Mi auguro ardentemente che Mario Draghi faccia un governo senza politici

Mi auguro ardentemente che Mario Draghi faccia un governo senza politici. Lo dico non solo per lo spettacolo indecente della politica negli ultimi tempi, per il fallimento della politica che ha condotto a chiamare lui, né solo per l’ennesimo trasformismo buffone che ha visto tutti – corrieroni inclusi – accorrere ai piedi dell’ex governatore; o per i veti puerili che ognuno ha posto all’altro, non riuscendo a comprendere che un governo istituzionale – ha ragione Matteo Renzi ma lo aveva detto chiaramente il Capo dello Stato– non può avere preferenze politiche né prevedere esclusioni. Ma lo dico anche a tutela dei partiti politici, tutti, e della loro credibilità: che risultato verrebbe fuori da un mostro composto dalla testa di Draghi, il braccio sinistro di Zingaretti e quello destro di Salvini, i piedi di Grillo e Conte, la pancia di Renzi, il sottopancia di Berlusconi, le ginocchia di Leu e le chiappe dei centristi? Che rissa si scatenerebbe per i ministri inclusi e quelli esclusi, e per le spartizioni? Come pensate che si possano presentare ai loro elettori dopo aver partecipato a questa ammucchiata indecente? Dove pensate che possano finire le battaglie identitarie di ciascun partito in un governo così eterogeneo? O dovremmo immaginare un’ulteriore bestialità, ministeri che agiscono come repubbliche indipendenti, autonome, per cui – ad esempio – Salvini agli Interni fa la politica per frenare i migranti, mentre tutti gli altri ministeri remano contro. O Di Maio insiste coi navigator e il reddito di cittadinanza mentre Draghi e i suoi ministeri economici lo reputano debito cattivo e avviano una politica di rigore e di risanamento…

Se vogliamo che il governo sia una cosa seria è bene che il parlamento dia a questo governo la maggioranza più ampia possibile, senza veti incrociati, e ciascun partito proponga le sue cose; ma poi sarà il presidente incaricato a farne la sintesi, a seguire o non seguire le indicazioni, auspicando una decorosa neutralità sui temi più divisivi; a essere perfino impopolare ma per il bene dell’Italia e degli italiani e non delle banche e dei grandi assetti internazionali. E soprattutto a scegliersi i ministri fuori dai partiti e dalle appartenenze politiche.

È stata indecorosa in questi ultimi giorni la corsa a candidarsi come ministri con spettacolari numeri acrobatici e giravolte impressionanti: nani e bambascioni, maggiordomi, guitti e nullità. Per tutelare la serietà del governo ma anche la residua credibilità dei partiti, evitate di andare al governo insieme; limitatevi a sostenerlo da fuori. Poi quando finirà la fase più acuta, quando si dovrà eleggere il successore di Mattarella, allora si dovrà compiere un ultimo atto: per esempio l’elezione al Quirinale di Mario Draghi, se nel frattempo non sarà stato massacrato e tirato da tutte la parti, perché così succede in un paese come il nostro, dove sei un dio per una stagione, un mostro per un’altra, poi un martire, infine una macchia cancellata.

Ma, facendo l’ipotesi più lineare, Draghi al Quirinale potrà da un verso seguire le linee del piano per l’Italia, lanciato dal suo governo e dall’altro garantire il governo che nascerà dal voto, rispetto all’Europa. Così si andrà finalmente a votare. Prima non illudetevi, non si voterà, se non per implosione. L’unico compromesso possibile e fattibile è votare dopo l’elezione al Quirinale, nella primavera del 2022. Smettetela con i vostri perentori aut aut, rendetevi conto che in questa situazione eccezionale si deve ragionare pensando di essere una parte di un tutto, che per giunta non è organico ma conflittuale. E ai sovranisti dico in un orecchio: solo un Draghi al Quirinale può bilanciare e garantire un vostro governo agli occhi dell’establishment euro-globale.

Reputo positiva la scelta di Berlusconi, ma anche di Salvini, di sostenere questo governo e reputo saggia e coerente la scelta di Giorgia Meloni di tenersi fuori, astenersi e approvare eventuali singoli provvedimenti. Scelta probabilmente utile per lei, ma in fondo anche per l’alleanza con Lega e Forza Italia, perché se il popolo sovrano non gradirà l’esperienza Draghi e una maggioranza così larga, il centro-destra avrà almeno la possibilità di un’altra offerta politica, in modo da non perdere consensi ma solo vederli travasare al suo interno.

Bisogna insomma concepire il governo Draghi come una sospensione della politica non come la continuazione di questa o quella linea politica, come cerca malamente di spacciare la demenza grillosinistra, che vuol far passare Draghi per Conte in versione economica. Il Conte Draghi, contrazione del Conte Dracula. Dopo il periodo di sospensione, la politica ritorna nel suo modo più normale, attraverso il voto, gestito non dagli uni o dagli altri, ma da una figura istituzionale super partes. I governi tecnici sono sempre stati alla fine di un ciclo. Il governo Ciampi nel ’93 fu alla fine della prima repubblica, e fu ancora mezzo politico, ma dopo la breve parentesi Berlusconi il purgatorio dei tecnici riprese con Dini. Il governo Monti del 2011 fu alla fine della seconda repubblica, l’era berlusconiana per intenderci. Questo governo segna la fine del convulso periodo che ne è seguito e di una legislatura pazza e mutante.

Ciampi non fu un gran premier e da governatore della Banca fu più omogeneo alla finanza che all’Italia; ma fu un buon presidente della repubblica, al di sopra delle parti, e rispettò un governo di centro-destra eletto dal popolo e rimasto in carica per un’intera legislatura (a differenza del suo successore Napolitano che ebbe un ruolo attivo nella cacciata di Berlusconi).

Con Draghi non saranno rose e fiori, non illudetevi, pensate oltre la luna di miele e oltre la gioia di esserci liberati da una marmaglia con illusionista al governo. Ma in questa situazione è una scelta coerente, seria, obbligata, visto che si esclude il voto. Il resto lo scopriremo solo vivendo.

 

 

Fonte: MV, La Verità 7 febbraio 2021

 

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