Nei giorni scorsi ho sottolineato gli ambiti di questa odiosa egemonia e la confluenza generale della grande stampa a supporto dei Dem

PER NON MORIRE DEMOCRATINI


Scusate se insisto, ma la prima questione politica – lo dico senza mezzi termini – è buttare fuori dal potere il partito dem, la sua Cupola e le sue greppie. Non semplicemente dal governo ma dal potere, in tutte le sue latitudini, dove si è radicato e detta legge. I governi sono fragili e precari se hanno tutto l’habitat sovrastante e circostante contro. Non si può governare contro l’establishment, rende la vita quasi impossibile. Viviamo da troppi anni una democrazia dimezzata, dove i Dem sono diventati l’Asse Inamovibile, il Cardine di stato, la guardia bianca degli Assetti costituiti, in ogni settore, a dispetto del voto popolare: dalle istituzioni all’Europa, dalla magistratura alla sanità, dalla cultura all’editoria, dalla Rai ai grandi media. È una situazione insopportabile, che avvilisce la libertà e mortifica le differenze di idee e di opinioni, impone un’agenda e un canone ideologico con le sue priorità, da cui non si può derogare. Chi non concorda, o meglio non si sottomette a quel quadro, è per definizione un eversore, un fascista, un nemico dell’Europa, della Democrazia, della Modernità e se insiste, è anche un nemico dell’umanità. Il prefisso Dem ormai non evoca la Democrazia più di quanto non evochi la Demofobia, la Demenza, il Demonio e il Demanio (che viene dal latino dominium).

Nei giorni scorsi ho sottolineato gli ambiti di questa odiosa egemonia e la confluenza generale della grande stampa a supporto dei Dem. Ora, invece, vorrei soffermarmi sull’altra faccia del problema; ovvero sulla necessità di scoperchiare questa cupola, o questa cappa, liberarsi da questa dominazione, che assume via via le forme della censura, dell’intolleranza, della rimozione, della denigrazione. Il Paese è bloccato da questa opprimente egemonia con indirizzo a senso unico.

Non sono particolarmente fiducioso sul centro-destra, reputo quell’alleanza barcollante e legata a troppe variabili assai labili e ambigue. Perciò credo che il punto di ripartenza della politica non debba essere il solo compattarsi dell’alleanza Meloni-Salvini-Berlusconi ma la ricerca di allargare un’alleanza preliminare in funzione alternativa rispetto alla dominazione dem. Sarà ardua o visionaria questa prospettiva ma è necessaria se si vuole davvero compiere una vera svolta.

Chiunque voglia, prima di ogni cosa, liberarsi da questa servitù involontaria, da questa coazione a ripetere e da questa adesione obbligata ad alcuni dispositivi ideologici e pratici, sanitari e militari, dettati o sostenuti dai Dem, deve avere come priorità l’esclusione del Pd dal governo e dal potere. Da troppi anni, nonostante i verdetti delle urne, è sempre il Pd a guidare le danze e decretare le nomine più importanti, a partire dal Quirinale; e a cascata tutte le greppie annesse che esercitano lo stesso abuso e la stessa intolleranza negli ambiti derivati, da quelli istituzionali, giudiziari, economici, a quelli amministrativi, editoriali, mediatici. Bisognerebbe ripartire da lì, e tentare un’intesa strategica con tutti coloro che non ne possono più di questo suprematismo; allargando il campo anche ai renziani, la cui unica agibilità politica è legata alla capacità di sganciarsi definitivamente dal Pd e davvero “cambiare verso”; fino a quei grillini che vogliono ribellarsi alla subalternità alla sinistra e al Pd e non vogliono essere gli ascari, le truppe cammellate dei Dem.

Non si tratta di opporre un’egemonia a un’altra, ma opporre alla dominazione un quadro più vasto, più libero ed eterogeneo. E si tratta di interloquire con tutte le posizioni di sinistra non allineate o succubi del Moloch di potere: libero-pensanti di sinistra come Massimo Cacciari o Giorgio AgambenDomenico De Masi o su altri piani come Federico Rampini e Carlo Caracciolo; la sinistra libertaria e garantista come quella del Riformista e Piero Sansonetti, i percorsi marxisti eretici, come quello di Diego Fusaro o di altri battitori liberi; c’è perfino una linea rimasta coerentemente comunista ma anti-mainstream e anti-regime rappresentata da Marco Rizzo e sul piano storico da Luciano Canfora. E si potrebbe continuare.

Non si tratta dunque di opporre un razzismo ideologico a un altro, ma di saper distinguere e dialogare con chi non ha pregiudiziali, non impone egemonie precostituite, non coltiva presunzioni di superiorità e propositi correttivi di ammaestrare e uniformare i cittadini.

Ma soprattutto si tratta di allargare gli orizzonti, non chiudersi nei piccoli, asfittici, autoreferenziali recinti di partito. Tanto più che lo spettacolo dei sovranisti conformati dalla guerra agli orientamenti dem imposti dall’amministrazione Biden, dall’euroconformismo, da Draghi e dal Pd nostrano, induce a pensare che si debba estendere il gioco fin dove è possibile, anziché recintarsi.

Insomma, la politica dovrebbe ripartire da questa priorità: come garantire una vera alternanza e buttar fuori dal potere i Dem. Ieri si diceva: per non morire democristiani, oggi si può dire: per non morire democratini.

 

 

 

Fonte: MV, La Verità (27 marzo 2022)

 

 

 

 

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