Platone c’insegna che con Amore non si scherza. Se ci afferra, dispettoso fanciullo, demone nell’accezione antica, cioè tra la divinità e l’uomo, non ci molla ci travolge ci stravolge.

 

 

 

1898 La Scuola Di Platone Jean Delville

 

Platone c’insegna che con Amore non si scherza. Se ci afferra, dispettoso fanciullo, demone nell’accezione antica, cioè tra la divinità e l’uomo, non ci molla ci travolge, ci stravolge. Ecco perché

l’oggetto del nostro amore è sempre bello, mentre colui che ama è sempre brutto. Cesare Pavese: “È buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi”… Banchettano gli dei, se la spassano come comuni esseri mortali, e Poros (l’Espediente, il Possesso), avendo assai bevuto, si sdraia sul prato per farsi un sonnellino e digerire, magari tra un rutto e l’altro, cibo e vino. Ecco che, allora, se ne approfitta Penia (la Povertà), quella che nessuno invita perché troppo racchia e guastafeste. Fino a quel momento ad elemosinare gli avanzi, essa giace a lui accanto e si fa possedere. Così, nel giorno del compleanno d’Afrodite, venne concepito Eros, amante della bellezza e dedito a generare amore. Platone, grande costruttore di miti. Così: “E’ bello ciò che piace”, dicono trovando conforto sfigati falliti allupati e non solo loro…

(Avevo un amico, scapolone impertinente, su in Romagna, dove ho trascorso tanta parte della mia giovinezza. L’estate scorrazzava sulla spiaggia nei dancing a fare la posta davanti agli alberghi. Erano gli anni delle tedesche, bionde alte coscia lunga carnagione fior di latte, in cerca di solo mare pizza e magari un flirt guardando le stelle mentre facevano scivolare le mutandine sulla sabbia. Non alto, i capelli arruffati, senza una lira, con una Vespa scrostata e in cerca perenne di un po’ di miscela. Eppure era il nostro mito. Sempre con ragazze top-model… Beh, ormai avendo superato i quarant’anni, una sera al bar Canasta ci raggiunge e fa esplodere la notizia shock: “Mi sono sposato. Domani sera tutti a cena da me che ve la presento. È uno schianto, mai avuta una donna così bella e brava…”. Bottiglia di spumante paste fiori camicia pulita pantaloni stirati. Ci apre l’eroe dei nostri sogni di erotismo estremo, mentre dalle scale scende un essere alieno e amorfo, insomma un cesso, ‘na cozza. Ammutoliti sconcertati sconvolti ci guardiamo fra noi e lui, serafico con voce modulata e soave: “Ragazzi, ho sempre amato i quadri di Picasso!”).

Torno sul dialogo Il Simposio perché è quello più distante dall’immagine a tutto tondo del filosofo che della razionalità si fa arma per distruggere gli odiati sofisti e costruire un grande affresco

Nicolas André Monsiau, Socrate, Alcibiade e Aspasia 1801, Museo di Belle Arti Pushkin di Mosca.

sistematico. “Solo la bellezza ci salverà(L.C.): è Dostoevskij (L.C.)che parla e aggiunge, nel suo libro più famoso, dopo aver riconosciuto come “il mondo è costruito sulle assurdità. Non comprendo nulla, e non voglio comprendere nulla”, che si resta in esso “per la furiosa e scostumata sete di vivere”. Grande, troppo grande… E Platone introduce, da narratore esperto, l’arrivo di Alcibiade, il bello invidiato desiderato Alcibiade, a cui tutto è concesso e a cui tutti vorrebbero concedersi. Folle ed ebbro di desiderio per Socrate… consentendo, con il rifiuto di quest’ultimo nell’accettare l’offerta del corpo giovane e prestante, di elevare la bellezza all’Idea del Bello, percorso privilegiato per accedere alla visione universale e necessaria. Mentre la ragione si vede costretta procedere per gradi relazioni connessioni, in una sorta di gioco dell’oca o del gambero – che palle! –, un passo avanti due indietro e ancora un passo…

Anonimo-Francese (18:19) Ettore alle porte Scee saluta la moglie Andromaca e il figlio Astianatte

Shakespeare, nel Romeo e Giulietta: Chi è che ama se non al primo sguardo. Su una panchina, nel giardino del castello di Gradara, Paolo e Francesca si smarriscono e si trovano tramite un libro che parla d’amore. In fondo il dialogare intorno alle “cose d’amore” e immergersi nell’arte della seduzione amorosa possiedono labili confini. Il corpo con il sudore e lo sperma, l’animo con i suoi timori e tremori… Prima venne la poesia, ciò per cui si conserva il nome – in Grecia fu Omero, ad esempio, descrivendo Ettore e Andromaca alle porte Scee(1)  poi il volo al tramonto dell’uccello caro alla dea Athena, come affermava nei rari momenti lirici il pedante Hegel. Nella cella dei condannati a morte, nella notte del 5 febbraio 1945, il mio fratello più caro verga questi ultimi versi:

  • Les derniers coups de feu continuent de briller/
  • dans le jour indistinct où sont tombés les nòtres./
  • sur onze ans de retard, serai-je donc des vòtres?/
  • je pense à vous ce soir, ò morts de Février”.
Athena [bassorilievo- proritetà privata]

Ecco: anch’io, alle prime luci di questo giorno in cui si rinnova il ricordo di quelle dodici bocche avide del tuo sangue, là, nel forte di Montrouge, avverto più prepotentemente lo strazio della tua carne strappata, Robert Brasillach(2). E avverto come siamo venuti meno in tanti, in troppi, alle virtù della fierezza e della speranza che volesti lasciarci a testamento. E rammento come Jean Anouilh, il commediografo che s’era adoperato a raccogliere le firme degli intellettuali francesi per chiedere la grazia, respinta, dal generale de Gaulle, passeggiando con l’amico e attore Paul Fresnay, apprendendo della sua fucilazione, esclamò: “Anche noi faremo la nostra lista (di proscrizione)!”. Spiegando che sarebbe stata “la lista di coloro a cui non stringeremo più la mano”. E conservo i tuoi Poemi di Frèsnes, che non volli farmi mandare nel carcere di Regina Coeli perché dovevo ritrovarli fra i miei libri come segno della libertà riconquistata. Quelle poesie, strazianti e rasserenanti, che sono la vittoria dell’amore sull’odio, del vinto(?) sull’arroganza del vincitore(?)… e che elevano il poeta là dove Platone collocava la Bellezza tramite Eros…

Mario Michele Merlino

Per gentile concessione: 

 Fonte Ereticamente del 7 Aprile 2019

 

Note

  • (1) Le Porte Scee erano, secondo il mito, le porte della città di Troia, riportata alla luce nell’Ottocento dal tedesco Heinrich Schliemann. Erano la maggiore forza difensiva di Troia e devono la loro fama a Omero e alla sua Iliade. Erano le porte monumentali della città ed era un luogo di culto del Sole. Erano state costruite, come il resto delle mura, dagli dei Poseidone e Apollo. Sotto di esse, si svolsero alcune tra le battaglie più importanti della guerra di Troia e fu proprio qui che Achille trascinò il cadavere di Ettore dopo averlo sconfitto in duello e attaccato al suo carro; sempre qui, secondo la predizione fattagli in punto di morte dallo stesso Ettore, Achille sarebbe stato ucciso per mano di Paride guidato dal dio Apollo:
      • «… Ma bada
      • che di qualche celeste ira cagione
      • io non ti sia quel dì che Febo Apollo
      • e Paride, malgrado il tuo valore,
      • t’ancideranno su le porte Scee.» (Omero, Iliade, Libro XXII)
      • Resistettero sempre agli attacchi degli Achei, ma furono distrutte dagli stessi Troiani per far entrare in città il gigantesco cavallo di legno col quale i Greci alla fine espugnarono la città e vinsero la guerra.
  • (2) Robert Brasillach (Perpignano, 31 marzo 1909 – Arcueil, 6 febbraio 1945) è stato uno scrittore, giornalista, poeta e critico cinematografico francese, principalmente noto per essere stato il caporedattore del settimanale Je suis partout. Dopo la liberazione di Parigi nel 1944, accusato di collaborazionismo con il Terzo Reich, fu condannato a morte e giustiziato dopo il rifiuto di De Gaulle di concedergli la grazia. La sentenza rimane un caso controverso nella storia giuridica francese, perché basata su “crimini intellettuali” piuttosto che su azioni militari o politiche.

Fonte

Immagine: 1898 La Scuola Di Platone Jean Delville

 

 

Libri Citati

  • Quale bellezza salverà il mondo. «L’idiota» di Fëdor Dostoevskij
  • e la grammatica dell’amore Sante Ambrosi
  • Editore: Olio Officina
  • Collana: OOF book
  • Anno edizione: 2019
  • In commercio dal: 22 marzo 2019
  • Pagine: 100 p., Brossura
  • EAN: 9788894887235.  Acquista. € 11,90

 

 

Descrizione

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma non senza la bellezza. Non potrebbe più vivere perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui. Tutta la storia è qui. Ma qual è la bellezza che salverà il mondo? Il tema della bellezza non è tra i più facili da approfondire ed esaminare. Quella vera non sarebbe nemmeno da ricercare in ciò che appare più evidente. Dostoevskij nelle sue opere la individua in tutte le sue manifestazioni, dalla natura alla bellezza dell’arte, ma la sola bellezza che può salvare il mondo, quella autentica, per lui è da ricercare altrove. In questa ricerca di un senso profondo da assegnare alla vita, Dostoevskij si pone su un altro piano, del tutto originale e spiazzante. Così, attraverso le pagine di un capolavoro letterario come “L’idiota”, si scopre e si comprende la vera essenza del bello, in grado di sradicare e trascendere il quieto vivere dell’uomo di ogni tempo.

  • La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvetaeva
  • Tzvetan Todorov
  • Traduttore: Emanuele Lana
  • Editore: Garzanti
  • Formato: EPUB con DRM
  • Testo in italiano
  • Cloud: Sì Scopri di più
  • Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
  • Dimensioni: 403,9 KB
  • Pagine della versione a stampa: 284 p.
  • EAN: 9788811131946.    Acquista € 9,99

Descrizione

Per millenni e millenni, gli esseri umani l’hanno chiamato «Dio». Poi ha preso anche altri nomi: «Nazione», «Classe», «Razza». Oggi molti non si riconoscono più in queste forme religiose o politiche, e tuttavia continuano a inseguire l’assoluto. Una delle strade che si possono seguire in questa ricerca è l’arte, l’aspirazione alla bellezza. Al centro della vita di Oscar Wilde, Rainer Maria Rilke e Marina Cvetaeva c’è proprio questa ossessione: questi tre grandissimi scrittori non si sono accontentati di creare opere d’arte sublimi, ma hanno posto la loro intera esistenza al servizio del bello e della perfezione. Fino alle estreme conseguenze: per Wilde, questo ha portato alla decadenza fisica e psichica; Rilke ha avuto come compagna costante la depressione; la Cvetaeva è arrivata addirittura al suicidio. Tzvetan Todorov racconta i loro destini, così appassionanti e tragici. E si interroga sul senso più profondo della loro esperienza di «avventurieri dell’assoluto». Per chiedersi in che cosa consista davvero una vita bella e scoprire il segreto dell’«arte della vita».

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