Le parole possono creare minacce immaginarie più efficaci dei missili.

«Non erano droni, erano chiacchiere»
«Guerra ibrida»: un’etichetta magica per trasformare le paure in politica.
Il Simplicissimus
Nel discorso pubblico europeo degli ultimi mesi si è consumato un piccolo prodigio: non servono armi, bastano le parole. La formula “guerra ibrida” è diventata il trucco retorico per evocare nemici, droni misteriosi e complotti aerei, senza mai dimostrare nulla. Un’espressione che non spiega, ma suggerisce: serve a creare un clima di sospetto, punta il dito verso la Russia e giustifica la postura bellicista di un’Europa che sembra avere paura della pace. I media hanno confezionato un racconto fatto di oggetti volanti, insinuazioni e titoli allarmistici, in cui la realtà diventa un accessorio. Questo pezzo indaga come le parole, quando sono usate da chi detiene il potere, possano trasformarsi in armi potentissime: più leggere dell’aria, ma molto più pericolose. (Nota Redazionale)
A volte bastano le parole, anzi quasi sempre. Esse hanno uno straordinario potere evocativo e magico grazie al quale si possono creare cose dal nulla: è sufficiente nominare qualcosa per farlo esistere in una dimensione che galleggia sulla realtà. Così negli ultimi mesi è stata tirata fuori dal cilindro dei media l’ultimo coniglietto bianco, ovvero l’espressione “guerra ibrida”. Cosa significa? Nulla, semplicemente che la guerra viene condotta con tutti i mezzi possibili, come è sempre avvenuto, anche se in contesti dove certe armi non esistevano e non c’erano nemmeno computer, server e telefonini che sono per loro natura aggredibili. Ma l’espressione è servita egregiamente agli scellerati che detengono il potere in Europa per attribuire ai russi la volontà di attaccare l’Europa e giustificare in qualche modo la delirante opposizione alla pace dell’Ue, oltre che dei vari Macron, Merz e compagnia cantante. Improvvisamente a partire da settembre sono comparsi nei cieli d’Europa droni misteriosi: non passava giorno senza che apparisse un nuovo titolo su un presunto incidente con oggetti volanti, sempre con il suggerimento (a volte implicito, a volte esplicito), o almeno l’insinuazione, che la Russia ne fosse responsabile.
Ma con la stessa rapidità con cui questa campagna politico-mediatica, palesemente orchestrata, era apparsa, è scomparsa nel nulla. Adesso un’analisi completa e rigorosa rivela quanto fosse vuoto il panico che si voleva suscitare, ma che, con grande delusione dei narratori, non ha attecchito granché, visto che bisogna avere ben pochi neuroni funzionanti per crederci. Tuttavia, le chiusure degli aeroporti hanno trasformato la propaganda in un evento reale, con costi enormi per i contribuenti e disagi per i viaggiatori. Il quotidiano olandese Trouw ha presentato un’analisi dettagliata su questi eventi la cui conclusione è che nessun incidente nell’Europa occidentale è attribuibile alla Russia. In circa quaranta eventi di questo tipo, l’origine rimane poco chiara o non è stata trovata alcuna prova della presenza di droni nello spazio aereo. Un esempio è Oslo, dove le segnalazioni di questi singolari “ufo” russi alla fine di settembre hanno paralizzato il traffico aereo, gettando nel caos l’aeroporto. La polizia, in seguito, non ha trovato alcuna conferma che i droni fossero effettivamente in volo. Lo stesso valeva per le segnalazioni all’aeroporto di Göteborg, in Svezia, all’inizio di novembre. In almeno quattordici casi, gli oggetti si sono poi rivelati essere qualcosa di completamente diverso. Ad esempio, in Belgio, piccoli aerei ed elicotteri sono stati scambiati per droni, mentre gli oggetti volanti nel Limburgo meridionale e a Billund, in Danimarca, erano in realtà velivoli di linea in atterraggio. La polizia norvegese ha concluso che un “drone” sospetto vicino a una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord era probabilmente una nave.
In diverse occasioni è stato accertato che i voli con i droni erano opera di un dilettante o che il drone è stato successivamente identificato come appartenente a un turista. In un caso a Varsavia, dove un drone ha sorvolato edifici governativi, la polizia polacca ha arrestato un uomo ucraino e una ragazza diciassettenne bielorussa, ma senza accuse di spionaggio. Solo ai confini di Polonia, Romania e Moldavia sono stati rivenuti alcuni droni russi, evidentemente fuori rotta, e caduti nelle campagne: di certo a Mosca non interessa rasare l’erba o colpire zolle di terra nei Paesi vicini e infatti molto spesso questi presunti oggetti volanti esistono solo nei fotomontaggi che oggi sono alla portata di tutti con i piccoli strumenti di intelligenza artificiale forniti gratuitamente. Talvolta sono proprio grotteschi, come quello nella foto a sinistra, che vorrebbe simulare l’atterraggio di un Iskander russo (lo si dovrebbe dedurre dalla scritta Iskander in cirillico) sul tetto di un cascinale che nemmeno risulta danneggiato. Come faccia un missile che viaggia a Mach 8 a posarsi così delicatamente su un tetto, è qualcosa che fa parte del mondo allucinatorio nel quale viviamo.
Insomma un’intera campagna fondata sul nulla per poter rafforzare il nulla che l’Ue esprime e costruire campagne che poi sfociano nelle idiozie sulla guerra totale di qualche ammiraglio da vasca idromassaggio. Quindi aspettatevi che ogni nuova espressione coniata di fresco, corrisponda semplicemente a truffe informative messe in atto per allarmare, confondere, disorientare. Come del resto accade almeno da 5 anni a questa parte.
