Invocano il vaccino? Ragazzo del 2021 non ti buttare via offri il braccio alla punturina come a un rito di iniziazione post moderno sei vaccinato Pfizer Moderna Astrazenenca una qualsiasi delle pozioni degli stregoni farmaceutici

NON TI BUTTARE VIA!

 non ti buttare via!

Ragazzo del 2021, non ti buttare via! Chi ti scrive ha negli occhi le immagini dell’assalto di Bologna, le migliaia di giovani che, come un gregge disordinato, apparentemente sfuggito al pastore, si è accalcato davanti al punto di vaccinazione. Lo so, ne hai le scatole piene di chiusure e divieti, vuoi riprendere a vivere e sei disposto a tutto. Offri il braccio alla punturina come a un rito di iniziazione post moderno: sei vaccinato, Pfizer, Moderna, Astrazenenca, una qualsiasi delle pozioni degli stregoni farmaceutici, e – ti fanno credere – sei libero dalla cappa che ti hanno messo addosso. Via, verso nuove avventure.

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No, non è proprio così. Per questo, ti prego, ragazzo e ragazza del 2021, non ti buttare via! Qualche anno fa te lo chiese, in musica, un gruppo che conosci, forse hai partecipato ai loro concerti, i Negrita. “È un biglietto per le stelle quello lì davanti a te. Cambierai la pelle/ ma resta speciale. Non ti buttare via in questo inferno di ombre piatte. In questo vecchio luna park/, resta ribelle, non ti buttare via”. Sono parole sagge, anche se si è ribelli non a vanvera, ma rispetto a qualcosa: scegliere, impugnare una bandiera e combattere un nemico, sapendo perché è tale e uscire dal luna park: la vita è altrove.

La folla disordinata di coetanei che invocano il vaccino, credimi, è un brutto vedere, la prova che ti stai buttando via. Non mi unirò al coro stonato di chi accusa la tua generazione o la disprezza, scuote la testa e dice a mezza voce: signora mia, non ci sono più i valori, mentre continua il cammino a testa china senza far nulla. In genere, in costoro agiscono ignoranza e invidia: non c’è nulla di più brutto che attaccare qualcuno perché – beato lui – è giovane e ha la vita davanti. Un grande cantante e intellettuale che non hai conosciuto, Giorgio Gaber, scrisse “La mia generazione ha perso”. Chi ti scrive, appartenente a quella successiva, afferma il contrario: la mia generazione, la sua parte peggiore, ha vinto. Purtroppo.

Se il tuo unico obiettivo è un trolley, una vita da nomade, da cane sciolto, e poi la “movida”, il pub, le ore piccole in discoteca, lo schiamazzo insensato e consumista, unito alla dipendenza da fumo, sostanze e alcol, se ti stai buttando via, non è colpa tua e neppure dei moralisti da salotto che ti guardano da lontano e scuotono la testa. È colpa di chi ha operato affinché tu ti buttassi via. Da giovani non si è conformisti, si è – o si crede di essere – ribelli. A te, ai ragazzi del 2021, non è capitato.  Te lo dico senza mezze parole: sei un suddito perfetto. Liberati delle tue catene, prendi atto, innanzitutto, che le catene esistono, scuotiti, alza la testa e rovescia il tavolo che altri hanno preparato per te.

Stavolta sei corso in gregge (triste transumanza) offrendo il braccio al vaccino non per paura della malattia o della morte – quello è il triste movente della mia generazione – esattamente come altre volte hai manifestato dietro parole d’ordine che ignori e di cui – ammettilo – poco ti importa. Stavolta sei motivato: vaccinatemi, fate quello che vi pare, ma liberatemi, non dal male, ma dalla prigionia imposta. Capisco, ma non ci sto.

Non dubitare, il potere ha compreso perfettamente il messaggio che gli hai lanciato. Può sorridere, tutto va secondo i suoi piani. La tecnica è antica: dividere (anche per generazioni), impaurire, terrorizzare, e poi offrire una via d’uscita, la soluzione. In questo caso – così credi – è una semplice iniezione. Tutto tornerà “come prima”. Innanzitutto non è vero, nulla sarà come prima, ma poniti, una buona volta, la domanda capitale: “come prima” era una bella cosa? Certo, con un po’ di denaro, potevi fare le ore piccole, bere a volontà, drogarti, gridare e schiamazzare in luoghi dedicati, ascoltare musica che non capisci ma che, ti assicurano, è “giusta”, quella della tua generazione.

Potevi essere “imprenditore di te stesso”, ossia correre sfruttato da un mestiere all’altro, magari in bicicletta a consegnare posta e cibo spazzatura, precario della vita e a vita. Potevi saltare da una relazione all’altra, promiscuo e sempre insoddisfatto, girare nei centri commerciali e scegliere merci, da cambiare secondo moda come cambi la ragazza, la “tipa”. Così, per un momento, senza impegno, trattando te stesso e il prossimo come oggetti, un codice a barre in più. Potevi consumare acquistando online, per accorgerti magari che ti offrivano lavoro come nuovo schiavo proprio tra coloro che – sempre di corsa, in competizione, una vita a cottimo, ma tu cottimo non sai che cosa significa – ricevono, immagazzinano, distribuiscono e consegnano i prodotti che prima hai comperato a basso prezzo, o almeno così ti hanno fatto credere.

Ti soddisfa davvero una vita “low cost”? E innanzitutto, ti sei mai fermato a riflettere se tutto questo ha senso, se potrebbe essere diverso, se la vita ha un significato e, eventualmente, quale è? No, non lo hai mai fatto, ma, lo ripeto, la colpa non è solo tua, è della generazione che ha vinto, la mia, la maledetta gente del denaro, dell’usa e getta, della corsa insensata perché nulla vale davvero. Allora, lo dicevano già i romani, “carpe diem”, cogli l’attimo. Ti hanno buttato via, ti sei buttato via al punto che non sei consapevole neppure del “carpe diem” che è comunque una scelta, un bivio imboccato consapevolmente.

Quinto Orazio Flacco

«Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.» «Mentre parliamo il tempo è già in fuga, come se provasse invidia di noi. Afferra la giornata sperando il meno possibile nel domani.» (Orazio)

Ti lasci vivere, dopo che ti hanno convinto che la vita è una sequenza di attimi senza un filo e di divertimenti assortiti. Hanno reso più facile il tuo percorso formativo e ti hanno addestrato a compiere alcuni gesti strumentali, ovvero, al livello più alto, a padroneggiare alcuni meccanismi tecnici. Ignori la storia, la geografia, sei indifferente alla bellezza e alla bruttezza, ti annoia la filosofia, cioè il pensiero, e ogni disciplina che “non serve”. Tutto ciò ti impedisce di ragionare in termini critici, confrontare visioni della vita e della realtà diverse. Ignori che esiste un destino diverso da quello in cui ti hanno intrappolato. Un gigante di ieri, Shakespeare, che ora vogliono censurare perché antifemminista, razzista, omofobo eccetera, fa dire al più celebre dei suoi personaggi, Amleto, “ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni tutta la tua filosofia.”

Frase incomprensibile per chi ignora il cielo: ti hanno abituato a un materialismo greve, immediato, animale, non sai più che gli uomini, dovunque e in ogni tempo, si sono interrogati su stessi. Ti hanno rubato il cielo e rinchiuso in terra. In più, causa virus, ti hanno ingiunto di non fare nulla, di stare fermo. Immobili come procioni, chiese il governo tedesco ai suoi giovani in un messaggio antivirus. In nessun tempo, tuttavia, si è fatto qualcosa, cambiato se stessi e modificato la realtà restando immobili. I giovani hanno bisogno di modelli e di eroi, ma ti hanno convinto del contrario: un mondo a piano terra, orizzontale, con l’orribile affermazione di Bertolt Brecht: beati i popoli che non hanno bisogno di eroi. È il contrario. Non si è persone, popolo, comunità, se non si hanno eroi, mete, modelli.

In cuor tuo, sai che l’orizzonte non può essere la movida o la sballo a giorni fissi. Sai che non troverai risposte nell’alcool, in certi intrugli e nel misero soddisfacimento degli istinti. Non sei un animale, non ti buttare via. Di che cosa parli con gli amici, durante le ore al pub, nel baccano della musica ad alto volume? Non possono che essere banalità, giudizi preconfezionati, ripetizione stanca di parole altrui. Nessun approfondimento, nessuna riflessione, risate che non danno gioia. Cinquant’anni fa Lucio Battisti anticipava i temi delle vite che perdevano senso e si riducevano a lampi: correre a fari spenti nella notte per vedere se è poi tanto difficile morire. Emozioni: “chiudere gli occhi per fermare qualcosa che è dentro me, ma nella mente tua non c’è. Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni.” Ti capita mai di chiudere gli occhi, fermarti, guardarti dentro per ascoltare le tue emozioni, i tuoi sentimenti, la tua irripetibile personalità?

Il conformismo è sempre esistito, ma non era cosa per giovani. Ti hanno gettato in un gregge: cerca di uscirne, perché ogni gregge ha un pastore. Il pastore non ama il gregge; ne ha cura, vuole che sia sano e grasso, ma solo per condurlo al mattatoio. Il pastore ti ha unito a mille e mille altri e, tutti insieme, vi conduce dove vuole. Non ti lasciar buttare via, non accettare essere un pollo d’allevamento. Ti hanno ingiunto di stare in casa, di non muoverti. Se sei studente, ti costringono in poltrona davanti allo schermo: didattica a distanza. Nessun compagno, nessun maestro. Se lavori, è lo stesso: un computer in salotto, tu che diventi l’appendice del dispositivo. Pensaci: dovrebbe essere il contrario, tu che consapevolmente decidi di servirti o meno di un apparato.

Indipendentemente dalla maledetta pandemia – sulla quale hai il diritto e il dovere di porti delle domande, capire se ti stiano rubando vita e gioventù- quella che vivi non è vita piena, ma una sequenza di attimi, di puntini, un’esistenza che diventa vuoto riempito d’aria. Vacanza significa in origine mancanza, una fase necessaria, talvolta, per prendere fiato. Ma trascorrere una vita a sprecare gran parte del tempo e negare significato al nostro essere. L’esito è una parola difficile, nichilismo, ossia il nulla come programma.

Ti hanno convinto che occorre avere tutto e subito: il tempo reale dell’informatica. È il contrario, la vita è in salita e bisogna darsi una meta, perseguirla e da lì prendere slancio verso obiettivi sempre più alti. Questo è il senso della giovinezza: davvero, primavera di bellezza. In primavera tutto sboccia e la bellezza si lascia indovinare ed amare, e intanto si cresce, si diventa adulti. Telemaco, figlio di Ulisse, padre lontano, si rende conto di essere diventato uomo in quanto “il bene giudico, e il male”. Si è fatto un’idea, ora avanzerà sulle sue gambe.

Se cammini nel gregge, senza guardare il percorso e senza una meta scelta da te, comanderà il pastore, lo stesso che ora fa balenare la libertà in cambio della punturina, dopo avertela tolta e averti colpevolizzato. Hai fatto caso? Prima ti convincono che la vita è vacanza, nomadismo, movida, baccano, poi ti chiamano eroe se resti immobile. Se fai un passo, sei il nemico. In ogni caso, devi correre o fermarti al fischio del padrone. Chi ha un padrone è uno schiavo, oppure un animale d’allevamento, nutrito e curato sino al giorno in cui è pronto a diventare carne, pelle o quant’altro decida il padrone.

Per questo, pretendi di sapere, conoscere, l’unico modo per diventare libero. Il ribelle non si limita a negare: sa, quindi riconosce, giudica il bene e il male, distingue l’amico e il nemico, come Telemaco. Ascoltare, imparare, è un atto di umiltà che innalza, a differenza del conformismo, del gregariato che disumanizza, abbassa, rende tutti pedoni come negli scacchi. Nel piccolo mondo dei ribelli della mia generazione, una canzone mi è rimasta nel cuore: te la voglio dedicare. Si intitolava Lettera a un ragazzo del 1980, ma parla anche a te, ragazzo e ragazza di oggi. Invitava a impugnare una bandiera, credere in qualcosa, lottare e andare fino in fondo. Soprattutto, esortava: non ti buttare via. La cantavano dei ragazzi che si facevano chiamare Amici del Vento. Bisogna essere amici del vento, sentirlo sulla pelle, affrontarlo anche quando dà i brividi, soffia contro di te e la strada è più dura. Se affronti il vento e diventi suo amico, esci dal gregge, sconfiggi il pastore e il conformismo; diventi uomo, diventi donna e non ti butti via.          

Caro ragazzo del tempo che viene, com’è difficile affrontare il domani, senza bandiere senza frontiere. Senza una ragione per la quale morire. Prenditi un popolo a cui appartenere, non solo una curva dalla quale gridare, una divisa una croce un’idea. Il futuro è più grande di un campionato; prenditi un sogno con rabbia e poesia, che non sia sballo da discoteca. Ma non ti buttare via, non ti buttare via. Prenditi un ideale ma con lealtà, con coraggio orgoglio e fedeltà, poche parole di cui essere fiero. Ed un esempio per il tuo pensiero. Prenditi un mito su cui costruire ed un amico con il quale parlare. Un padre, un maestro che ti insegni la via, una sfida in salita su cui camminare. Trova un nemico contro cui lottare. Basta coi sorrisi pieni di rancore; bisogna combattere senza odiare per dimostrare quanto vale il cuore. E non ti buttare via, non ti buttare via. E tieni la rotta verso l’avventura. Non farti vincere dalla paura, fai i tuoi sbagli quando sei sicuro, ma mantieni sempre il tuo cuore puro. E tieni in alto la tua gioventù, che compromessi non ne vuole più. E stendi al sole la tua bandiera, che abbia il segno di un’idea vera. E non ti buttare via, non ti buttare via.”

Vasto programma: l’unico degno di te.  

Roberto Pecchioli

 

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