“Mangerai il pane con il sudore del tuo volto”

PIÙ MIGRANTI PER EVITARE DI RISPETTARE LA COSTITUZIONE

SUL DIRITTO ALLA GIUSTA RETRIBUZIONE


“Mangerai il pane con il sudore del tuo volto”. Il Dio biblico lanciò la sua maledizione su Adamo, e discendenti. Poi, però, si è meglio precisato il come e il quanto. La costituzione italiana avverte infatti che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Però, per il mondo delle imprese italiane, non è chiaro cosa significhi “libera e dignitosa”. Se, poi, il lavoratore è stato fatto arrivare clandestinamente per costituire l’esercito industriale di riserva, nel concetto di dignitoso rientrano anche le baraccopoli o, meglio ancora, i materassi collocati sotto i portici, nei dehors, sotto le pensiline delle fermate degli autobus.

Anche di questo si è parlato ieri a Pergine Valsugana (Trento) in un convegno sul problema dei migranti, organizzato dalla Fondazione Nodo di Gordio. Un problema che richiederebbe risposte più serie, e strutturali, rispetto alla creazione di qualche centro di detenzione provvisoria per 3mila persone in Albania. E se il coraggio, se manca, uno non se lo può dare, anche le idee non si comprano al mercato sotto casa. Soprattutto senza pagarle.

Perché, gratis, si può continuare a credere che bastino le braccia per far crescere l’economia italiana. Rinunciando ai cervelli perché costano troppo. E, gratis, si può anche credere che “l’esistenza libera e dignitosa” consista nell’obbligare i lavori allo sradicamento famigliare e sociale, oppure a lunghissime trasferte quotidiane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non un’idea sui cambiamenti che deriveranno dal dilagare dell’intelligenza artificiale. In Italia si preferisce la deficienza naturale, salvo poi lamentarsi per la scarsa produttività. Non uno che si chieda le ragioni per le quali i concorrenti europei registrino andamenti migliori in termini di aumenti produttivi. Non uno che metta in relazione queste performances con gli incrementi salariali e con l’inserimento di figure professionali più preparate, più innovative.

Macché. Continuiamo a far arrivare braccia. E se, per sbaglio, sbarcano tecnici, ingegneri, artigiani qualificati, li aiutiamo a raggiungere la Francia e la Germania. Oppure stipuliamo accordi per far arrivare medici ed infermieri stranieri che sostituiscano gli italiani in fuga. Perché, per trattenerli, bisognerebbe pagarli. Non sia mai! Facciamo arrivare dall’estero il personale sanitario che, dopo un po’, supererà le Alpi per essere sostituito da nuovi arrivati.

Andrea Marcigliano
Augusto Grandi

 

 

 

 

 

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