Due profeti del mondo moderno, opposti e complementari, che hanno plasmato il pensiero e la storia contemporanea.

NIETZSCHE E MARX IERI OGGI E DOMANI
Il confronto impossibile tra due visioni che ancora dividono il mondo.
di Marcello Veneziani
Karl Marx e Friedrich Nietzsche: il primo, il filosofo che ha inciso più profondamente nella storia e nella politica del mondo moderno; il secondo, il pensatore più letto e discusso del nostro tempo. Marcello Veneziani li immagina finalmente insieme, in un incontro mai avvenuto ma simbolico, tra Messina e l’Algeria, tra la morte del profeta rosso e la nascita di Zarathustra. Nel suo nuovo libro Nietzsche e Marx si davano la mano (Marsilio), Veneziani ricostruisce la loro parabola biografica e filosofica, mostrando come entrambi, a modo loro, abbiano liberato l’uomo da Dio per consegnarlo a nuovi idoli: la Storia e il Superuomo. Un dialogo tra due visioni del mondo che continuano a interrogare il nostro presente e il nostro futuro. (Nota Redazionale)
Chi è il filosofo che più ha inciso nella storia mondiale e nel pensiero politico moderni? Karl Marx. Chi è il pensatore più letto, citato ed effigiato nel nostro tempo? Friedrich Nietzsche. Eccoli, i due autori e profeti che sconvolsero il mondo nel secolo passato, debordando dal pensiero nella vita e nella storia dei popoli. Immaginateli solo per un momento insieme, che si incontrano. Marx ha ventisei anni più di Nietzsche, e nel maggio del 1882 erano reduci entrambi da viaggi in cerca del sole e della salute al sud. Marx veniva dall’Algeria, dove si tagliò la profetica barba, e Nietzsche da Messina, sostando a Roma dove conobbe Lou Salomé.
Ho immaginato che i due viandanti dopo la traversata del Mediterraneo si siano incontrati in una locanda, “per fatal combinazion”, nella sera dell’ultimo compleanno di Marx. L’anno dopo Marx sarebbe morto e sarebbe nato Zarathustra. L’incontro è descritto nei particolari, ma non avvenne mai. Il resto che racconto in Nietzsche e Marx si davano la mano (pp.240, 18 euro, ed. Marsilio)(1) e che esce oggi in libreria, è la loro vita vera nella storia del loro tempo; la loro opera, il loro pensiero e i loro intrecci. È, credo, il primo libro dedicato interamente al confronto biografico e filosofico tra i due pensatori e profeti decisivi nella nostra epoca; un racconto di vita e di pensiero, di storia e di umanità.
Alle origini di entrambi c’è un significativo antefatto biografico, famigliare e religioso: l’ebraismo rinnegato di Karl e prima di lui da suo padre e la morte precoce del padre pastore protestante di Fritz, come chiamavano Nietzsche in casa. Entrambi avranno conseguenze decisive sul loro pensiero: la liberazione dalla religione di Marx e il Dio è morto di Nietzsche hanno quella matrice.
Cos’hanno in comune in origine i due pensatori tedeschi? Da ragazzi sono romantici, scrivono poesie, s’innamorano di Faust e soprattutto di Prometeo. Poi si liberano della “pappa del cuore”, scoprono l’origine conflittuale della vita e della storia, cominciano a pensare “col martello” e diventano per vie diverse e in modi diversi, smascheratori, scontenti del mondo o del tempo in cui vivono e che vogliono rovesciare, malpensanti rispetto ai benpensanti filistei e borghesi; liberatori, ironici e iconoclasti, proiettati nel futuro. Né Dio né patria né famiglia è la loro comune impronta. Molti autori li accomunano, anche quelli che li dividono: Feuerbach e anche Hegel, prima di loro Spinoza e Rousseau, Darwin e Freud e ancora altri. Hanno avuto un temibile concorrente in comune, Max Stirner, e si dividono su Mazzini, che Nietzsche ammira e Marx detesta.
Viceversa quali sono le grandi differenze? Innanzitutto Marx è un pensatore sociale mentre Nietzsche è un pensatore esistenziale. La visione di Marx è una concezione materialistica, scientifica e dialettica della storia; la visione di Nietzsche è una concezione estetica, musicale, tragica e ludica del mondo. Il materialismo storico di Marx si fa vitalismo tragico in Nietzsche; Marx è un ideologo rivoluzionario, Nietzsche è un biosofo, cioè un pensatore della vita. Entrambi esaltano la lotta, il primato dell’azione, il divenire. La liberazione egualitaria del primo è la liberazione aristocratica del secondo. Marx ama Spartacus, Nietzsche ama Dioniso. Marx va sempre verso il nord, vive e muore a Londra, e sogna l’America in cui il marxismo si sarebbe separato dal comunismo – ma lo lascio scoprire nel testo. Nietzsche, invece, va sempre verso il sud, cerca il sole, la luce e il clima mite, vive un’esistenza viandante tra l’Italia, il mare, le Alpi svizzere.
Ma li separa soprattutto il destino, non solo la vita che ebbero in sorte ma la visione del fato: tutto il pensiero di Marx è una rivolta contro il destino e un rifiuto militante di tutto ciò che ci lega a un limite, un corpo, una natura, una condizione; il pensiero di Nietzsche invece culmina nell’amore per il destino, l’Amor fati, e l’elogio del corpo, della natura, l’accettazione eroica della sorte. Nietzsche ha una tarma che lo corrode, la volontà di potenza, e un vago presentimento cosmico e mitico, l’eterno ritorno; mentre per Marx la storia è un progresso incessante e irreversibile verso la fine della storia. Il pensiero di Nietzsche è curvo e sferico, il pensiero di Marx è lineare e dialettico.
La parola chiave di Marx è alienazione, quella di Nietzsche è nichilismo; entrambe derivano dal rapporto col divino. Tutto il resto lo lascio alle pagine del libro, sia il racconto della loro vita, dei loro caratteri, dei loro intrecci decisivi che l’approfondimento del loro pensiero e dove va a parare. Il loro pensiero si esaurisce nello stesso decennio, negli anni Ottanta dell’Ottocento, in cui muore Marx e impazzisce Nietzsche.
Ho diviso il libro in sei parti: prima racconto il loro favoloso incontro e le comuni matrici giovanili; poi ritraggo Marx, la sua vita e la sua opera; quindi Nietzsche, la sua vita e la sua opera. Passo poi al confronto diretto tra i due pensieri, quell’incrocio pericoloso tra incontri e scontri.
Ma la loro vita più longeva e più famosa è postuma, a partire dalla loro morte. Gli ultimi due capitoli sono infatti dedicati ai loro effetti e alla loro eredità: in primis nel Novecento, in cui il marxismo si fece storia, regime, tragedia e Nietzsche fu tradotto e tradito facendosi anch’egli storia, regime e tragedia, fino a diventare gli interpreti del Rosso e del Nero (la prima sintesi politica dei loro pensieri la fece il compagno Benito Mussolini).
Il capitolo finale è invece dedicato all’oggi con sguardo sul domani: cosa resta di Marx e cosa rimane di Nietzsche, cosa è ancora vivo di loro, anche sotto falso nome o false vesti, e quale eredità lasciano al futuro che si profila. Segue una postilla curiosa.
Oggi i nuovi proletari sono i migranti, l’operaismo cede al femminismo, l’uguaglianza alle diversità, la nuova lotta di liberazione riguarda i repressi, non gli oppressi, il nemico non è il padronato ma il patriarcato, non è più il capitalismo ma la tradizione. Quanto c’è di marxismo in tutto questo? E che legame c’è tra il superuomo di Nietzsche e il Superman occidentale: se “l’uomo va superato”, come profetizzò Zarathustra, il transumano, le mutazioni genetiche, il robot e l’Intelligenza artificiale sono i suoi frutti all’insegna della volontà di potenza? Il loro pensiero nacque all’ombra di Prometeo, ma cosa è successo, Prometeo si è liberato pure di loro, e ora si identifica con la tecnica scatenata, il suo nome si contrae in Proteo e il suo corpo si fa fluido e mutante?
Infine il titolo cita il celebre verso di una canzone di Antonello Venditti, Compagno di scuola, di 50 anni fa. Ma vuol essere anche l’estremo invito a un confronto, per trasformare l’inimicizia in civile divergenza e i furiosi monologhi in fruttuosi dialoghi. Chissà chi, se e come raccoglierà l’invito a usare di più il pensiero critico, la curiosità e la mente sgombra e meno le clave, il disprezzo e l’anatema. Intanto è già una buona impresa mettere Marx e Nietzsche a confronto tra loro, con le loro origini e le loro eredità, vedere cosa ci hanno lasciato. Altrimenti finisce con un altro titolo: Nietzsche e Marx si davano mazzate.

Approfondimenti del Blog
Due ritratti evocativi dei pensatori del conflitto e del futuro, della mutazione e dello smascheramento, con i loro ordigni inesplosi, le loro eredità tradite, intrecciate e contrapposte nel Novecento, e quel che resta oggi, con vista sul domani. Un tentativo di «restituire vita e umanità ai due autori, un invito ai lettori di sponde rivali, se esistono ancora sponde, a riconoscersi reciprocamente, a parlarsi e confrontarsi».
5 maggio 1882. L’euforico autore di Aurora e della Gaia scienza e l’anziano rivoluzionario, senza barba, ormai al tramonto, si incontrano a Nizza. Entrambi sono reduci da traversate nel Mediterraneo alla ricerca del sole, del Sud e della salute. L’anno dopo morirà Marx e nascerà Zarathustra. Poi la follia scenderà su Nietzsche. Partendo da un artificio narrativo, Marcello Veneziani si avventura in un’impresa straordinaria, tra biografia e viaggio filosofico: ripercorrere le vite allo specchio dei due pensatori più controversi e allo stesso tempo più influenti della modernità. Evidenzia così i punti in comune tra la parabola umana e l’opera dei due giganti tedeschi: la predilezione per i greci e la teofobia, il sogno romantico, tra Prometeo e Dioniso. Ricostruisce genesi e forme delle divergenti passioni del figlio del pastore protestante e del nipote del rabbino: la natura, la solitudine e l’arte per Nietzsche; la storia, le masse e l’economia per Marx. La suggestione di quell’incontro immaginario rende più vivo il paragone e più avvincente il racconto delle loro idee, tra la morte di Dio e la fine dell’uomo.