Il genio dimenticato che ha fondato la nostra civiltà, prima ancora che la Grecia diventasse classica.

PITAGORA, NOSTRO PADRE E MAESTRO

Prima della filosofia, prima della scienza, prima della politica: tutto cominciò con Pitagora

di Marcello Veneziani

Tutti conoscono Pitagora per un teorema, pochi sanno che fu molto di più: padre della filosofia, iniziato ai misteri di Egitto, Caldei ed Ebrei, fu il primo a intrecciare scienza, musica, politica, astronomia, medicina e religione in una sola visione del mondo. Nato a Samo ma di origini tirreniche, Pitagora trovò in Italia la sua patria spirituale: a Crotone fondò la sua scuola-comunità, il seme da cui germogliò la Magna Grecia. Un’esperienza in cui la conoscenza era rito, disciplina, ascesi, e dove il sapere serviva a elevarsi verso il divino. Pitagora creò leggi per gli italioti, educò le città alla libertà e al governo saggio. Per i suoi discepoli, il silenzio, il vegetarianesimo e la comunione dei beni erano strumenti di purificazione. Non era solo un maestro, ma un essere quasi divino, capace — si diceva — di mostrare la sua coscia d’oro come prova della sua origine celeste. Oggi di lui resta un’eco flebile, ridotta a formule scolastiche o a reminiscenze massoniche. Eppure, nel suo pensiero c’era già tutto: la connessione organica tra sapere e politica, tra scienza e mito, tra educazione e trasformazione interiore. Riscoprirlo significa riconoscere che la vera origine della nostra civiltà non fu Atene, ma l’Italia antica. Lo racconta con rigore e passione Angelo Tonelli in Pitagora, il maestro segreto, riportandoci alle radici dimenticate della nostra identità culturale. (Nota Redazionale)


In principio fu Pitagora. Fu lui il primo a definirsi filosofo. Fu lui il primo a sostenere l’immortalità dell’anima e la sua trasmigrazione. Fu lui il primo a scoprire le leggi segrete della matematica e dell’armonia musicale. Fu il primo sapiente a occuparsi di politica e di costituzioni, e di medicina e di astri. Fu il primo degli italici, il fondatore della Magna Grecia, una colonia più grande della madre Grecia. E fu il primo a fondare una scuola italica. Dopo di lui venne la scuola eleatica di Parmenide nel basso Tirreno, Empedocle in Sicilia, e poi gli altri. Pitagora fondò la sapienza al crocevia tra la teologia e il pensiero, il mito e la scienza, il culto e la musica, la politica e l’educazione, la medicina e l’astronomia; e considerò il fulcro della sapienza proprio nella connessione organica tra saperi, pratiche, riti e misteri.

Dici Pitagora e la gente pensa al teorema che da lui prende il nome o al più alla tavola pitagorica. O se accenni alla sapienza esoterica di Pitagora qualcuno pensa alla Massoneria e alla sua segreta architettura che da Pitagora trasse ispirazione. Ma Pitagora, devoto di Apollo, allievo di Orfeo, maestro di Platone e di tanti filosofi e matematici, fu qualcosa di più, fu considerato quasi un dio, un ponte tra l‘umano e il divino; alcune testimonianze narrano che Pitagora avesse una coscia d’oro, a riprova della sua origine sovrumana. Lui stesso disse di sé che era nato da semi più potenti di quelli mortali. Ma per lui solo la verità rende simili agli dèi.

Proviamo a farne in breve la storia, avvalendoci di varie fonti, ma se volete una sintesi più ampia c’è ora la preziosa ricostruzione di Angelo Tonelli, Pitagora, il maestro segreto, (1) da poco edita da Feltrinelli. Pitagora nacque intorno al 572 avanti Cristo a Samo, in Grecia, ma la sua famiglia era di origine etrusca e tirrenica; suo padre Mnesarco era incisore di pietre preziose, un’arte sacra. Pitagora fu iniziato ai Misteri dagli Egizi, i Caldei, gli Ebrei, i Magi. Ma la sua vita fiorisce nel sud d’Italia, in particolare tra Crotone e Metaponto.

Porfirio racconta che in una sola lezione tenuta “subito dopo che era sbarcato in Italia”, Pitagora raccolse intorno a sé più di duemila uditori che dopo averlo ascoltato decisero di non tornare più nelle loro abitazioni ma edificarono un’enorme casa degli uditori, così fondando “quella che tutti chiamarono Magna Grecia d’Italia”. Non a caso per Ernst Bloch “L’Italia è il paese dove tutto prende inizio”. Pitagora è il più luminoso esempio di quell’antichissima sapienza degli italici di cui scrisse Vico.

In quella scuola Pitagora insegnò la dottrina ma istituì anche le leggi per gli italioti, creò una comunità; rese libere le città, le permeò della sua saggezza, dalla Sicilia a Taranto. Nella sua scuola vigeva una dieta vegetariana, la disciplina del silenzio, soprattutto per i neofiti, lo spregio della fama e della ricchezza; i beni erano in comune, ma chi si dimostrava indegno di appartenervi veniva espulso come straniero di un’altra razza e riceveva il doppio dei beni che aveva messo in comune.

Premio di consolazione e buonuscita per aver mancato la via dell’eternità. All’inizio e alla fine della giornata bisognava fare i bilanci e chiederti cosa hai fatto, dove hai sbagliato, quale dovere non hai compiuto. Pitagora aprì la scuola ai fanciulli e alle donne – famosa fu la sua allieva Teano; raccomandava di non maltrattare le mogli. Alla sua scuola si curavano le malattie del corpo, l’ignoranza dell’anima, la smoderatezza del ventre, la sedizione pubblica, la discordia domestica, la mancanza di misura.

fonte Redazionale

Si praticava il rispetto della natura, dalle piante agli animali; lunghe camminate, bagni e banchetti in onore degli dèi. Insegnava l’amicizia tra gli uomini e con il cosmo, anche la postura e lo stile. Gli adepti erano divisi tra pitagorei e pitagorici, ossia matematici o acusmatici, esoterici o exoterici. Poi la scuola suscitò invidia e dispetti, sicché i seguaci di Cilone (una specie ante litteram di cosca della ‘Ndrangheta?) decretarono la morte della scuola e il massacro dei suoi adepti. Pitagora si rifugiò a Metaponto dove poi morì. La sua casa fu trasformata in un tempio dedicato a Demetra (una basilica neopitagorica fu scoperta nel 1917 a Roma, a Porta Maggiore).

Pitagora non lasciò scritti – a parte una raccolta postuma nota come i Versi aurei, curati da Julius Evola – ma lasciò un’impronta su più terreni, visibili e invisibili. Sacra è la sua tetratkis, il triangolo numerico che ha la base di quattro elementi, il secondo livello è di tre, il terzo di due e il vertice uno: la somma dei quattro primi numeri è dieci.

Pitagora vestiva di bianco, vesti candide e pure, rifuggendo pelli di animali, e usava lenzuoli di lino. Offriva agli dèi non solo incenso e mirra ma anche focacce, miglio, fave (per lui sacre e pericolose). Tra i suoi prodigi leggendari, Pitagora godeva di bilocazione, discendeva agli inferi, conosceva le sue vite precedenti e quelle post mortem; ammansì il feroce orso dauno, dialogò col bue di Taranto, accarezzò l’aquila bianca in volo. Usava la musica, i canti e la danza come terapia, “incantamento” e catarsi, tra il dionisiaco flauto e la lira apollinea. Per Pitagora l’Inizio è la metà del tutto: sembra il proverbio “chi ben comincia è alla metà dell’opera” ma lui intendeva che ogni inizio esige una preparazione preliminare, implicita e invisibile. Per Empedocle fu “un umano di sapienza sovrumana che acquisì immensa ricchezza di precordi, eccellente in opere sagge di ogni genere”. Pitagora, nostro Padre e Maestro.

La Verità – 14 giugno 2024
(Panorama n.29)

 

 

 

 

Approfondimenti del Blog

(1)

 

Descrizione

Tonelli ci porta a scoprire i sotterranei legami tra l’Occidente e l’Oriente, l’ineliminabile esperienza del mistero che permette al “noûs” di accostarsi alla verità.

Conosciamo tutti Pitagora fin dai primi anni di scuola, quando abbiamo sentito pronunciare il suo nome davanti all’ipotenusa di un triangolo. Pochi sanno, però, che dietro quel nome si nasconde una figura a metà tra l’umano e il divino, perfetto esempio di amante della Sophía capace di superare i confini della sua epoca e proiettarsi nell’eternità. In un viaggio attraverso le testimonianze degli Antichi, in particolare Aristotele, Giamblico, Porfirio, Diogene Laerzio, Angelo Tonelli ci restituisce la figura affascinante ed enigmatica di un Sapiente che amava comunicare i suoi insegnamenti da dietro una tenda e che si dice avesse una coscia d’oro, a indicarne la parentela con la divinità. Per alcuni incarnazione di Apollo, per altri uomo ispirato dalle Muse, Pitagora si erge alle soglie del tempo come Maestro segreto, che della sua vita ascetica, delle sue pratiche catartiche e meditative e delle sue intuizioni intorno all’origine e alla struttura del cosmo ha fatto un insegnamento per gli iniziati alla sua Scuola e uno strumento per favorire lo sviluppo dell’umanità nei secoli a venire.

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