La crisi di uno Stato che non riesce più a distinguere sopravvivenza e potere.

«Netanyahu ha ucciso Israele»
Vent’anni di leadership hanno finito per confondere il destino di Israele con quello di un solo uomo.
Il Simplicissimus
Per decenni Benjamin Netanyahu ha incarnato l’idea stessa della sicurezza israeliana, trasformando la politica in una continua mobilitazione permanente. Ma oggi, mentre la guerra si prolunga, le perdite aumentano e il prestigio militare di Israele appare incrinato, emerge una domanda sempre più radicale: cosa resta di uno Stato che ha legato la propria identità alla sopravvivenza politica del suo leader? Attraverso il dibattito interno israeliano — dalle critiche di Haaretz fino alle tensioni istituzionali attorno a Isaac Herzog — il testo riflette sulla crisi morale, strategica e simbolica di Israele dopo Gaza e il Libano. Non un’analisi militare, ma una meditazione politica sulla trasformazione di una democrazia assediata in una nazione prigioniera della propria guerra infinita. (N.R.)
Ormai è abbastanza chiaro che il mito dell’invincibilità israeliana si va decomponendo: le truppe di terra subiscono forti perdite nei combattimenti contro combattenti addestrati e decisi, tanto che di fatto possono solo bombardare dall’alto facendo strage di civili. Ma contro Hezbollah e anche contro Hamas, nonostante una schiacciante superiorità sulla carta, non riescono a spuntarla e addirittura in Libano hanno perso un centinaio di mezzi corazzati. La situazione è tale che Haaretz , uno dei più importanti quotidiani di Israele e quello comunque con la maggiore reputazione internazionale, ha pubblicato un articolo di opinione di Carolina Landsmann nel quale si sostiene che ” Netanyahu se ne andrà, ma lo stato morirà con lui”. La tesi che viene presentata è semplice, diretta, amara: Bibi si è identificato per vent’anni con lo Stato israeliano e questa realtà si fa sempre più evidente e inquietante man mano che si avvicina la fine della sua era. Se il presidente Herzog sta lavorando a un compromesso grazie al quale lui eviterebbe il carcere per le sue malefatte interne, in cambio del ritiro dalla vita politica, nessun problema sarà risolto:

Tutti loro sostengono lo Stato e, di conseguenza, sostengono Netanyahu, perché lo Stato è lui. Qual è l’alternativa? Evitare la leva e lasciare che il Paese muoia? Distruggere lo Stato per sbarazzarsi di lui? Se c’è una guerra, corrono a presentarsi in servizio. Pagano le tasse. Rispettano la legge. Si uniscono al governo quando vengono chiamati – come si diceva una volta – alla bandiera e la difendono sui media esteri, la difendono davanti alla Corte Internazionale quando viene attaccata, anche quando sono fortemente ostili a Bibi e vengono chiamati traditori dai suoi sostenitori. Il presidente Herzog non riuscirà a disinnescare questa bomba ad orologeria che fa sentire il suo ticchettio da dentro la pancia del potere, anzi la bomba è già esplosa, ha del tutto amputato le articolazioni dello Stato e “strappato il suo cuore”. Si cerca di guadagnare tempo nella speranza di poter rimuovere il tumore e salvare il corpo, ma è già una causa persa. È troppo tardi: “Lo Stato è lui. E la sua fine sarà la sua fine. Lui l’ha ucciso. Forse dopo la morte dello Stato, qualcosa di nuovo nascerà e vivremo una reincarnazione nazionale. Ma quel che è certo è che non saremo in grado di far rivivere la vita che avevamo. Non c’è modo di tornare a ciò che era prima. Non c’è futuro per Israele:”
Di certo Israele – come testa di ponte occidentale nell’area del petrolio, ma sua volta ingombrante presenza con le sue potenti lobby che tengono in ostaggio il congresso americano e parecchi Stati europei – è un progetto in qualche modo già fallito, man mano che fallisce il progetto della Grande Israele. Ma nell’articolo c’è di più: “Il mondo odia Israele e l’antisemitismo è tornato alla sua culla politica. La verità è che mentre noi e il mondo impazzivamo con l’Olocausto, mentre ripetevamo “mai più” all’infinito, Netanyahu ha portato il mondo sull’orlo di una ripetizione della storia”. E dunque che non ci sia mai più questa Israele è un bene per tutti.
