Tra fedeltà ideologiche e libertà di giudizio, il tramonto delle appartenenze automatiche.

«Non funziona più lo schema amici-nemici»

La crisi dello spirito libero nell’epoca delle tifoserie ideologiche.

di Marcello Veneziani

In questo intervento, Marcello Veneziani prende le distanze tanto dalle polemiche che investono il governo quanto dal riflesso opposto di chi vorrebbe usare ogni critica come arma per abbatterlo. Il cuore del ragionamento non è politico ma culturale: la progressiva incapacità contemporanea di concepire un giudizio libero, non schierato, non riducibile alla logica binaria dell’amico o del nemico. Veneziani denuncia un clima pubblico in cui ogni posizione autonoma viene sospettata di opportunismo, trasformata in tattica o appartenenza mascherata. Ne emerge una riflessione amara sul conformismo ideologico, sull’impoverimento del dibattito e sulla difficoltà, oggi, di esercitare una critica dettata soltanto da “amor del vero”, senza essere immediatamente arruolati in una fazione. (N.R.)


Ho passato mezza giornata a rispondere al telefono e a respingere proposte di rilasciare interviste sulla cultura, il governo, la destra dopo le note vicende. Non ne ho voglia di parlare, non provo interesse, mi sento estraneo ormai al tema e ai soggetti, da tutti i punti di vista. E non voglio scendere nel cortile delle polemiche, subito tradotte ad personam. Ma non ho neanche voglia di essere usato per attaccare il governo Meloni, di cui non sono affatto sostenitore ed estimatore, come si è ben capito; non voglio nemmeno prestarmi a un gioco politico che porta acqua al mulino della sinistra e dintorni e che sta lavorando per buttar fuori la Meloni e il suo modesto entourage dal governo. È un gioco che non mi piace e non mi interessa; soprattutto se penso che molti di quei giornali si accorgono di te non quando scrivi libri o esponi pensieri anche su questioni importanti, ma solo se possono utilizzarti per attaccare la destra, il governo, e i loro vistosi errori, le loro crisi isteriche, i loro attacchi di rabbia e d’invidia. Non mi nascondo quando critico il governo e non faccio sconti, ma non ho voglia nemmeno di contribuire a riportare al governo situazioni, mentalità, personaggi da cui siamo fuggiti. E questa posizione, chiara, netta, trasparente, alla luce del sole, che non ti porta vantaggi ma solo svantaggi e isolamento, viene tradotta da alcune povere menti come “equilibrismo”, cerchiobottismo o non so che altra forma di opportunismo: ma se a me non piace il governo Meloni e non mi piace avere un governo di sinistra, se esprimo delle critiche dettate solo da amor del vero ma sono pronto a riconoscere, sempre per amor del vero, anche altri aspetti di una vicenda, perché immiserire tutto questo con la furbata dell’equilibrismo-opportunismo? A che pro lo farei, cosa ne ricavo, visto che sapete ragionare solo in questo miserevole modo? A cosa aspirerei, visto che sin dall’inizio mi sono negato a ogni proposta di incarichi? Non vi viene il dubbio che non mi aspetto nulla da nessuno, e non temo nulla da nessuno, e parlo perché amo essere uno spirito libero e voglio essere affidabile nei giudizi che esprimo? Non vi sorge il sospetto che qualcuno voglia dire delle cose non perché odia o difende qualcuno, per partito preso, né perché così ci guadagna o si posiziona in un certo modo ma perché ritiene che le cose stiano veramente così e sente il diritto e soprattutto il dovere di dirlo?

Il tema, come ben capite, non è solo personale e non è limitato alla questione che si solleva in questi giorni. Ma è un tema ben più importante, anzi cruciale. Anche se si accompagna spesso all’incomprensione della gente. Un’incomprensione incrociata. C’è chi ti rimprovera di essere passato al nemico, di fare comunque il gioco della Malefica Sinistra; e chi, per scusarti, ti ritiene impazzito, o rimbambito. A loro piace il bianco o il nero, non sopportano le sfumature, i pensieri articolati, il pensiero critico che fa distinzioni. Ma c’è pure chi dal versante opposto, dei duri e puri “di destra” (ancora con queste etichette!) ti rimprovera di essere troppo indulgente, se non addirittura in combutta con la Meloni perché loro esigono con la stessa approssimazione puerile, di vedere tutto in bianco e nero, non sopportando le sfumature, i pensieri articolati, il pensiero critico che fa distinzioni. Ma la realtà non è così secca e manichea come esige il vostro bisogno di avere amici e nemici, di sentirvi appartenente a qualcosa e qualcuno o in lotta contro qualcuno e qualcosa. So che le opinioni perdono peso e incisività quando non sono così tranchant; so che ne soffrono anche le testate, le tirature se non c’è tifo. Ma siamo entrati in una fase in cui è difficile pure distinguere il male minore dal male supremo.

Diciamo che è saltato uno schema su cui abbiamo fondato la politica e la vita civile per un po’ di anni, che fu chiamato bipolarismo e che potete rappresentare in vario modo: destra/sinistra, sovranisti/progressisti, populisti/oligarchie, e via dicendo.

Non riesco a riconoscermi in questo schema, non riesco a tifare e a schierarmi. E questo vale anche a livello internazionale, dove lo schema manicheo si ripete e si incarta. Tu critichi Trump, che in partenza avevi difeso, e Netanyahu, perché ti attieni alla realtà dei fatti, e allora fai il gioco degli islamici e della Cina, oltre che della Russia e dei regimi liberticidi. Perdono i laburisti in Inghilterra e sono contento, ma la vedo dura con Farage, sia perché è schierato con i due sullodati campioni della “destra” occidentale, sia perché non dispone di forza sufficiente per governare, pur essendo maggioranza relativa, almeno adesso. E non so quanto funzioni come premier. Sei critico verso l’Occidente, reputi un errore credere alla sua omogeneità e compattezza, denunci che l’Occidente si vergogna di se stesso ma poi pretende con prepotenza di decidere le sorti del mondo? Allora passi per uno che sta con i dittatori, con i terroristi, con i regimi asiatici, dalla Cina in giù.

Il problema è serio, perché al di là delle banalizzazioni degli ingenui che vogliono per forza il buono e il cattivo da additare, è la politica stessa a fondarsi sulla contrapposizione amico-nemico, come ci ha insegnato Carl Schmitt, e Hobbes e Machiavelli, e altri grandi classici prima di lui. Ma che farci se la situazione è questa, se la maionese è impazzita, se negli ultimi tempi la babele si è complicata, fino a perdere tracce e contorni di un noi e loro? Certo, sul piano delle idee e dei principi non è cambiato nulla o quasi, salvo la capacità di tradurli nel linguaggio e nei modi compatibili con la realtà e i mutamenti. Ma non si può nemmeno ritirarsi sulla rocca dei principi e fingere che siano rappresentati da quei soggetti che li tradiscono.

E se davanti a questo scenario ti rifugi su altri temi che riguardano il passato o il futuro, la cultura, la filosofia o che so, i robot e l’Intelligenza artificiale, i più ignoranti e sgarbati, ti rinfacciano di essere pesante, incomprensibile, noioso, palloso.

Questo è il quadro, questo è lo stato delle cose. Si vorrebbe tacere su ciò che succede nell’attualità politica, anche perché ti accorgi che un’opinione veritiera o perlomeno animata solo da amor di verità, è sgradita ai più e sei attaccato da ambo le parti. La gente non vuol capire ma vuol essere confermata nella sua lavagna mentale del bene e del male, dei buoni e dei cattivi. O è ferma al quadretto precedente, non capisce che nel frattempo è cambiato. E la politica ci campa su questa semplificazione e su queste perduranti pigrizie mentali. Ma non puoi del tutto far finta di niente, a meno che decidi di non scrivere più, almeno a mezzo stampa, social e balconi quotidiani. Quindi non modica ma minima quantità di politica e attualità, fregandosene di quel che vuole il gentile pubblico, spesso poco gentile. E poi succeda quel che succeda. Siamo troppo vecchi per adeguarsi e tirare a campare; ma non abbastanza vecchi per darla vinta a chi merita di perdere, e con disonore.

La Verità – 14 giugno 2024
La Verità – 13 maggio 2026

 

 

 

 

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