La creatrice di Mister Ripley è la protagonista di un thriller psicologico della scrittrice britannica Jill Dawson che ne forza la biografia con un gesto estremo: «Ha esplorato tutti gli aspetti della violenza, andando alle radici del male».

Si presenta alle feste con le lumache nella borsa, una testa di lattuga coperta di bava che sporge dal sacchetto di carta marrone; con la matita segna delle tacche sulla bottiglia di scotch per stabilire fino a che punto può bere; è famosa per la sua sfacciataggine che sembra cozzare con la sua timidezza; fuma molto ed è perseguitata da uno stalker.

Scoprire quali siano vere e quali false  tra queste affermazioni su Patricia Highsmith può essere un gioco divertente, soprattutto per chi conosce un po’ le opere, e la vita, dell’autrice di Mister Ripley. È quello che fa  Jill Dawson, scrittrice britannica, in un romanzo originale intitolato Il talento del crimine (Carbonio) dove si compie un grande peccato a rivelare il colpo di scena che arriva relativamente presto, dopo una settantina di pagine: la signorina Highsmith è capace  di commettere un omicidio. «Una delle sue frasi preferite era: “La vita non vale la pena di essere vissuta senza crimine”». Jill Dawson i cui romanzi ruotano tutti intorno a storie vere: Fred and Edie ha al centro una vicenda di impiccagione degli anni Venti, The Language of Birds una giovane donna uccisa da Lord Lucan, nobile criminale britannico, nel 1947. «Mi piacciono i libri che raccontano un segreto e, nello stesso tempo, lo mantengono».

«A Patricia Highsmith piaceva considerarsi ribelle. E dopo tutto negli anni Cinquanta la sua omosessualità era illegale. Ma un omicidio no: era arrivata alla conclusione che non sarebbe stata capace di compierlo. Ha perfino provato a uccidere una delle sue amate lumache e ne è rimasta molto turbata. Ma sicuramente fantasticò sull’omicidio fin dalla prima infanzia, quindi si trattava di una questione che era disposta ad esplorare», ammette Jill Dawson.

Della scrittrice nata in Texas e morta in Svizzera, Dawson è una grande appassionata: «Tom Ripley è una creazione unica, il serial killer più originale e più credibile della letteratura. Sono stata molto sorpresa – spiega – di scoprire che negli anni Sessanta Patricia Highsmith viveva vicino a me in un villaggio nel Suffolk, la campagna inglese. Mi era sembrato un po’ incongruo, visto che per me era una texana doc. così ho iniziato a indagare e fare ricerche».

“Il talento del crimine” è anche una profonda riflessione sul mestiere di scrivere, sulle maschere e i travestimenti che i personaggi, e anche gli autori, indossano. Patricia Highsmith non amava essere considerata una crime writer: «Temeva che le persone si aspettassero dai suoi libri la finzione investigativa, i crimini da risolvere, quel genere di cose. Forse anche perché ai suoi tempi dire giallista era considerato un po’ dispregiativo anche se, come giustamente argomentava, alcuni degli scrittori più venerati usavano il crimine come materia prima della narrazione, pur ricevendo l’etichetta di “letterario” o “esistenzialista”. In realtà, a lei non piacevano le etichette, ma la definizione che preferiva era “scrittrice di suspense”», sottolinea Jill Dawson. Storie in cui è tangibile un senso di minaccia, di pericolo, di violenza imminente ma anche storie in cui la vita mentale corre parallela e altrettanto viva rispetto a quella reale.

La stessa Dawson non ama molto le etichette e, come lettrice, le piacciono autori come Siri Hustevedt, Margaret Atwood, Richard Yates, Shirley Jackson. «Adesso sto scoprendo i racconti di Lucia Berlin. In genere preferisco romanzi che hanno una particolare atmosfera, che sembra ti facciano entrare in un sogno (o in un incubo). Patricia Highsmith ha decisamente queste caratteristiche», dice convinta la Dawson.

La trama del romanzo.

Inghilterra, 1964. La celebre ed eccentrica scrittrice americana Patricia Highsmith si è ritirata in un cottage nella piovosa campagna del Suffolk per scrivere il suo nuovo libro e sfuggire alle persecuzioni di un misterioso ammiratore. Ma la sua quiete viene continuamente interrotta dalle visite insistenti di una giovane e affascinante giornalista, dal volto stranamente familiare… E quando da Londra viene a trovarla la sua amante, l’algida, elegantissima Samantha, il mistero si infittisce. Tra segreti, sospetti, flashback e fantasmi del passato, Pat si ritroverà all’improvviso in un incubo sanguinoso, vittima delle sue stesse ossessioni. Ripercorrendo la vita di Patricia Highsmith e sulla falsariga dei suoi libri (gli appassionati vi troveranno numerosi richiami), Jill Dawson indaga gli spaventosi abissi della mente criminale e il misterioso potere della scrittura in un thriller ad alta tensione, ricco di suspense e atmosfera, proprio come i romanzi della stessa Highsmith.

Dopo poche pagine si chiarisce che il narratore della storia è la stessa Highsmith afflitta dai tanti problemi che uno scrittore si porta dietro, insieme alla sua sensibilità eccessiva e alla sua immaginazione galoppante, oltre che dal nuovo libro da portare a termine. Ma poi una frase a pagina 18 giunta dopo una lunga analisi sull’omicidio e i suoi perché – che potrebbe benissimo essere stata pronunciata dalla scrittrice nella realtà (non sono così fan dell’Highsmith per saperlo) – spiega il senso del libro e della storia “Non tutti sono capaci di uccidere, questa è un’idea fasulla. Tutti sono capaci di pensarci, naturalmente, e sono capaci di desiderarlo. Ma andare fino in fondo è un’altra cosa. È il crimine definitivo, un confine che in pochi attraversano”.

“Il talento del crimine” dunque, è un romanzo dalle mille luci e dalle innumerevoli ombre. È un’opera che celebra una grande autrice, Patricia Highsmith, e lo fa trasformandola in un personaggio, nella protagonista, inserendo tra la trama di fantasia rimandi agli scritti e alla vita di colei che non scriveva gialli, ma romanzi di suspense.

Donna complessa, dal carattere difficile, schiva, ci viene proposta in maniera vibrante, descritta con tale passione da vederla, sentirla, comprenderla. Ne “Il talento del crimine” Jill Dawson usa in maniera sapiente la sua scrittura fluida e comunicativa, in modo da dare al lettore un sentore strisciante di pericolo, di tragedia imminente e incontrollabile. È un’atmosfera intensa quella che si crea in queste pagine, tanto forte da staccarci dalla realtà: non esiste più un qui e ora, ma solo le parole che scorrono, che ci immergono nella mente e nella psiche di Patricia.

Passaggi che si svolgono in tempi diversi, dall’infanzia ad un passato più prossimo, per spiegare gli eventi del presente e permetterci così di capire come la personalità del personaggio Highsmith si è formata, quali traumi l’hanno marchiata, quali desideri e passioni l’hanno forgiata, trasformandola in forte acciaio lucente, che crea una fascinazione pericolosa.

Accanto a lei personaggi femminili inquieti e inquietanti, che attirano respingendo, che indossano maschere eleganti e profumate, pronte a scatenare azioni devastanti come uno scontro frontale ad alta velocità. Personaggi maschili che si dividono nettamente in due categorie, positivi o negativi, senza scale di grigi.

La narrazione avanza e una domanda si eleva in cerca di risposta. Tutti possiamo immaginare di commettere un omicidio, ma quanti riusciranno a compierlo davvero? E quando l’azione delittuosa si compie, non premeditata, pulita, razionale come nei gialli classici all’inglese, ma folle, brutale, immediata, cosa cambia?

La paranoia che le tracce non siano state coperte sufficientemente bene, la paura di venir traditi e di tradirsi, la sensazione che il mondo sappia, che la colpa si legga sul volto. La voglia di liberarsi con una confessione e l’imperativo di tacere. Pensieri laceranti che scavano nella mente, divorando la lucidità che annega in una bottiglia di whisky.

Un noir psicologico dalla bellezza tenebrosa, questo si rivela “Il talento del crimine”, perfetto nel ritmo e nella trama, che verrà apprezzato dagli estimatori di Patricia Highsmith, come da coloro che non ha mai letto nulla di suo e che sentiranno la necessità di colmare la lacuna.

Un omaggio all’altezza della donna che lo ha ispirato, che ci rivela il grande talento di Jill Dawson, capace di trasformare la normalità in ombre inquietanti.

Un romanzo così ardito che sarà impossibile non amarlo.

L’autrice.

Jill Dawson, è nata in Inghilterra nel 1962 e ha pubblicato 9 romanzi e curato antologie di poesie e racconti. Il suo primo libro, Trick of the Light, è stato pubblicato nel 1996. È stata membro del British Council Writing presso l’ Amherst College per il 1997.

Il libro.

 JILL DAWSON

Il talento del crimine. 

CARBONIO EDITORE

Pagine 252, € 16,50

 

 

 

Copertine dei suoi libri.

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2 Commenti

  1. Pinuccia

    5 dicembre 2018 a 12:45

    Bella recensione del libro interessante penso che lo leggerò grazie per avercelo sottoposto con una spiegazione così esaustiva

    rispondere

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