Non ci sono più le mezze stagioni e neppure i funzionari del FMI di una volta

PIL DELLA RUSSIA A -3,4%. PIL UCRAINO A -35%

il fondo monetario promuove le strategie di mosca mentre l’Italia va in recessione


Non ci sono più le mezze stagioni e neppure i funzionari del FMI di una volta. Adesso il Fondo Monetario Internazionale si lancia in analisi e previsioni che indigneranno gli atlantisti di casa nostra e che faranno scattare le accuse di “putinismo”. Qualcuno ricorda le dichiarazioni fondamentali di un tale Enrico Letta, all’inizio di marzo, a proposito delle sanzioni che avrebbero spazzato via la Russia in pochi giorni? Qualcuno ricorda le profonde analisi degli esperti economici di quotidiani un tempo “grandi” ed ora ridotti a poca cosa? Quelle analisi su un crollo del Pil russo del 30/50%?

Beh, ora arrivano questi maledetti del FMI e correggono le previsioni. Non quelle di Letta, che nessuno prende in considerazione. E neppure quelle dei chierici di regime. No, correggono le proprie analisi. E se il Pil russo del 2022 era previsto in calo del 6% nelle valutazioni di luglio, ora la flessione si è quasi dimezzata, a -3,4%. A fronte di un crollo del Pil ucraino del 35%. Riviste al ribasso anche le prospettive per Cina (dal 3,3 al 3,2%) e, soprattutto, per gli Usa (dal 2,3% di luglio all’attuale 1,6%).

Il Presidente della Cina Xi Jinping

Dunque, secondo il Fondo monetario, hanno funzionato le strategie economiche e finanziarie di Mosca. Con uno spostamento dell’interscambio verso altri Paesi, soprattutto asiatici, e con il recupero dell’occupazione a livelli analoghi a quelli che precedevano l’inizio del conflitto.

Quanto all’Europa, tutti gli analisti concordano sulla previsione che il peggio debba ancora venire. Con una recessione che sarà aggravata dalle misure per contenere l’inflazione, a partire dall’aumento dei tassi. E questo porterà a minori investimenti e minore occupazione, con tutto ciò che ne consegue in termini di consumi e di sopravvivenza delle aziende. Così, mentre i governi italiani uscenti ed entranti sono impegnati nel bacio alla pantofola di Biden, il pur modesto Scholz volerà ad inizio novembre in Cina, alla ricerca di una ripresa delle proficue relazioni con Pechino. Quelle relazioni difese da Merkel e che tanto bene avevano fatto all’economia tedesca.

Per Berlino, evidentemente, il declino non è una condanna da accettare supinamente solo perché lo vuole Washington. La Germania non intende rassegnarsi, nonostante gli attentati antiputiniani contro i gasdotti, a differenza dell’Italia atlantista che vuole imporre ai sudditi povertà e sacrifici per accontentare i mercanti di armi.

Augusto Grandi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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