Uno sguardo oltre i confini ufficiali della guerra

«Obiettivo Odessa»
La partita decisiva si gioca sul Mar Nero
di Andrea Marcigliano
La narrativa occidentale parla di stallo, ma la mappa racconta un’altra storia. Dopo Donbass e Crimea, Mosca punta al vero premio strategico: Odessa, la finestra marittima dell’Ucraina e antico simbolo dell’impero russo. Andrea Marcigliano analizza la lenta ma metodica avanzata russa, tra manovre militari, pressioni diplomatiche e un’America ormai pronta alla trattativa. L’articolo mette in luce quanto poco resti della difesa ucraina e come il controllo di Odessa cambierebbe non solo gli equilibri regionali, ma la percezione stessa del conflitto europeo nel XXI secolo. (Nota Redazionale)
La Russia si sta muovendo, come sempre, lentamente. Annullando tutte le difese ucraine e rendendo vani gli sforzi della NATO e della UE di sostenere un conflitto ormai già perduto. Come dimostra la volontà americana di andare ad una trattativa con Mosca.
Il Donbass è, ormai, praticamente tutto conquistato, tranne alcune sacche di resistenza che serviranno solo ad aumentare, spaventosamente, la conta dei morti ucraini.
La Crimea non è mai stata in discussione.

Quindi, in teoria, l’Operazione Speciale ha conseguito i risultati che si proponeva.
Fine dei giochi, dunque?
Mi permetto di dubitarne. Perché basta guardare una carta geografica per comprendere che al Cremlino manca una conquista. Vitale, oltre che simbolicamente fondamentale. E che non si fermerà fino ad averla portata definitivamente a casa.
Odessa. Ovvero la città portuale sul Mar Nero fondata da Caterina la Grande. Una città essenzialmente russa e prevalentemente russofona. Epperò anche l’unico sbocco al mare per l’Ucraina. Che l’ha blindata in ogni modo, forte anche del malcelato appoggio inglese.
Londra, infatti, vuole a tutti i costi mantenere il controllo di questo grande porto, senza del quale si troverebbe estromessa dal Mar Nero. E, ovviamente, l’Ucraina, o ciò che ne resterebbe, priva di uno sbocco marittimo.

Quali che fossero gli effettivi obiettivi dell’Operazione Speciale russa quando questa ebbe inizio, è ormai evidente che Odessa è divenuta un obiettivo obbligato.
Solo assumendo direttamente il controllo della città, il Cremlino potrà dominare il Mar Nero, e, inoltre, collegare alla Russia la Transnistria. La provincia russofona e ribelle della Moldavia, di fatto già ora presidiata da forze dell’Armata Russa.
Prendere Odessa non è però una passeggiata. Gli ucraini, forti dell’appoggio britannico, l’hanno blindata. Rendendo troppo rischioso, e dispendioso in vite e mezzi, un attacco diretto.
Il Cremlino, quindi, sta procedendo lentamente. Circondando Odessa, in modo da tagliare fuori ogni possibile appoggio, e isolarla dal corpo dell’Ucraina stessa.
Lavoro lento, paziente. Ma, ormai, quasi concluso.
Odessa è, quasi (lo ripetiamo), pronta a cadere in mani russe. O, se vogliamo, a venire liberata, visto che gran parte della popolazione è russofona, o comunque preferirebbe venire governata da Mosca piuttosto che da Kiev.
Anche perché, tornando russa, la città recupererebbe quel ruolo chiave anche, forse soprattutto, mercantile che aveva nel Mar Nero. E che è andato sostanzialmente perduto a causa delle politiche restrittive dell’Ucraina.
Naturalmente resta da vedere come prenderanno questa opzione gli Stati Uniti.
Che, tuttavia, ora come ora non sembrano in grado di proporre una credibile alternativa all’espansione russa. E, soprattutto, non intendono farlo, visto che l’obiettivo, palese, di Trump è rilassare i rapporti con Mosca. E riavvicinare Casa Bianca e Cremlino.

Putin lo sa bene. E per questo, con ogni probabilità, sta spingendo sempre più a fondo l’Operazione Speciale. Puntando, in modo sempre più chiaro, a controllare tutti gli sbocchi sul Mar Nero, e a saldare la Russia con la Transnistria.
Un risultato che, se pienamente realizzato, da solo giustificherebbe la lunga, e per certi versi estenuante, guerra in Ucraina.
