindi qualcuno che ammette solo una e una sua versione di un fatto interpretando la versione differente solo in termini di negazione della propria, il che è un disturbo del pensiero.(2)

A questo si aggiunge il termine complottismo che rivela una mentalità incapace di concepire meccanismi intenzionali e complessi, una mentalità che tende ad attribuire a meccanismi elementari e casuali la realtà, anche questo è un disturbo del pensiero coltivato per via di una visione neodarwiniana del mondo, una visione dove i fatti avvengono per “caso e necessità” e ogni finalismo viene escluso.

Ecco quindi che accusare altri di negazionismo e complottismo è un sintomo di una malattia del pensiero figlia di una modernità che ha eletto il caso a principio di spiegazione universale.

Enzo Pennetta

CRITICA SCINTIFICA di Enzo Pennetta

 

Note:

  • (1) negazionismo s. m. [der. di negazione]. – Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico (v. revisionismo), la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità.
  • SANZIONI CONTRO I SOSTENITORI DI TEORIE NEGAZIONISTE
  • La recente reviviscenza delle teorie negazionistiche ha spinto nel 2006 i ministri della Giustizia dell’Unione Europea a introdurre in tutti gli Stati membri sanzioni fra uno e tre anni di carcere per «incitamento pubblico alla violenza o all’odio razziale» e per «apologia in pubblico o negazione, banalizzazione volgare del genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra». Nel gennaio 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato il testo presentato dagli Stati Uniti e sostenuto da 103 nazioni che invita tutti gli Stati membri a rifiutare senza riserve ogni negazione, totale o parziale, della Shoah come evento storico. (Enciclopedia Treccani)
  • (2) [La tolleranza] «Posso comprendere uno che appartiene ad un’altra cultura non perché con lui parlo con quel passe-partout linguistico che è l’inglese, ma perché ho colto la simbolica della sua cultura, a partire dalla quale mi diventa comprensibile quello che prima mi appariva incomprensibile. Per questo occorre il dialogo, che non è assolutamente una cosa dolce, rilassante, tranquilla, perché il dialogo è guerra. La parola «dia-logo», come tutte le parole greche che cominciano per «dia», indica la massima distanza tra due punti della circonferenza come nel caso del dia-metro, tra due posizioni di pensiero diametralmente opposte come nel caso del dia-logo. Per questo Eraclito poteva dire: «Il logos è guerra», perché è «armonia» di opposti contrastanti che si compongono attraverso il dia-logo, dove gli opposti si fronteggiano. Si fronteggiano per capirsi, non per elidersi. Per questo ci vuole «tolleranza» che non significa tollerare la posizione dell’altro restando convinti che la nostra è quella giusta, ma ipotizzare che la posizione dell’altro possieda un grado di verità superiore al nostro, e quindi disporsi, nel confronto con l’altro, a lasciarsi modificare dall’altro» Professor Umberto Galimberti
Maurizio Blondet

Fonte: Maurizio Blondet del 3 dicembre 2020

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