Identità tradita dai suoi custodi fedeli

«Pagliacci»

Zhok denuncia l’ipocrisia di chi invoca identità dopo averne favorito sistematicamente la dissoluzione.

di Andrea Zhok

Nel suo intervento, Andrea Zhok smonta quella che considera una delle più evidenti contraddizioni del dibattito pubblico italiano: l’appello all’identità nazionale da parte di chi, per decenni, ha sostenuto la globalizzazione, il libero mercato e l’americanizzazione culturale. Dalle multinazionali alla privatizzazione dei servizi pubblici, dal marketing applicato alla religione fino alla trasformazione del Made in Italy in un marchio commerciale, l’autore sostiene che le radici della crisi identitaria vadano ricercate nelle scelte delle stesse élite che oggi si presentano come difensori della tradizione. Un atto d’accusa contro quella che Zhok definisce una rappresentazione politica ridotta a una recita di «pagliacci». (N.R.)


Poche cose sono più insopportabili di atlantisti filoamericani, sostenitori da sempre delle virtù del mercato che si impancano a difensori dell’Identità Italiana.

L’identità italiana non è stata fatta a pezzi dalle moschee ma dai McDonald’s, dalle basi americane, da Hollywood, da un profluvio di scarti culturali a stelle e strisce che ha invaso ogni ganglio della nostra cultura.

La cultura italiana è stata massacrata da quelli che hanno promosso il libero movimento di merci, capitali e forza-lavoro nel nome delle gioie della globalizzazione e del conto in banca.
Il cattolicesimo italiano non è stato messo all’angolo dall’Islam, ma si è messo all’angolo da solo accettando ogni sorta di compromesso pop e pensando di conquistarsi, a colpi di marketing, una fetta del “mercato delle religioni”.

L’identità italiana è stata demolita da chi l’ha immaginata non come una tradizione vivente da coltivare, ma come un “brand” da vendere, il “made in Italy”, la svendita da parte dei nipoti degeneri del patrimonio e della fama conquistata dagli antenati.

L’identità italiana è stata scarnificata da slogan come le “tre I” di Berlusconi (Inglese, Internet, Impresa), seguita da emuli persino peggiori (Renzi, Gelmini), che non sono mai riusciti a immaginare il paese se non come colonia USA.

L’unità italiana è stata logorata dalla privatizzazione delle aziende pubbliche, dal competitivismo neoliberale negli ospedali, nelle scuole, nelle università, istituzioni oggi rivolte sempre meno al servizio del cittadino e sempre più alle gare a premi per ottenere premietti ministeriali.

La prevalenza della competizione sulla cooperazione, tra istituzioni, e dentro di esse ha spostato enormi risorse dal “servire i cittadini” all’“essere attrattivi”, dal “fare bene” all’“apparire fighi”.

Queste e un’infinità di altre porcate le avete volute voi, atlantisti filoamericani, mercatisti neoliberali.

Ed oggi, come non bastasse, volete spiegarci che il vero pericolo all’identità italiana è la minaccia islamica, lo “scontro di civiltà”?

Laddove la nostra civiltà da salvare sarebbe il diritto al Bic Mac.
E tutto per ottemperare ai desideri delle ambasciate israelo-americane.
Pericolosi pagliacci.

Andrea Zhok

Fonte: Andrea Zhok

 

 

 

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