Ma che strana decadenza vive l’Occidente. Scoppia di salute e di successo, perciò invecchia e declina…

 

 

 

Ma che strana decadenza vive l’Occidente. Scoppia di salute e di successo, perciò invecchia e declina. È la tesi originale, o quasi, di una giovane pensatore conservatore americano, quel Ross Douthat, quarantenne, studi filosofici ad Harvard, cattolico ex pentecostale, firma del New York Times e della National Rewiew, autore di saggi con una forte risonanza, come quello dedicato al New

Ross Doutha

Party repubblicano, o alla Bad Religion.

Francis Fukuyama

La sua opera sulla decadenza della nostra società è il controcanto aggiornato non tanto al Tramonto dell’Occidente(L.C.) di Oswald Spengler(1), di un secolo fa, ma alla Fine della Storia(L.C.) e l’ultimo uomo di Francis Fukuyama(2), che l’autore nippoamericano ha ora ripubblicato, ampliando il suo famoso testo di trent’anni fa. Allora la storia finiva con la caduta del Muro di Berlino nelle braccia dell’Occidente sconfinato, che diventava globale e imponeva al mondo il suo modello liberale e capitalista, uscito vincitore dalla disputa col comunismo ma ancora ignaro del pericolo islamico e della minaccia cinese.

Stavolta, invece, la fine della storia s’impregna di decadenza più che di sconfinamento, e non somiglia nemmeno al Suicidio dell’occidente di cui scriveva nei primi anni Sessanta James Burnham(3). Ma con una modalità diversa e sorprendente. Decadenza per troppo successo, sazietà che diventa stagnazione e opulenza che si fa disperazione.

Seguiamo il ragionamento di Douthat in questo libro, Decadent society, uscito a fine febbraio negli States, che ha un sottotitolo particolare: “Come siamo diventati vittime del nostro stesso successo”, che fa il verso all’altro suo sottotitolo sulla Bad Religioncome siamo diventati una nazione di eretici”. Per Douthat la decadenza non cominciò con la crisi economica, con la guerra in Vietnam, la Contestazione o il declino del modello americano (secondo la tesi famosa di Paul Kennedy(4)), ma dopo la conquista della luna. Fin lì credevamo entusiasti nel futuro e nel progresso scientifico, vivevamo la tensione di un’impresa corale gloriosa, che era poi la versione spaziale del mito americano della nuova frontiera. Invece, dopo la conquista della luna lo slancio si fermò, il disincanto spense il sogno astrale, scoprimmo un grande avvenire alle spalle, il futuro si fece passato (una tesi che ho già espresso nel mio ultimo libro, Dispera bene(L.C.)).

Il progresso fu messo in discussione, si riscoprirono i limiti dello sviluppo, si pensò che fosse prioritario difendere l’ambiente e il pianeta piuttosto che tentare ardite conquiste dello spazio. Il cammino della scienza e della tecnica certo non si fermò ma la sua ricaduta pratica riguardò soprattutto la nostra vita privata, individuale. Infatti la conquista più travolgente di questi anni è stato il web, lo smartphone, i passi da gigante della tecnologia personale, portatile, domestica. È come se la tecnologia abbia rielaborato la fine della storia e abbia pensato a produrre mutazioni antropologiche, cambiamenti a livello individuale ma non più sociali, civili o epocali. Ecco, l’individualismo come frantumazione del mondo ed egocentrismo di massa.

GiovanBattista Vico

Il livello di benessere è cresciuto, nonostante le crisi economiche e politiche, la crescita demografica del mondo è pazzesca ma la denatalità è paurosa in Occidente. Per Douthat siamo vittime del nostro successo. Occidente sazio e disperato, diceva già Papa Giovanni Paolo II trent’anni fa; lo diceva prima il cardinale Biffi parlando di edonismo emiliano. Il nostro benessere, la nostra agiatezza che non ha paragoni col passato si volge in stagnazione, ripiega nella solitudine, vive la fine di ogni dimensione storica di civiltà. Il collasso della cultura, la perdita della tradizione e della memoria storica, il trionfo della mediocrità di massa. Sradicati dal passato, privi di ambizione, privati di futuro… La stagnazione per Douthat si manifesta nella tecnoeconomia globale, nella sterilità demografica, nella sclerosi delle istituzioni democratiche (che produce poi reazioni come il successo di Donald Trump) e lo stanco ripetersi della produzione culturale, schiava ormai di canoni e stereotipi.

In opposizione a questo scenario di decadenza, Douthat riprende la prospettiva escatologica, che serpeggia nelle vene dell’America, e ritrova sulla sua strada il nostro GiovanBattista Vico, con la sua Provvidenza e la sua teologia civile. La società occidentale, americana, moderna è fondata sul progresso verso l’infinito, ma se all’infinito togli la meta finale, il culmine nelle braccia di Dio, nella Redenzione o nel Paradiso, è come una lucertola decapitata, che si dimena come in preda a una dannazione. Il progresso infinito senza il fine supremo si scopre inquietudine e angoscia, ripiega in se stesso per proteggersi dalla velocità verso l’ignoto e produce stagnazione. Ecco la decadenza, senza peraltro una visione della decadenza, anzi con l’interruzione di ogni discorso pubblico e di ogni telos o apertura di senso.

Un homeless

Alla vertigine per l’infinito dedica un suo saggio un altro giovane filosofo francese, cattolico e conservatore di Versailles, il trentacinquenne Francois-Xavier Bellamy, che nel suo ultimo pamphlet, Dimora(L.C.), pubblicato in Italia da Itaca per la Fondazione De Gasperi, si chiede come sfuggire “all’era del movimento perpetuo”. Già, la stagnazione di Douthat è staticità, ma non è stabilità. Al suo interno è divorata da un moto perpetuo che ci fa perdere ogni equilibrio, ogni identità e ogni rapporto significativo col mondo circostante. Tornare a casa e tornare a Itaca è il messaggio di Bellamy.

Nell’attesa viviamo la decadenza stagnante da homeless spiantati; ma con un successo e una longevità senza precedenti.

Marcello Veneziani

 

 

Note

  • (1) Oswald Spengler (Blankenburg am Harz, 29 maggio 1880 – Monaco di Baviera, 8 maggio 1936) è stato un filosofo, storico e scrittore tedesco, autore, tra le altre opere, de Il tramonto dell’Occidente.
  • (2) Francis Fukuyama (1952), è un politologo statunitense, noto per essere l’autore del saggio politico. Il suo pensiero è divenuto noto grazie all’opera La fine della storia (1992), nella quale Fukuyama ipotizza che, a livello ideologico, l’umanità abbia vissuto con il comunismo e il capitalismo il culmine del pensiero politico, proponendo così una versione attualizzata della dialettica hegeliana.
  • (3) James Burnham (22 novembre 1905 – 28 luglio 1987) fu un filosofo e teorico politico americano. Burnham era un importante attivista trotskista negli anni ’30, nonché un noto isolazionista. Negli anni successivi Burnham lasciò il marxismo e divenne un intellettuale pubblico del movimento conservatore americano. Il suo libro The Managerial Revolution, pubblicato nel 1941, speculava sul futuro del capitalismo. Burnham è stato anche redattore e collaboratore regolare della rivista conservatrice americana National Review su una varietà di argomenti.
  • (4) Paul Michael Kennedy (Wallsend, giugno 1945) è uno storico e saggista inglese. Paul Kennedy nacque nell’Inghilterra del nord-est, “esattamente a metà tra il giorno della vittoria in Europa (8 maggio) e il giorno della vittoria sul Giappone” (15 agosto), in una famiglia operaia irlandese. Suo padre lavorava infatti presso cantieri navali e gli zii erano pescatori. Studiò presso la Newcastle University risultando essere “non soltanto il primo della mia famiglia ad andare all’Università, ma anche il primo a continuare la scuola dopo i sedici anni”. «Margaret Thatcher stava tagliando senza pietà i fondi all’istruzione superiore e mi sembrava di passare il mio tempo a consigliare i colleghi oltre i quarant’anni di prepararsi a un licenziamento e a dire ai giovani che non avrebbero mai avuto il posto fisso. Così ho deciso che era tempo di andarmene.»

Fonte

Libri Citati

  • Il tramonto dell’Occidente
  • Oswald Spengler
  • Traduttore: Julius Evola
  • Curatore: Rita Calabrese Conte, Margherita Cottone, Furio Jesi
  • Editore: Longanesi
  • Collana: I marmi
  • Anno edizione: 2008
  • In commercio dal: 28 agosto 2008
  • Pagine: LXIII-1513 p., Brossura
  • EAN: 9788830425583.      Acquista. € 8,99

 

Descrizione

Per la prima volta in ebook un classico della filosofia del ‘900 È difficile trovare, nell’Europa degli anni Venti, un’opera storica o filosofica che abbia avuto il peso e l’influenza culturale del Tramonto dell’Occidente. Immensa costruzione ideologica e mitologica, in cui una grande congerie di dati è ordinata in modo da costituire una struttura ciclica della storia, l’opera di Spengler ebbe una ricezione imprevedibilmente ampia; e il suo autore, da sconosciuto professore di provincia tedesco, divenne quello che si potrebbe dire «un filosofo di successo». Ma la portata del libro era in realtà così rilevante da assicurargli una vita duratura e da renderlo oggetto di analisi e di riflessioni in epoche e temperie culturali e politiche ben lontane ormai dal periodo che l’aveva prodotto. Il tramonto dell’Occidente può essere letto come una tradizionale reazione allo spirito dell’Illuminismo, e proprio a questa interpretazione deve il suo grande successo.

  • La fine della storia e l’ultimo uomo
  • Francis Fukuyama
  • Traduttore: Delfo Ceni
  • Editore: UTET
  • Formato: EPUB
  • Testo in italiano
  • Cloud: Sì Scopri di più
  • Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
  • Dimensioni: 1,28 MB
  • Pagine della versione a stampa: 568 p.
  • EAN: 9788851178918   Acquista. € 9,99

 

Descrizione

Uno dei testi più citati e meno letti della storia della filosofia politica. Un classico profetico, oggi più attuale che mai. Fin dalla sua prima apparizione nel 1992, La fine della storia e l’ultimo uomo ha infiammato il dibattito pubblico. Prendendo spunto da questo libro diventato immediatamente incandescente (o, forse, solo dal suo titolo provocatorio), si interpretava l’attualità: la caduta del muro di Berlino aveva davvero posto fine allo scontro ideologico decretando la definitiva vittoria delle democrazie liberali? La direzione su cui procedeva la Storia umana era ormai canalizzata e irreversibile? Per decenni, giornalisti, storici e politologi hanno gareggiato nel fornire prove che confutassero questa tesi. Da un colpo di stato in Perù a una fase transitoria di stagnazione economica mondiale, fino agli attentati dell’11 settembre 2001, decine di esempi sembrarono smentire le argomentazioni di Fukuyama. Credendo di contestare l’idea di fondo del libro, in molti lo hanno citato e criticato, anche se forse solo in pochi lo avevano letto e compreso appieno. Perché in questo volume, rimasto nei decenni come un classico del pensiero politico, Fukuyama non si limita ad analizzare la fine dei regimi autoritari che devastarono il ventesimo secolo, ma tenta di delineare i nuovi, possibili pericoli che in futuro avrebbero minacciato la stabilità dell’ordine democratico. Nazionalismo e sovranismo, fondamentalismo religioso e progresso scientifico avrebbero messo l’ultimo uomo di fronte a una nuova sfida, non più legata all’assetto economico sociale scelto dalle istituzioni, ma a un ben più profondo bisogno di riconoscimento identitario. Un’idea visionaria. Una sfida a cui, a quasi trent’anni di distanza, tutti i governi liberali sembrano non aver ancora trovato una soluzione. «Confrontarsi con La fine della storia» infatti, sottolinea Gianfranco Pasquino nella nuova prefazione, «obbliga a riflessioni approfondite che sentiamo, oggi più di ieri, indispensabili, urgenti, feconde.» «Il primo libro che coglie appieno i mutamenti destinati a dilagare in tutto il mondo. Un vero capolavoro.» — George Gilder, The Washington Post «Un’affascinante cornice storico-filosofica in cui leggere il ventunesimo secolo.» — Tom Wolfe

  • Dispera bene. Manuale di consolazione e resistenza al declino
  • Marcello Veneziani
  • Editore: Marsilio
  • Collana: I nodi
  • Anno edizione: 2020
  • In commercio dal: 23 gennaio 2020
  • Pagine: 152 p., Brossura
  • EAN: 9788829703395.   Acquista. € 9,99

Descrizione

La ormai decennale riflessione filosofica di Marcello Veneziani approda all’esercizio più difficile: condensare il suo pensiero in massime e metodi concreti per affrontare serenamente la vita nei suoi aspetti inevitabili. Dopo aver ritratto in Imperdonabili le figure di quegli intellettuali irregolari e maestri sconvenienti che contraddissero il loro tempo aprendo nuovi orizzonti, e dopo aver ricercato in Nostalgia degli dei i principi intramontabili che guidano l’esistenza umana e di cui avvertiamo la mancanza, si cimenta ora, con il tono di una guida morale, mai moralista, sulle regole non scritte del saper vivere. Veneziani suggerisce un percorso di pensiero a chi, pur nella coscienza dei nostri limiti, non vuole rinunciare a costruire una vita degna di essere vissuta. Dedica il suo libro ai giovani e agli anziani e indirizza una lettera aperta a un ragazzo della classe duemila. Una guida per guardare alla realtà e affrontare le sfide del presente ponendo al centro la virtù dell’amor fati, l’accettazione del destino. Un manuale per reagire al declino – della civiltà o personale – al tempo che passa, alla vita che finisce. Una lettera sull’esistenza indirizzata a ciascuno di noi.

  • Dimora
  • Per sfuggire all’era del movimento perpetuo
  • François-Xavier BellamyFrançois-Xavier Bellamy
  • Prefazione di Gigi De Palo
  • Presentazione di Lorenzo Malagola
  • Traduzione di Hélène Gaudin
  • Collana: Saggi
  • Anno: 2019 – 232 pagine
  • coedizione Itaca-Fondazione De Gasperi
  • ISBN/id: 9788852606199
  • Formato: 14×21 cm.   Acquista. € 18,00

 

 

Descrizione

«Intorno a noi tutto cambia. Bisogna seguire il ritmo…

Il nostro mondo ha fatto del movimento un imperativo universale. E se la vita è evoluzione, se l’economia è crescita, se la politica è progresso, allora tutto ciò che non si trasforma deve sparire.

In un tempo in cui il mondo occidentale è reso fragile per una sorta di spossatezza interiore e poiché il rapporto che avremo con la rapida evoluzione delle innovazioni tecnologiche rappresenterà la grande sfida politica degli anni a venire, mi è sembrato fondamentale mostrare lo squilibrio che si è venuto a creare in seguito alla dimenticanza della stabilità necessaria alla nostra vita.

Ciò che rende possibile il movimento di ogni vita e le dona un senso è sempre ciò che permane.

Abbiamo bisogno di una dimora, di un luogo da abitare dove ci possiamo ritrovare, un luogo che diventi familiare, un punto fisso, un riferimento intorno al quale il mondo intero si organizzi».

Franҫois-Xavier Bellamy

 

 

 

Fonte. http://www.marcelloveneziani.com/articoli/occidentali-decadenti-di-successo/

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