Lo scrittore cileno Luis Sepúlveda dedica al mito della balena bianca il suo ultimo romanzo, affidandole un compito misterioso.

Esistono delle leggende che riescono a far breccia nella cultura di popoli anche molto distanti tra loro; sia in senso temporale, geografico o, semplicemente relativo a uno sviluppo tecnologico più o meno avanzato. Comunque sia, fra la gente e quando l’occasione è data, non è difficile rintracciare qualche riferimento al mito della balena bianca. Fra i Libri che parlano del tema, va da se, è da ricordare di sicuro il celeberrimo romanzo di Herman Melville, “Moby Dick”: qui, in una particolare mescolanza etnica che trova il proprio scenario nell’America del 1800 è raccontata una storia vigorosa di viaggio e di avventura. Ora, anche Luis Sepúlveda ha deciso di partecipare alla ‘celebrazione’ di questa figura mitica; e lo fa con il suo nuovo romanzo che titola, “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” (Guanda, pag.107), pubblicato il 15 novembre 2018.

Una favola adatta ai lettori di tutte le età

Da una conchiglia che un bambino raccoglie su una spiaggia cilena, a sud, molto a sud del mondo, una voce si leva, carica di memorie e di saggezza. È la voce della balena bianca, l’animale mitico che per decenni ha presidiato le acque che separano la costa da un’isola sacra per la gente nativa di quel luogo, la Gente del Mare. Il capodoglio color della luna, la creatura più grande di tutto l’oceano, ha conosciuto l’immensa solitudine e l’immensa profondità degli abissi, e ha dedicato la sua vita a svolgere con fedeltà il compito che gli è stato affidato da un capodoglio più anziano: un compito misterioso e cruciale, frutto di un patto che lega da tempo immemore le balene e la Gente del Mare. Per onorarlo, la grande balena bianca ha dovuto proteggere quel tratto di mare da altri uomini, i forestieri che con le loro navi vengono a portare via ogni cosa anche senza averne bisogno, senza riconoscenza e senza rispetto. Sono stati loro, i balenieri, a raccontare finora la storia della temutissima balena bianca, ma è venuto il momento che sia lei a prendere la parola e a far giungere fino a noi la sua voce antica come l’idioma del mare.

Un compito misterioso

Lo stile del romanziere, cileno ma naturalizzato francese, è quello limpido che lo caratterizza da sempre; infatti, è uno degli scrittori che riesce ad appassionare lettori di diversa estrazione anagrafica: insomma, è uno di quelli che potrebbe essere agevolmente definito narratore trasversale. In questo racconto – come in buona parte della sua produzione più conosciuta – vi è un fil rouge che scorre sotto le parole, come un ruscello sotterraneo carico di significazioni. D’altronde, già nel citato Moby Dick di Melville, ciò che è narrato non si limita al semplice racconto di mare; in quel “canonico” testo della letteratura americana vi è una riflessione che abbraccia il senso dell’esistenza. E, sulla stessa scia, si situa la raffigurazione dell’animale marino di Luis, al quale è affidato un compito misterioso.

La trama del romanzo.

Nel racconto è riportato uno degli oggetti più cari alle vacanze estive in riva al mare e ai giochi dei bambini: la conchiglia. E, nel romanzo “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, su una spiaggia fa la comparsa uno di questi esoscheletri che, chissà quanto tempo prima, ha contenuto un mollusco o magari una perla. Oppure e seguendo il tracciato artistico di Botticelli, vanta parentela con la conchiglia che ha fatto nascere Venere! Ma per il bambino che la trova, essa è ancora più valorosa: da essa proviene una straordinaria voce, carica di memorie e di sapienza. Quel guscio ospita la voce della balena bianca. Essa parla al bambino di un patto e di un compito misterioso che, un tempo lontano, un capodoglio anziano stipulò con lei. La mitica balena racconta di come ha tenuto fede a quanto promesso: ha protetto quel mare che sospira di fronte alla spiaggia dai forestieri che sono avvezzi, senza averne alcun bisogno, a fare inutili razzie marine. Nel libro del romanziere cileno, finalmente, non sono i balenieri a narrare, ma il cetaceo che con voce antica parla del suo punto di vista.

Come inizia.

L’antico idioma del mare

Una mattina dell’estate australe del 2014, su una spiaggia sassosa vicinissima a Puerto Montt, in Cile, comparve una balena spinta a riva dalla corrente. Era un capodoglio di uno strano color cenere, lungo quindici metri, e non si muoveva.

   Alcuni pescatori commentarono che doveva trattarsi di un cetaceo disorientato, altri sostennero che molto probabilmente si era intossicato con tutta la spazzatura che viene buttata in mare, mentre un lungo silenzio dolente fu l’omaggio di quelli che come me si erano radunati intorno al grande animale marino sotto il cielo grigio del Sud del Mondo. Il capodoglio rimase a riva appena un paio d’ore, cullato dalle deboli onde della bassa marea, finché una barca si avvicinò, ormeggiò a poca distanza, e alcuni uomini si gettarono in acqua muniti di grosse funi che gli annodarono intorno alla pinna caudale; allora, molto lentamente, la barca puntò la prua verso sud trainando lontanoil corpo senza vita del gigante marino.

   «Cosa ne faranno della balena? » domandai a un pescatore che guardava la barca allontanarsi con il berretto di lana in mano.

   «La onoreranno. Una volta arrivati in mare aperto, all’uscita meridionale del golfo, la apriranno e la svuoteranno perché non galleggi, e poi la lasceranno affondare nel freddo e nel buio dell’oceano» disse a voce bassa il pescatore.

   Ben presto la barca e la balena scomparvero tra i profili incerti delle isole, la gente si allontanò dalla riva, ma un bambino rimase a fissare il mare.

   Mi avvicinai. I suoi occhi dalle pupille scure scrutavano l’orizzonte e due lacrime gli solcavano il viso.

   «Anche io sono triste. Sei di qui?» dissi a mo’ di saluto.

   Il bambino si sedette sui sassi prima di rispondere e io lo imitai.

   «Certo. Sono lafkenche. Sai che significa?» domandò.

   «Gente del Mare» risposi.

   «E tu perché sei triste?» volle sapere il bambino.

   «Per la balena. Cosa le sarà successo?»

   «Per te è una balena morta, ma per me è molto di più . La tua tristezza e la mia non sono uguali.» 

   Cadde un lungo silenzio scandito dall’andirivieni delle onde, finché lui non mi offrì qualcosa più grande della sua mano.Era una conchiglia di loco, un mollusco squisito, con l’esterno ruvido, pietroso, e l’interno bianco come una perla.

   «Accostala all’orecchio e la balena ti parlerà» disse il piccolo lafkenche e si allontanò a passo svelto sulla spiaggia di ciottoli scuri.

   Lo feci. E sotto il cielo grigio del Sud del Mondo, una voce mi parlò nell’antico idioma del mare.

L’autore.

Luis Sepúlveda è nato in Cile nel 1949 e vive in Spagna, nelle Asturie, dopo aver abitato ad Amburgo e a Parigi. Tra i suoi impegni a carattere politico e culturale c’è stato quello per la difesa dell’ambiente, che l’ha condotto a viaggiare in tutto il mondo, anche al seguito dell’equipaggio di Greenpeace. Autore di libri di poesia, «radioromanzi» e racconti – parla correttamente spagnolo, inglese, francese e italiano – ha conquistato la scena letteraria con il suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, apparso per la prima volta in Spagna nel 1989 e in Italia nel 1993.  Amatissimo dal suo pubblico, in particolare dai lettori italiani, ha pubblicato da allora numerosi altri romanzi, raccolte di racconti e libri di viaggio, tra i quali spicca Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. I suoi libri hanno ottenuto un grande successo internazionale e sono tutti pubblicati in Italia da Guanda. 

 

. Ricordiamo fra gli altri, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Il mondo alla fine del mondo, Un nome da torero, La frontiera scomparsa, Patagonia Express, Storia di una gabbianella.

 

Luis Sepúlveda. Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa. 

Editore: Guanda (15 novembre 2018), 107 pagine. Collana: Le Gabbianelle. 

Copertine dei suoi libri. 

 

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