La città che i media preferiscono non nominare

«Odessa!»

Perché Odessa è il vero nodo strategico del conflitto russo-ucraino

di Andrea Marcigliano

Mentre l’informazione dominante guarda altrove, Odessa si stringe in una morsa silenziosa. Porto vitale, crocevia storico e culturale, la città rappresenta l’obiettivo decisivo della strategia russa: strapparla all’Ucraina significa privarla del mare, ridurla a uno Stato chiuso, senza proiezione internazionale. Cosmopolita nella forma ma profondamente russa nella sostanza, Odessa è la chiave che può ridisegnare l’intero conflitto. Ignorarla non è distrazione: è scelta. (N.R.)


Se ne parla ben poco…anzi, praticamente per nulla, su quelle veline uniformi che sono, ormai, i nostri Grandi Media.

Eppure sarebbe una notizia da prima pagina. Fondamentale.

Odessa è stretta nelle spire di un pitone. E sta, a poco a poco, soffocando.

E Odessa rappresenta la chiave di volta del conflitto russo-ucraino. L’obiettivo finale, cui sta puntando il Cremlino.

È il principale sbocco al mare per l’Ucraina. Una città portuale, tradizionalmente cosmopolita, ma sostanzialmente russa nelle sue fondamenta. Fu data a Kiev per farle avere uno sbocco importante sul Mar Nero. Nel tempo, non lontano, dei Soviet. Ma è sempre stata un mondo a se stante. Sostanzialmente estranea all’Ucraina, terra agricola, con nessuna proiezione e vocazione marittima.

Il disegno strategico del Cremlino è evidente. La conquista di Odessa significa ridurre ciò che resta dell’Ucraina ad uno staterello meramente terrestre. Privo di sbocchi al mare. E quindi di proiezione internazionale.

E, poi, Odessa rappresenta la possibilità di creare continuità tra il territorio della Russia e la Transnistria. La provincia, russofona e ribelle, della Moldova, che si è proclamata indipendente, non accettando la politica filo-Ue di Kishnau.

Una indipendenza di fatto, per altro tutelata da truppe russe.

La strategia russa per conquistare Odessa procede lentamente. Con voluta calma, senza accelerazioni, senza violente offensive.

Putin vuole la città portuale, ma non un bagno di sangue. Che sarebbe peggio che inutile. Decisamente controproducente.

Anche perché la maggioranza degli abitanti, russi e non solo, attende con ansia l’arrivo dei russi. Visti come liberatori dalla oppressione di Kiev.

La conquista russa significherebbe, per altro, una ripresa del ruolo di Odessa come grande porto sul Mar Nero.

Ruolo, ora come ora, paralizzato dall’embargo russo, che non lascia praticamente filtrare alcuna nave mercantile diretta al porto.

Una strategia di soffocamento ben precisa. E funzionale.

Va, per altro, ricordato che a Odessa arrivavano, sotto falsa bandiera e mentite spoglie, navi della NATO che portavano armi e droni agli ucraini. Un rifornimento bellico che è stato, ormai, stroncato.

Putin incontra Trump. Si dichiara disponibile a trattare con Kiev. Stringe mani e sorride.

Tuttavia non ha alcuna intenzione, per ora, di accettare alcuna tregua.

Non, almeno, fino a quando non avrà preso Odessa.

Allora, probabilmente, ci sarà una svolta.

E il conflitto allora, e solo allora, si avvierà a conclusione.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

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