“Quando le parole corrono più veloci dei pensieri — e fanno danni.”

PENSARE A VANVERA

Il Simplicissimus

Pensare? Roba da vecchi filosofi. Oggi si parla a vanvera, ma con convinzione. Nel mondo scintillante dell’informazione istantanea, le parole non hanno più bisogno di un pensiero dietro: basta il tono giusto, qualche parola d’ordine e un po’ di fumo retorico per mandare in tilt il dibattito pubblico. Prendete il caso della schedatura (e poi deschedatura) dell’AfD in Germania: un esempio perfetto di come una boutade istituzionale riesca a occupare le prime pagine per settimane, senza che nessuno si chieda se sotto ci sia qualcosa di vero — o almeno di stabile. Ma del resto, chi ha tempo di pensare, oggi? Si rischia di essere fuori moda. (f.d.b.)


Succedono cose davvero strane e inesplicabili, o meglio giustificabili con la semplice assenza di pensiero dietro le parole, l’abracadabra delle formule politicamente corretto o le parole d’ordine che vengono sparse come lo ioduro d’argento nelle nuvole per far piovere. Per esempio, quando si stava formando il nuovo governo tedesco era emersa nelle cronache la notizia che l’Afd era stato schedato come movimento “sicuramente di estrema destra” dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, cosa che poteva anche essere interpretata come il tentativo di mettere fuori legge questo partito. Ma adesso che il governo è fatto, questa schedatura è stata frettolosamente cancellata. Ora lasciamo perdere il gioco politico dietro tale andirivieni di definizioni e il fatto, strutturalmente assai più inquietante, che l’ufficio per la protezione della Costituzione sia un’emanazione del ministero dell’Interno, realizzando un vulnus non da poco per lo Stato di Diritto: la cosa rilevante è che questa cavolata ha focalizzato per due o tre settimane il dibattito pubblico. Dietro però non c’era nulla, solo una bolla di sapone come dimostra il fatto che si è passati da un’opinione a un’altra in brevissimo tempo.

In realtà la gran parte delle cose che formano il mormorio dell’informazione e dei social, è semplice aria fritta, o magari solo impanata, discutono di cose che non hanno senso e che chiudono le persone dentro un labirinto che impedisce loro di percepire il mondo reale e li fa correre in giro, almeno fino a quando esse non sono toccate direttamente, scuotendosi dall’ipnosi. È insomma uno pseudo discorso che ovviamente non viene mai argomentato, ma solo asserito. Questo crea scontro, anche se in realtà non c’è nulla su cui scontrarsi, ma solo immagini olografiche. Per questo ho titolato il post pensare a vanvera: è la parola ideale per definire il tempo presente poiché deriva da fanfera voce che poi ha dato origine a fanfara, ovvero all’azione collettiva che dà aria alle trombe, il che si lega al frastuono mediatico e alle sue fanfaronate. Per la verità, a Venezia, vanvera definiva anche un accessorio dei vestimenti femminili che permetteva di separare le pesanti gonne delle dame dalle adiacenze del lato B e quindi facilitava l’espulsione di gas intestinali. E anche questo ci sta alla perfezione se si pensa alla qualità di gran parte degli ordini del giorno da cui siamo subissati.

Trovatemi un uomo con questo apparato femminile

Ne volete un esempio? Il nuovo Papa non aveva nemmeno finito di dire che la famiglia si forma tra un uomo e una donna che subito su tutto il mainstream è comparsa la notizia che il nonno di Leone XIV aveva un’amante o forse era addirittura bigamo. Come dire si predica bene, ma si razzola male e svalutando, attraverso questo insensato moralismo genealogico, le parole di Prevost. Sì, siamo ridotti a questa continua guerriglia di scemenze: così nello stesso giorno si esalta la lotta contro l’omolesbobitransfobia, mentre ci si scandalizza come beghine di fronte a un tradimento. Ieri, come accadde al nonno del Papa, si rischiava la galera per una storia extra moenia, oggi la si rischia se si osa dire che un uomo non può rimanere incinto. Ma c’è, come chiunque potrebbe capire se solo lo volesse, una sostanziale differenza, a prescindere dalle mutazioni culturali: una volta si poteva finire in galera per qualcosa, oggi per sostenere una verità. Del resto, l’omolesbobitransfilia è una cosa radicalmente diversa dal suo contrario: non si tratta di combattere i pregiudizi, ma di crearne di nuovi che rassomigliano all’applicazione dell’ingegneria genetica alle coltivazioni. Si tratta, per ora, di un’ingegneria etica che si propone essenzialmente di negare in radice la biologia in funzione delle teorie maltusiane (che parlava di controllo delle nascite e limiti demografici). Non è una posizione, diciamo così, dialettica, tipica di un marxismo orecchiato, nel quale la natura sarebbe unicamente espressione dei rapporti di produzione e dunque socialmente variabile: al contrario, l’idea fondante è dell’uomo come “ente naturale”, ovvero della profonda unità uomo-natura che la storia non sopprime.

Vabbè mi stavo inutilmente inerpicando su sentieri interrotti che del resto non sono frequentati dal pensiero a vanvera e quindi nemmeno seriamente discutibili. L’importante è dar fiato alle trombe.

Redazione

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«Il mare imparato»

Una storia antica di rinuncia, adattamento e memoria biologica …