Due menti opposte, due destini paralleli: la filosofia come campo di battaglia del Novecento.

NIETZSCHE E MARX, UN INCROCIO PERICOLOSO
Il dialogo impossibile tra i due fantasmi della modernità.
di Marcello Veneziani
Karl Marx e Friedrich Nietzsche non si incontrarono mai, ma le loro idee si scontrarono per tutto il secolo scorso, lasciando un’eredità potente e contraddittoria. In Nietzsche e Marx si davano la mano (Marsilio, 2025), Marcello Veneziani immagina un dialogo ideale tra due giganti del pensiero, ricostruendone vite, ideali e fraintendimenti. Tra fascinazione giovanile per lo Zarathustra e confronto obbligato con il materialismo storico, l’autore ripercorre il proprio viaggio intellettuale e morale, riconoscendo in entrambi la stessa tensione assoluta verso la verità e la giustizia, pur per vie opposte. Un libro che non celebra, ma interroga — e ci invita a guardare negli occhi i due grandi fantasmi della modernità. (Nota Redazionale)
Karl Marx e Friedrich Nietzsche non si incontrarono mai, ma i loro fantasmi si scontrarono a lungo nel corso della storia e nel mondo delle idee. Sono i due autori che hanno più inciso nella storia del Novecento e anche nel nostro tempo e sono stati più tradotti e traditi nel tempo: non possiamo fingere di dimenticarli. Ho provato a metterli insieme, uno di fronte all’altro, per raccontare la loro vita, il loro pensiero e i loro intrecci, immaginando che una volta si siano davvero incontrati. Così è nato il mio Nietzsche e Marx si davano la mano, (1)appena uscito da Marsilio (pp.240, 18 euro). Il libro nasce da un amore giovanile e da un conflitto coetaneo: la passione di adolescente per Zarathustra e l’inevitabile confronto con l’avversario ideologico di quel tempo, Marx. Lessi Nietzsche da ragazzo e me ne innamorai, come una poesia civile sulla vita e una poesia vitale sulla civiltà; una visione eroica e filosofica, etica ed estetica, ascetica e allegramente profetica. Una specie di Divina Commedia scritta da un Cecco Angiolieri.
Lessi invece Marx per conoscere l’antagonista con cui misurarsi e perché studiando filosofia in una facoltà marxista era d’obbligo farlo. Poi con gli anni raffreddai la passione per Zarathustra e l’avversione per Marx. Criticai di Nietzsche la volontà di potenza, il superuomo e le loro applicazioni. E riconobbi in Marx, pur divergendo, la statura di un pensatore decisivo. Avevo un conto in sospeso con entrambi e ho deciso di saldarlo insieme, in tarda età.
Non ho voluto scrivere un saggio accademico su due autori che l’accademia non amarono mai. Niente note, linguaggio professorale, apparati critici e bibliografici, ma un racconto di pensiero e di vita nella loro epoca. Ho raccontato il confronto tra i due figurando un incontro di persona che non ci fu mai; ma il resto risponde realmente ai fatti, alle opere e ai loro effettivi pensieri; paragonandoli, trovando affinità nascoste o vistose, e divergenze e poi commisurandoli ai loro effetti; ieri, oggi, domani.
Se entri oggi in una libreria l’autore più presente tra i filosofi è Nietzsche. E il pensatore più effigiato nei poster è lui, mentre i ritratti di Marx si sono da tempo diradati. Nell’iconografia l’unico concorrente è l’ultimo superstite della passata età ideologica e rivoluzionaria: Ernesto “Che” Guevara, sintesi epica del pensiero di Marx e del Superuomo di Nietzsche, l’ultimo titano romantico e rivoluzionario, con l’aureola del martire. Un’icona ormai destoricizzata. El Che, intrepido comandante, visse pericolosamente e morì combattendo per la guerriglia marxista e anticolonialista; Zarathustra col basco.
Pensando al superuomo di massa nella nostra epoca, sono vaghi i legami tra Zarathustra e Superman, tra Dioniso e Jim Morrison o Vasco Rossi con la sua vita spericolata, tra l’Anticristo e il Francesco Guccini del Dio è morto, tra il profeta dell’Amor fati o dell’Eterno Ritorno e i Rambo, i palestrati, i tycoon della finanza, i titani del cyberspazio e i fautori del transumano; ombre nietzscheane, controfigure uscite perfino dalla cronaca nera, famosi latitanti e pornostar che dicevano di cibarsi di Nietzsche. Del resto, i lettori non si scelgono, soprattutto se si scrive “per tutti e per nessuno”, come diceva lui. Nel libro mi chiedo se la tecnica ha sconfitto il pensiero di Marx e di Nietzsche, se li ha resi superflui e superati. Prometeo scatenato si è liberato anche di loro e ora procede automaticamente, per conto suo? Per testare sul campo l’affermazione mi sono permesso una piccola beffa. Ho chiesto a chat Gpt sulle divergenze e le convergenze tra Marx e Nietzsche, e in appendice ho pubblicato il risultato, sfornato in nanosecondi. È una sintesi elementare, diligente, inappuntabile. Vi basta, ci basta, rende superflua ogni riflessione e ogni altro testo; è l’inizio, e l’indizio, della fine dell’umano oppure no? Ai lettori l’ardua sentenza. Resta invece una domanda: ma come s’insegnano oggi Marx e Nietzsche a scuola? Temo che siano conosciuti in modo riduttivo, distorto, mai tentando di metterli a confronto.
Il titolo di questo libro è il noto verso di una canzone di Antonello Venditti, Compagno di scuola, di cinquant’anni fa. La citazione è suggestiva ma non indica, come si è frainteso, il dialogo insolito tra un compagno marxista e un “camerata nicciano”. Perché i due ragazzi, spiegano i versi della canzone, mettono da parte le loro ideologie, depongono le armi, per parlarsi al bar della scuola di feste, vestiti e ragazze. Per sfociare in un malinconico “compagno di scuola, compagno di niente” che descrive bene il passaggio seguente dalla militanza ideologica ai solisti del nulla. Il proprio tempo e le pulsioni dell’età hanno il sopravvento sui conflitti politici o li sospendono in una tregua. Nelle pagine del libro accade invece il contrario: l’incontro immaginario in una locanda è l’occasione per un viaggio incrociato tra i due pensatori che più incisero nel tempo a venire. Il testo vuole restituire umanità ai due autori e invita i lettori di sponde rivali, se esistono ancora sponde, a riconoscersi reciprocamente, a parlarsi e confrontarsi. Datevi la mano e aprite le menti, l’uno all’altro. Farà bene a noi, e renderà giustizia a loro, Karl e Fritz.

Approfondimenti del Blog
Due ritratti evocativi dei pensatori del conflitto e del futuro, della mutazione e dello smascheramento, con i loro ordigni inesplosi, le loro eredità tradite, intrecciate e contrapposte nel Novecento, e quel che resta oggi, con vista sul domani. Un tentativo di «restituire vita e umanità ai due autori, un invito ai lettori di sponde rivali, se esistono ancora sponde, a riconoscersi reciprocamente, a parlarsi e confrontarsi».
5 maggio 1882. L’euforico autore di Aurora e della Gaia scienza e l’anziano rivoluzionario, senza barba, ormai al tramonto, si incontrano a Nizza. Entrambi sono reduci da traversate nel Mediterraneo alla ricerca del sole, del Sud e della salute. L’anno dopo morirà Marx e nascerà Zarathustra. Poi la follia scenderà su Nietzsche. Partendo da un artificio narrativo, Marcello Veneziani si avventura in un’impresa straordinaria, tra biografia e viaggio filosofico: ripercorrere le vite allo specchio dei due pensatori più controversi e allo stesso tempo più influenti della modernità. Evidenzia così i punti in comune tra la parabola umana e l’opera dei due giganti tedeschi: la predilezione per i greci e la teofobia, il sogno romantico, tra Prometeo e Dioniso. Ricostruisce genesi e forme delle divergenti passioni del figlio del pastore protestante e del nipote del rabbino: la natura, la solitudine e l’arte per Nietzsche; la storia, le masse e l’economia per Marx. La suggestione di quell’incontro immaginario rende più vivo il paragone e più avvincente il racconto delle loro idee, tra la morte di Dio e la fine dell’uomo.
