Se mi chiedessero qual è l’autore del passato, del nostro gremito novecento, più attuale nel nostro presente, non esiterei a indicare George Orwell

George Orwell

Se mi chiedessero qual è l’autore del passato, del nostro gremito novecento, più attuale nel nostro presente, non esiterei a indicare George Orwell. È più attuale oggi del suo tempo, e rischia di essere ancora più attuale nel futuro. Morto il 21 gennaio del 1950 e dunque ora ripubblicabile in libertà con i diritti d’autore ormai scaduti, trascorsi 70 anni dalla morte, Orwell – al secolo Eric Arthur Blair – è l’autore più vivo al tempo del politically correct e della cancel culture, del Grande Fratello e della dittatura sanitaria, della pandemia e della sorveglianza globale, delle fake news, della neolingua e della censura nei social e nel web. È uscito in questi giorni un volumetto intrigante di suoi scritti, Sparando all’elefante (ed. E/0) a cura di Stefano Guerriero.

Col suo 1984, la sua Fattoria degli animali, il suo neo-totalitarismo che si finge libero, umano e democratico, riesce a darci le chiavi di lettura per spiegare il presente. Infatti è l’autore più citato e manipolato. La cosa terribile e più “orwelliana” che gli sia capitata è proprio quella di essere citato e usato dagli stessi guardiani, propagandisti e operatori del nuovo conformismo distopico, che lui aveva denunciato ante-litteram. Descrivendo i totalitarismi del suo tempo, Orwell negli anni ’40 fingeva di descrivere un futuro ora già passato, il 1984; ma ancor più dipingeva il totalitarismo del nostro presente futuro, su basi bio-tecnologiche e psico-linguistiche.

Surrealismo

manipolazione bipolare quando una stessa azione o una stessa parola assume opposto valore a seconda di chi la pronuncia o la compie: i responsabili, spregiati come voltagabbana mercenari quando erano a sostegno del centro-destra, oggi rivalutati come volenterosi costruttori

Quando, ad esempio, Orwell dice che l’anima del socialismo (battezzato Socing) è nel bipensiero, con le sue anfibie schizofrenie che accolgono “simultaneamente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe”. “Raccontare menzogne e crederci davvero” è alla radice del bipensiero. La manipolazione bipolare è poi evidente quando una stessa azione o una stessa parola assume opposto valore a seconda di chi la pronuncia o la compie (per fare un esempio di questi giorni, pensate ai responsabili, spregiati come voltagabbana mercenari quando erano a sostegno del centro-destra, oggi rivalutati come volenterosi costruttori). Quando Orwell descrive la nebulosa vaghezza della neolingua, pensi oggi, ad esempio, ai sermoni di Giuseppe Conte. Lingua e pensiero si corrompono a vicenda, e facendosi azione corrompono il mondo: non puoi non pensare al presente.

Quando Orwell sostiene che il Big Brother manipola il passato che diventa mutabile (a differenza del futuro, già segnato), avverti odore di historically correct. O l’ipocrisia del linguaggio, i lavori forzati che diventano camposvago, il ministero della guerra che diventa ministero della pace; la scomparsa di parole come onore, morale, religione ecc., somigliano maledettamente alle finzioni lessicali odierne come ipovedente, diversamente abile, operatore ecologico (spazzino), collaboratore scolastico (bidello) e tutta la retorica sui gay, i neri, i migranti. E su altri piani inquieta il giuramento sacro per essere ammessi nel Partito, la disponibilità a falsificare e corrompere, ricattare e perseguitare, e perfino “a vendere il vostro paese a potenze straniere”. Inquietante pure l’egualitarismo, aggravato – come nella Fattoria degli animali – dal correttivo che alcuni “sono più uguali degli altri”. Orwell ha descritto il comunismo del suo tempo ma anche il Grande Fratello che si insinua nel presente e minaccia il nostro futuro.

Quando Croce presentò 1984 sul Mondo al pubblico italiano, Togliatti lo stroncò come “una buffonata informe e noiosa” scritta da uno “spione”. Sono interessanti anche i saggi di Orwell raccolti nei meridiani di Mondadori. Orwell, antifascista, documenta il consenso internazionale avuto da Mussolini e nota: “Non c’è un solo (suo) misfatto che non sia stato altamente lodato proprio da coloro che ora vogliono processarlo… com’è possibile che un’azione giudicata lodevole nel momento in cui è stata compiuta, diventi ora improvvisamente condannabile?”. In realtà, aggiunge, “è colpevole del solo delitto che conti, quello di aver perso”. Orwell nota che a condannare i tiranni “dovrebbero essere i loro sudditi; quelli come Napoleone, puniti da un’autorità straniera, sono trasformati in martiri e leggende”. Profetica la sua descrizione nel 1943 della fuga di Mussolini con una valigia in Svizzera.

Orwell non fu conservatore ma social-democratico, andò a combattere per la repubblica antifascista in Spagna, ma dopo aver visto gli orrori compiuti dai comunisti e dopo aver subito l’accusa comunista di essere un trotzkista traditore, dalla parte di Franco, capì che la malabestia principale fosse il comunismo e lo denunciò senza mezzi termini. La stessa esperienza ebbero Randolfo Pacciardi e Simone Weil, accorsi in Spagna per la guerra repubblicana e antifascista e inorriditi davanti agli orrori e ai crimini dei comunisti su falangisti, gente comune, adolescenti, suore e religiosi, anarchici perfino.

Nel ’49, Aldous Huxley scriveva a Orwell che l’incubo di 1984 coincideva con quello da lui descritto nel Mondo nuovo: i padroni del mondo avrebbero indotto le persone ad amare la propria schiavitù. La seduzione anestetizza l’umanità, nota Alberto Contri ne La sindrome del criceto (ed. La Vela) che citando Orwell e HuxleyBenson e Pasolini, esorta a ribellarsi, dando vita a Gruppi di Resistenza Umana, in sigla Gru, per “risollevare l’Italia”. Ma lo scenario orwelliano ha dimensione globale e virale. 

Inquieta l’appendice di 1984 dove Orwell prevede che col XXI secolo sarebbe avvenuta la mutazione della lingua e della letteratura, ritradotta nella nuova ideologia, col progetto alla metà del nostro secolo di arrivare all’adozione integrale della neolingua. Stiamo anticipando i tempi. La lingua falsificata, il politically correct, la vigilanza ideologico-sanitaria, il passato cancellato e riscritto, il regime dei colossi del web, l’ascesa mondiale della Cina comunista e del suo virus globale sono segni che Orwell è purtroppo più vivo che mai. Sono scaduti i suoi diritti, non certo i suoi avvertimenti.

 

Fonte: MV, La Verità 23 gennaio 2021

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