Fino a quando ci lasceremo trattare da stupidi? I frutti del bombardamento di “propaganda” spazzatura: “Due pinguini maschi, anche se covassero una pietra fino al giorno del giudizio, mai riuscirebbero a far nascere un piccolo” di Francesco Lamendola.

L8 febbraio 2004 il solito Repubblica riportava un articolo tratto dal New York Times – questi signori hanno bisogno di avvalersi di fonti straniere perfino quando si tratta di colossali stupidaggini – esaltante la fedeltà reciproca di due pinguini maschi che vivono insieme da sei anni, nello zoo di Central Park a Manhattan. L’articolo sosteneva che i due uccelli se ne stanno per ore appoggiati l’uno sulla spalla dell’altro, poi “fanno sesso” (?), e da ultimo si sono messi a covare una pietra. Dice anche che quando il personale dello zoo ha cercato di “presentare” loro un pinguino femmina, entrambi l’hanno completamente snobbata, facendo come se lei proprio non ci fosse. Il tutto è presentato come una “sfida”, la sfida dei pinguini di New York: ma chi o che cosa sfiderebbero i due protagonisti di questa edificante storiella, battezzati Roy e Silo? Evidentemente, sfidano la nostra idea di sessualità: un’idea vecchia e superata, gretta e oscurantista, impregnata di pregiudizi e condizionata dalla nostra educazione cattolica. Meno male che Roy e Silo son lì a provarci il contrario, e cioè non solo che gay è bello, ma che gay esiste in natura tanto quanto la sessualità etero. Meno male che il direttore dello zoo di Central Park lascia filtrare nel resto del mondo queste preziose informazioni, queste indispensabili perle di saggezza politically correct; e meno male che la redazione di Repubblica, sempre spassionatamente e per puro amore della scienza e del progresso, traduce per i lettori nostrani questi interessantissimi documenti che attestano quanto sono vieti i nostri preconcetti e quanto è obsoleto il nostro universo mentale. Ci sentiamo profondamente toccati da tanta sollecitudine da parte di quanti vorrebbero colmare la nostra colossale ignoranza, e quasi non ci sentiamo degni di tanto impegno e di tanta dedizione alla causa del Vero e del Bene. D’altra parte, ci è di conforto che nobili iniziative pedagogiche, come questa, abbiano luogo ogni giorno, non solo per mezzo della stampa, ma anche della televisione, del cinema, della letteratura, della scuola, dell’università e… della chiesa. Sì, perché ultimamente il clero gay-friendly si è posto all’avanguardia di questo vastissimo movimento di svecchiamento culturale e di rifondazione dell’etica, di questa gloriosa stagione cui stiamo partecipando e ai cui luminosi traguardi un fato benigno ci ha concesso di assistere. I frutti di questo bombardamento quotidiano, che va avanti da anni, da decenni, si possono ormai cogliere abbondanti: e li si vede nell’incretinimento pressoché totale di quanti, dopo aver digerito quantità industriali di una tale propaganda spazzatura, ormai non sanno più formulare un solo pensiero con il loro cervello, ma si rimettono in tutto e per tutto alla inoppugnabile testimonianza degli intellettuali, degli scrittori e dei giornalisti votati alla causa dell’omosessualismo. 

La natura non conosce l’omosessualità. La sessualità nasce dall’incontro di un gamete maschile e di un gamete femminile: le piante coi fiori sono le piante che si riproducono sessualmente, mentre le altre – le felci, per esempio – si riproducono in maniera non sessuale, cioè per mezzo di spore, lo dice qualsiasi libro di biologia.

Ma vediamo da vicino come funziona il meccanismo della propaganda. Si prende un caso eccezionale e patologico, quello di due pinguini maschi dello zoo di New York, si confeziona un articolo di giornale dal titolo a tesi: Essere gay è secondo natura. La sfida dei pinguini di New York, lo si sbatte sui giornali a grande tiratura, quelli politicamente corretti, e si utilizza il tutto per affermare, senza discussione critica, un assunto apodittico: che la natura è tanto gay quanto etero. E si lascia immaginare al lettore la logica conseguenza: che non c’è assolutamente niente che non vada nel fatto di essere gay, o nel fatto che i gay siano una bella fetta della popolazione totale di una data società. Vi sono poi una serie di sottintesi che rafforzano questa tesi: il prestigio della società americana e della cultura americana; e, in seconda battuta, il prestigio di cui gode un quotidiano nazionale che, da sempre, si pone non solo come strumento d’informazione, ma anche come agenzia culturale e come strumento di formazione e di educazione civica. Insomma: se lo dicono loro, sarà vero e giusto senz’altro. Chi siamo noi italiani per mettere in dubbio ciò che viene dall’altra sponda dell’Atlantico; e chi siamo noi, che non leggiamo tutti i giorni La Repubblica, per sollevare obiezioni a ciò che afferma il più colto, il più saggio, il più aperto e moderno quotidiano nazionale? Quello che spunta sempre dalla tasca delle persone che si danno un’aria intellettuale, sul treno, per la strada, quelle che sono al passo coi tempi e che hanno una visione dinamica e globale dei problemi, e non già grettamente e meschinamente sovranista e populista? Il New York Times e La Repubblica, di qua e di là dall’oceano, sono quei giornali che “fanno” l’opinione pubblica: di conseguenza, si servono già del linguaggio, prima ancora delle idee, per orientare il modo di vedere le cose da parte dei lettori. La parola gay, per esempio: è quella che hanno scelto i militanti dei movimenti omosessualisti e i fautori dell’ideologia gender.

I frutti del bombardamento di “propaganda” spazzatura: fino a quando ci lasceremo trattare da stupidi?

Hanno imposto una parola inglese, che significa allegro”, per designare ciò che, da sempre, nella cultura europea, e particolarmente nella cultura cattolica, non era considerato né allegro, né bello, né giusto. In alternativa, parlano di omosessualità: altra parola di matrice ideologica, escogitata apposta per confonde le idee: come se esistessero due tipi di sessualità, etero e omo, parimenti naturali e parimenti legittime. Niente affatto: la sessualità, lo dice qualsiasi libro di biologia, è quella cosa che nasce dall’incontro di un gamete maschile e di un gamete femminile: le piante coi fiori sono le piante che si riproducono sessualmente, mentre le altre – le felci, per esempio – si riproducono in maniera non sessuale, cioè per mezzo di spore. Dunque, la natura non conosce l’omosessualità, non sa neanche cosa sia; meno ancora la dovrebbe conoscere la lingua italiana, se le parole hanno un senso e se il senso deve riferirsi a qualcosa di reale e non a un assunto meramente ideologico. Ma sappiamo dove vogliono arrivare, quei signori: a negare, con il concetto di sessualità, il concetto di maschile e femminile, e quindi il concetto di paternità e maternità. Per esempio, stanno

Silvana De Mari.

conducendo una battaglia per far passare l’idea che “madre” sia un concetto antropologico e non una realtà di fatto, una realtà biologica. Eppure, come dice la dottoressa Silvana De Mari(1)– un nome quasi impronunciabile negli ambienti politicamente corretti, perché ha il torto di dire cose ovvie che infastidiscono terribilmente i fautori dell’ideologia gender – visto che un ombelico ce l’abbiamo tutti, fino a prova contraria, allora vuol dire che una madre ce l’abbiamo tutti: la madre è colei che stava attaccata dall’altra parte del nostro cordone ombelicale, ossia colei che ci ha tenuti in grembo per nove mesi, prima di metterci al mondo. A noi non risulta che una pietra possa diventare un bambino, quindi non ci risulta che due pinguini maschi, se pure covassero una pietra fino al giorno del giudizio, riuscirebbero a far nascere un piccolo.

L’esistenza di eccezioni alla regola non autorizza nessuno ad affermare che la regola non esiste, o che le eccezioni e la regola stanno sullo stesso piano. Se non esistesse la differenza sessuale, non esisterebbe la vita: questo è il punto.

ora entriamo un po’ nello specifico del caso da cui siamo partiti. Di che cosa si tratta? Si tratta di due pinguini maschi che, allo zoo di New York, si comportano in maniera omofila (e non omosessuale, come abbiano detto). Benissimo. E cosa se ne vuole concludere? Niente di meno che 1) essere gay è secondo natura; 2) quei due pinguini rappresentano addirittura una sfida a chi non è d’accordo con questa asserzione. Non sapevamo che le questioni scientifiche si risolvessero a colpi di sfida; eravamo rimasti a quando le questioni scientifiche si risolvevano per mezzo di prove, ovviamente scientifiche anch’esse. Ora, le prove di un esperimento scientifico, o di parecchi esperimenti scientifici (tanti ce ne vogliono per poter dichiarare dimostrata una certa teoria) esigono una procedura ben precisa, che non ha niente a che vedere con i titoli a sensazione dei giornali, ma che prevede una serie di condizioni e di parametri ben precisi. Se si vuol dimostrare qualcosa afferente il comportamento delle specie animali, bisogna osservare gli animali in natura, non negli zoo: perché vivendo in uno zoo, fosse anche il meglio organizzato del mondo, gli animali sono non soltanto fuori del loro ambiente, ma anche fuori del mondo naturale. In particolare, manca loro la cosa essenziale: la necessità di doversi procurare il cibo, che occupa praticamente tutto il loro tempo finché vivono allo stato selvaggio. Ma in uno zoo, dove il cibo è offerto loro ogni giorno dagli esseri umani, senza che debbano minimamente lottare o faticare per procurarselo, vigono condizioni di esistenza totalmente differenti. Gli animali non sono fatti per soddisfare la curiosità dei bambini, ma per vivere nella natura; fuori di essa, in uno spazio artificiale, in un modo di vita artificiale, il loro comportamento non è più naturale. In uno zoo gli animali non sono realmente se stessi: impazziscono, o cadono in depressione, o comunque assumono comportamenti innaturali. È assurdo pertanto inferire, dal comportamento di una certa coppia di pinguini maschi, che essere gay è secondo natura. La natura non conosce niente che somigli al concetto di gay: si tratta di un concetto culturale che non riflette lo stato di natura. Del resto, anche fra gli uomini siamo pronti a scommettere che molte persone sessualmente invertite non si sentono allegre, né hanno voglia di interpretare sfide di sorta, verso la natura o verso la società: questo vocabolo è stato coniato da una minoranza di militanti attivi e bramosi di esportare l’ideologia omosessualista. A parte ciò, siamo certi che, in natura, esistono alcuni individui dall’istinto sessuale deviato: il che non significa affatto che la cosa si possa ritenere normale. L’istinto può essere deviato per una quantità di ragioni, sia sociali, sia genetiche; nel primo caso rientrano i comportamenti omofili che si verificano negli ambienti unisessuali, come collegi, caserme, prigioni, ecc.; nel secondo, assai più raro, dei veri e propri “errori” della natura. Ma che cosa si vuole desumere, da questo fatto? La natura, la natura biologica, non è perfetta: non rispetta le leggi della matematica. E con questo? L’esistenza di eccezioni alla regola non autorizza nessuno ad affermare che la regola non esiste, o che le eccezioni e la regola stanno sullo stesso piano. Se non esistesse la differenza sessuale, non esisterebbe la vita: questo è il punto. Una coppia d’individui dello stesso sesso non potrà mai procreare: questo è il punto. E né il New York Times, né La Repubblica, né il testo di filosofia per i licei che si è affrettato a riportare quell’articolo, e con quei titoli (buoni, i licei italiani che si avvalgono di simili supporti culturali!), possono cambiare di una virgola tale realtà: che per fare una nuova vita ci vogliono un individuo maschio e un individuo femmina. Tutto il resto, dalla fecondazione eterologa all’utero in affitto, è aberrazione culturale, ideologica, giuridica. E non c’è Marco Pannella, né Emma Bonino, né Vincenzo Paglia, né James Martin, non ci sono politici o teologi, laici o consacrati, che possano mutare anche solo d’un millimetro questa realtà: con buona pace di tutte le loro chiacchiere sui concetti antropologici. Maschio e femmina, padre e madre non sono concetti antropologici; sono dati di fatto della biologia; e chi nega la realtà, è per partito “deologico” preso.

Padre James Martin esponente della neochiesa “omosessualista” bergogliana.

Ecco: siamo arrivati a sfiorare il nocciolo del problema. La cultura radicale e libertina proclama che essere gay è secondo natura perché ha disperatamente bisogno di legittimarsi da un punto di vista naturalistico, dal momento che respinge ogni giudizio di valore di ordine soprannaturale e riduce qualsiasi discorso sull’uomo alla dimensione immanente e naturale. Il guaio, per essa, è che non occorre rifarsi a una morale assoluta di origine soprannaturale, come fanno i credenti (quelli veri), per dire che l’omofilia è contro natura, perché esiste anche una morale naturale, così come esiste una norma naturale. E la natura dice questo: che non si può prescindere dall’unione del maschile e del femminile, se si vuole dir sì alla vita; chiunque neghi questo, è a favore di una cultura di morte, contraria alle leggi della natura e alla stessa morale naturale. Cercare di far leva sulla verità di fatto, che esistono le eccezioni ed esistono gli anormali, per scardinare la verità in quanto tale, e cioè che la natura si basa sulla distinzione e sulla complementarità del maschile e del femminile, equivale a fare un uso strumentale di tali verità di fatto, trasformandole in bandiere per una battaglia ideologica contro la natura e contro la ragione. Chiunque, anche un bambino, capirebbe che la vita umana discende da una madre e da un padre; e anche un bambino ammetterebbe che, se non ci fossero più padri, né madri, se non ci fossero più maschi né femmine, l’umanità si estinguerebbe nel giro di una generazione. Eppure, i fautori dell’ideologia gender, che sta divenendo, nell’arco di pochi anni, l’ideologia dominante (in Francia ormai riconosciuta per legge), vogliono sostenere proprio questa follia: che non esistono il maschile e il femminile, né il padre e la madre; che la sessualità è un fatto “liquido”, modificabile a piacere; e che da una pietra può nascere un bambino – ovvero, fuori di metafora –, che si può far nascere un bambino con pratiche artificiali sempre più spregiudicate, e poi affidare quel bambino a una coppia di uomini o a una coppia di donne, magari reclamizzando ciò su catalogo, come si fa con qualsiasi altro prodotto commerciale. Tuttavia, per superare eventuali remore al trionfo di una ideologia così aberrante, quei signori avevano bisogno della collaborazione di qualcuno che, da una sponda autorevole, desse loro ragione, ma sulla base della pura emotività e non della ragione: e l’hanno trovato nei teologi progressisti e nei preti gay-friendly, alla James Martin, così buonisti e misericordiosi da considerare solo l’aspetto emotivo della cosa. Essi dicono: dove c’è amore, c’è famiglia; e se due uomini o due donne desiderano un figlio con vero amore (?), perché negar loro questo sogno? Infine, meglio due genitori dello stesso sesso, che un padre e una madre privi di amore. È un ragionamento sballato, e lo vedrebbe anche un cieco: chi garantisce che la coppia omofila vivrà d’amore e d’accordo più di una coppia etero? Non importa: una volta imboccata la via delle emozioni (come piace a Bergoglio) la ragione sparisce, e il buon senso pure…

Francesco Lamendola.

NOTE

(1) Silvana De Mari (Caserta, 28 maggio 1953). È una scrittrice, medico e blogger italiana.Si definisce cristiana e in più occasioni si è espressa contro Papa Francesco e l’Islam. A partire da fine 2016 ha espresso posizioni critiche verso l’omosessualità, il sesso anale l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’American Psychological Association, nei confronti delle famiglie che non appartengano a un modello tradizionale e contro l’aborto gratuito anche per le vittime di violenza sessuale.

Fonte: Wikipedia.

Per gentile concessione:

 

 

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Un commento

  1. etero si nasce

    7 Marzo 2019 a 18:15

    Sarà pure come dice lei, ma qui oramai non si capisce più nulla. Chi le ha detto che non esiste “omosessualità” in natura, ha mai visto cosa fanno cani e gatti in casa e per strada?

    La sua tesi contraddice la Rivelazione di don Guido Bortoluzzi che ebbe modo di vedere gli animali ancestri, da cui Dio fece nascere Adamo, avere comportamenti di tale natura. Don Guido fu ancora più preciso raccontando che tale comportamento lo ebbe finanche Caino neo confronti di Abele prima di ucciderlo. Questi comportamenti nella natura umana sono dettati quale conseguenza del peccato originale che ci ha ammorbato di anomalie genetiche e di vizi.

    Non conosco i pinguini e mi interessa poco di comprendere cosa facciano due gay, che sia comportamento disordinato è palese, ma che ci sia una componente “naturale” come si potrebbe mai giungere negarlo citando a sproposito l’ordine delle cose quando nemmeno la follia sta nell’ordine eppure di pazzi è pieno il mondo.

    Pensi a quanta sofferenza si induce a persone che hanno questa indole convincendole che per loro non c’è salvezza, che la loro natura è solo vizio acquisito, che il peccato li accompagna poichè perduti in partenza.

    Si dia una calmata. L’arroganza della salvezza è fonte di dannazione eterna. Preghi anche per loro piuttosto che di croci ne portano addosso più di una.

    Tra un ragazzo che si da fuoco in Chiesa o uno che si butta giù dal balcone poichè teme anche solo poterne parlare coi genitori preferisco quello che prende coscienza e coraggio ed a cui un articolo come il suo non vedo quale aiuto potrebbe mai dare.

    Dio trova il modo di parlare ad ognuno di noi, di certo, non con la violenza e la volgarità che lei esprime.

    Le assurdità del matrimonio gay, dell’adozione dei bimbi per i gay, le inseminazioni a pagamento e gli uteri in affitto … sono anche le risposte sbagliate ad atteggiamenti di totale chiusura ed incomprensione di chi per sua natura si ritiene superiore.

    rispondere

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