Quando il conflitto non è più un evento eccezionale, ma una condizione permanente dell’agire umano e politico.

Battaglia navale tra ateniesi e spartani all’interno del porto di Siracusa. Incisione

«Pòlemos. La condizione della guerra»

Una riflessione sulla guerra come stato normale della storia, oltre l’illusione della pace.

di Andrea Marcigliano

Nel precipitare del mondo verso una molteplicità di conflitti solo in apparenza scollegati, la guerra riemerge non come accidente, ma come condizione strutturale della storia umana. Muovendo da ciò che accade sotto i nostri occhi e risalendo alle radici classiche del pensiero politico — dalla Guerra del Peloponneso raccontata da Tucidide fino alla modernità frammentata — Marcigliano riflette sul pòlemos come stato ordinario dell’esistenza collettiva. La pace, suggerisce, non è che una tregua funzionale: un intervallo necessario per riprendere fiato prima del prossimo scontro. Una lettura disincantata, lontana da retoriche morali, che interroga l’uomo e la storia nella loro verità più scomoda. (N.R.)


Una riflessione, a margine di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi.

Il precipitare del mondo in una guerra generale. Mondiale, se vogliamo definirla così, ancorché frammentata in una pluralità di guerre e guerricciole scollegate fra loro.

Solo in apparenza, però. Ché la condizione della guerra è generale. E, soprattutto, sono generali gli interessi che scatenano tanti conflitti.

Bene, di questo ho già parlato. Forse anche troppo.

Quello che, però, ora mi si viene in modo, quasi, angosciante, è altra cosa.

La guerra, la condizione della guerra è una costante nella storia e nella vita di noi uomini.

La pace? Spiace constatarlo, ma solo dei periodi di tregua. Più o meno brevi. Che hanno l’unico scopo di riprendersi. Di recuperare forze ed energie per tornare a combattere.

Atene vs Sparta

L’esempio che mi viene in mente è la Guerra del Peloponneso. Così come ci è stata raccontata da Tucidide, almeno in parte. E poi da altri, Senofonte eccetera.

Una guerra lunghissima. Intervallata da lunghe, lunghissime a volte tregue. Altre volte tregue stagionali, ché si combatteva in Primavera/Estate. E in Autunno/ Inverno ci si dedicava alle necessarie attività agricole.

Intere generazioni, dunque, crebbero in tutta la Grecia senza conoscere la pace. Se non come condizione di tregua. Breve e occasionale.

E anche quando Atene, sconfitta, capitolò, non venne la pace. Cominciarono nuovi conflitti. L’Anfizionia Delfica, il Tiranno di Fere. La Tebe di Epaminonda.

E poi Filippo di Macedonia e suo figlio Alessandro…

Non c’era, dunque, mai la, vagheggiata e utopica pace. Assoluta. Una illusione. Un sogno.

La nostra storia, la storia umana in generale, è ben esemplificata da quella greca antica.

Prendiamo il tempo, quasi, presente.

La lunga, oltre mezzo secolo, Guerra Fredda. Che, certo, rappresentò una stagione di pace, ancorché angosciata, per noi europei.

E che, tuttavia, vide altrove guerre. Combattute direttamente tra USA e URSS, o, più facilmente, per procura. Il Vietnam, la Corea…solo per fare due fra i tanti esempi possibili.

Poi, il crollo dell’URSS. La, fallimentare, Glasnost di Gorbacev. Gli anni, folli e dissipati, di Eltsin.

Ma non fu pace. Solo un’illusione di egemonia mondiale statunitense. Ben rappresentata da Bill Clinton che rideva. E suonava il sax.

Durò poco. Come poco durò la “fine della storia” teorizzata da Fukuyama. Che ha, poi, dovuto rimangiarsi tutto. Fare un, accorato, mea culpa.

E siamo, così, già alle soglie dell’Ucraina. Del conflitto mondiale asimmetrico che stiano subendo. Incoscienti.

Prima, però, c’è stata la Somalia, le guerre africane, il Medio Oriente perennemente in fiamme…e potrei continuare. A lungo, molto a lungo. Purtroppo.

E allora? E allora penso che avessero ragione i greci antichi. La condizione naturale degli uomini è il conflitto. La guerra. Il Pòlemos.

L’unica possibilità, per noi uomini, non è vagheggiare la, impossibile, Pace, ma stabilire delle precise regole di guerra. Fino a ritualizzarla. Come nei tornei del lontano Medioevo.

Quello che oggi, purtroppo, manca. Perché le attuali élite si dimostrano peggio che inette. Totalmente disinteressate ai destini dei popoli che dovrebbero governare.

E che, invece, stanno portando al macello.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

Consigli di lettura

 

 

 

 

Descrizione

Uno studio dell’evento di maggior portata della storia, che accompagna da sempre l’umanità. La storia di questo immane e terribile fenomeno viene raccontata dalle origini in Occidente, partendo dai primi storici greci e latini, per proseguire nella sua evoluzione fino alla tragica alba del Novecento, quando, con la Grande guerra, sarebbe per sempre cambiata la concezione del conflitto, grazie alle novità introdotte dal progresso della tecnica.

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