Di notte fa di nuovo freddo e i procioni allungano le loro manine fino alla ciotola del cibo

NELLA CAVITÀ DELLA ROCCIA


Di notte fa di nuovo freddo e i procioni che allungano le loro manine fino alla ciotola del cibo non sono più lì sotto la luce del portico. Quando faceva più caldo si agitavano nella fame assonnata per nutrirsi, ma ora sono nelle loro tane buie. Con la recente neve ormai drappeggiata sui rami, la primavera sembra di nuovo lontana.

Ed è allora che arrivano i pensieri cupi. Pensieri vaganti che ti tengono sveglio la notte: sullo stato del mondo e sulla lotta della condizione umana e su come dovrei trovarmi qui in questo momento. Ovviamente non sono l’unica a chiederselo.

Devo ricordare a me stessa che i bambini ridono ancora e che il sole, una volta una meraviglia divinizzata ma ora tutto analizzato in bagliori, magnetosfere e flussi di protoni, nonostante questa grossolana umiliazione della scienza, sorge ancora al mattino come ha sempre fatto. Devo anche ricordare a me stessa che nella mia prossima vita dovrò scegliere un momento migliore per reincarnarmi perché non mi piace molto il modo in cui stanno andando le cose in questo momento. Non è giusto. Molti lo direbbero. Non è giusto. È particolarmente ingiusto nei confronti dei vecchi.

Nonostante tutta la nostra saggezza ed esperienza, non abbiamo più la forza che avevamo una volta e guardiamo con occhi preoccupati i più giovani. Non possiamo salvarli. Non abbiamo tempo adesso. Non è più il nostro mondo. È una paura generazionale. Forse è sempre stato così, ma questa volta sembra diverso. Così diverso. Possiamo solo sperare di avergli insegnato bene. Per quanto avrebbero ascoltato.

Quando farà meno freddo penso che potremo andare a fare una passeggiata. È meglio questo che stare seduti in silenzio davanti a una finestra a guardare fuori o guardare schermi che non ti dicono nulla. È un posto che devi conoscere.

Venga con me. Andremo in un posto in cui sono stata molte volte ma, ovviamente, non da molto tempo ormai. Cammineremo in una foschia di memoria forse appena ripulita da nozioni romantiche ma comunque, un luogo, un tempo, un vagabondaggio. E lì è estate. È sempre estate lì adesso perché è improbabile che rivedrò mai più questo posto quando invecchierò e il tempo gira più velocemente e fa carneficina del futuro nel suo modo implacabile finché non sembra che sia rimasto così poco a cui aggrapparsi. È sempre stato così però. Non solo per me.

Il posto in cui ti porterò è vicino all’Oceano Atlantico. In parte sono cresciuta lì ed è un posto che ameresti se lo conoscessi come me, il bambino serpeggiante che sogna ad occhi aperti. A volte mi trovavo sulle scogliere dove si estendevano i sempreverdi selvatici e i mirtilli crescevano per catturare il vento tra i miei capelli.

Puoi sentirlo? Ora che ti ho portato qui, in riva all’oceano? Lo sentirai presto. Il vento. Quando emergiamo.

C’è così tanta vita in quel vento, come se fosse appena nato lì, respirando. Come se l’oceano sembra respirare. Riesci a vedere l’alzarsi e l’abbassarsi delle onde come se quella grande distesa scintillante trattenesse il suo respiro irregolare sulla riva tremante? A volte di notte penso di sentirlo ancora, ma ovviamente è solo una fantasia. Non c’è oceano qui. Ma a volte il flusso del traffico potrebbe essere lo stesso stridore di pietre spazzate via durante l’espirazione. Potrebbe essere. Ti sto dicendo. Ma allora, che importa? Ho dimenticato di nuovo dove eravamo.

Siamo su un sentiero che porta in cima a quell’alta collina dove si trova la Pietra Pensante. È il posto migliore. Ci fermeremo qui. Dally. Perché siamo di nuovo bambini. Non abbiamo il senso del tempo o del bisogno urgente. Solo un cane che ci segue e i corvi che chiamano. Non abbiamo nemmeno un orologio: a cosa potrebbe servire? Abbiamo il chiacchiericcio degli scoiattoli tra gli abeti rossi e i pini, lo scalpiccio degli uccelli agitati, il ritorno dei gabbiani dalle barche lontane, i morsi della fame che ci dicono che è ora di tornare indietro. Non ci pensiamo nemmeno: tornare indietro. Ci sono sempre i mirtilli se vogliamo prenderci un po’ più di tempo.

Anche se soli, non siamo soli. Ci sono parole intorno a noi. Li senti? Certo che lo fai. Sei qui con me.

Non è una passeggiata molto lunga, su per la collina lungo la costa dove il sentiero è posizionato con attenzione per evitare il bordo dove le rondini della scogliera hanno i loro nidi proprio sotto. Potresti facilmente cadere nelle loro cavità sotterranee e questo potrebbe non essere un bene perché è molto lontano fino a un letto roccioso. Però sai che i nidi delle rondini ci sono perché le volpi hanno scavato delle tane. A volte ci sono pezzetti di piume ma cerchi di non pensarci. Non ce ne sono in questa passeggiata.

Devi cercare di non pensare all’aquila che a volte siede malvagia sulla Roccia Pensante a guardare la preda. Ma non sarà lì quando arriveremo. Non è ancora il momento perché il vento è troppo forte per la caccia in questo momento. L’aquila è accovacciata da qualche parte tra gli alti alberi in attesa. E stiamo proprio raggiungendo la Roccia del Pensiero.

È più grande di te, anche da adulto: la roccia. È appollaiato proprio sulla cresta dell’alta collina, non molto lontano dal bordo. È liscio grazie al vento, alla nebbia salina e al raschiamento degli artigli delle aquile. È lì da molto tempo. Puoi trovare quella cavità in cui sederti e guardare il mondo. Laggiù, quell’orizzonte è l’Inghilterra o la Scozia. Forse entrambi.

Riesci a sentire il sale del vento? Viene dal mare. Più tardi verrà dalla terra quando il sole cambierà. Ma finché viene dal mare, allora puoi trovare il tuo modo di pensare perché allora le parole sono ovunque intorno a te.

Puoi vedere in lontananza le navi portacontainer provenienti da terre lontane dirette al grande porto a sud e l’isola allungarsi goffamente oltre la linea dell’orizzonte con il faro all’estremità. Ci sono barche per aragoste e boe. Ci sono cormorani, gabbiani, sterne e corvi, ovviamente. Ma i corvi sono dietro di te. Preferiscono la foresta soprattutto di giorno. C’è il mare e il vento che respirano sempre. Ci sono scogliere stratificate con giacimenti di carbone e rocce preistoriche che si stratificano nel tempo nei sedimenti. È tutto lì.

Capisci perché ti ho portato qui adesso? È tutto lì. Tutto quello che devi sapere Le parole sono ovunque intorno a te adesso. In questo posto. Non ci sono folle che ti guardano o con cui giocano, che ti adorano o ti detestano. Non ci sono altri che ti giudichino, ti dicano o ti confondano. Non ci sono voci che non hai chiesto. Nessuna opinione che ti rompa, ti forzi o ti porti in posti in cui non vuoi essere. Le parole non sono lettere di educazione. Non sono spiegazioni contorte o razionalizzazioni. Non sono richieste né suppliche. Non operano in base al senso di colpa, alla vergogna, al dolore, alla paura o ai bisogni degli altri. Non hai niente da dimostrare a nessuno. In questa vita comunque.

Vedi i sedimenti del tempo stratificati lì che ti collocano così infinitesimamente piccolo nella sua vastità, nella sua eterna vastità? Puoi stare tranquillo sulla roccia mentre l’aquila aspetta e le volpi scavano? Riesci a vedere il mondo, il mondo intero nelle lontane navi del commercio, negli orizzonti lontani, nella luce che guida dall’isola? Riesci a sentire il respiro del tempo e le speranze che danzano la verità con la menzogna? Le piume al vento? Il profumo delle pinete che cullano? Riesci a vedere il modo in cui le onde si infrangono su quel punto della riva? Il modo in cui si divide da un lato a sinistra e dall’altro a destra? Rotolamento. Costante. Eterno. L’ondata della condizione umana si infrange sugli scogli ma non sono le onde ma lo scoglio che resiste.

Sei lì con il vento e le parole che ti hanno trovato. Sono le parole della tua anima. Ascoltateli bene. In questo momento. In questo posto. Trova la strada qui quando ne hai bisogno. Pensare.

Ognuno di noi è solo ma non solo. Ci risponderemo l’un l’altro quando il vento si calmerà. Fino ad allora, ricorda che la roccia resiste. Resiste al vento, all’acqua e ai graffi taglienti delle aquile sul bordo. E tu sarai quella roccia. Vai ora da qui, finché non dovrai tornare. Se vuoi, camminerò con te anche allora. Guarderemo il faro al tramonto.

Silvia Shawcross

 

 

 

 

 

 

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