La guerra in Ucraina? Uffa…!

NUOVO DRAMMA ITALIANO DOPO I FERRAGNEZ:

AMADEUS LASCIA LA RAI…


La guerra in Ucraina? Uffa! Lo sterminio dei palestinesi a Gaza? Ormai vecchio. La stangata prossima ventura da parte del governo del “tutto va bene”? Già previsto. La crisi dei Ferragnez? E chissenefrega. Il dramma dell’umanità italiana è un altro: l’addio di Amadeus alla RAI. Un problema grave, anzi gravissimo. Tanto è vero che ad analizzare la situazione, cause e prospettive, sono intervenuti anche i grossi quotidiani o ciò che ne resta.

caricatura di Amadeus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli stessi che, lo scorso anno, avevano annunciato il trionfo di Zelensky e la disastrosa sconfitta di Putin. La Busiarda e il Menzognero in testa, ma anche Corriere e Repubblica. Insomma, il massimo della credibilità giornalistica. E allora come non credere a chi assicura che Amadeus andrà sulla 9 perché la Lega aveva chiesto di far cantare Povia a Sanremo e perché i neomeloniani pretendevano un’ospitata per Hoara Borselli, una consulenza musicale per Mogol, un pranzo per Pino Insegno?

Tolto Mogol, che avrebbe indubbiamente migliorato il pessimo livello musicale di Sanremo, le altre richieste – qualora fossero vere, ed i dubbi sono tanti – rappresenterebbero piccole opere buone da compiere per meritare il Paradiso. Talmente irrilevanti da non essere neppure un fastidio.

 

 

 

 

 

 

 

Il vero problema, per la destra fluida, non è che la RAI possa perdere Amadeus, e magari anche Fiorello. Ma è che non sa con chi sostituirli. Perché la compagnia di giro che frequenta il circolo della Garbatella o la filiale di via Bellerio non ha la benché minima capacità di ottenere ascolti anche solo decenti. Numeri imbarazzanti a livello di share e che sono ancora più drammatici se considerati come valori assoluti. La sera, davanti alla TV generalista, si siedono poco più di 10 milioni di italiani. Un disastro, considerando che altri 49 milioni fanno altro.

Ma i pubblicitari continuano a comportarsi come se i numeri fossero quelli di un tempo ormai passato. Ed i critici televisivi sui giornali fanno altrettanto. Ma è più comprensibile: devono difendere il proprio posto di lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora Amadeus se ne andrà, a meno di sorprese dell’ultima ora, e sposterà una montagna di soldi della pubblicità dalla rete pubblica a quella privata statunitense. Spot pessimi, che non servono più a vendere i prodotti ma solo a garantire l’attività di agenzie e di venditori di spazi pubblicitari. Una rete inutile ma di mutuo soccorso. E allora diventa fondamentale trasformare il trasferimento di Amadeus in un caso nazionale con ricadute anche politiche.

Ala.de.granha
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