Tra origini popolari e miti rivoluzionari, una riflessione sul sangue e le radici dei leader del Novecento.

Quarto Stato dietro front!

POPOLI ED ALTRE CARABATTOLE

Mussolini, l’unico rivoluzionario davvero figlio del popolo.

di Andrea Marcigliano

Nel breve saggio Popoli ed altre carabattole, Andrea Marcigliano smonta con precisione e sarcasmo la leggenda delle “origini proletarie” dei grandi capi del secolo scorso. Mentre Lenin, Trotzki e buona parte dei bolscevichi provenivano da famiglie agiate o funzionariali, Mussolini resta l’unico a discendere da un autentico ceppo popolare: figlio di un fabbro, cresciuto nella miseria, modellato da una rabbia sociale genuina. Un ritratto spoglio di retorica, che riporta la storia alla sua nuda verità: le rivoluzioni, troppo spesso, furono opera dei borghesi. (Nota Redazionale)


Mussolini era il “figlio del fabbro”. Estrazione popolare autentica, nonostante il grossolano, tentativo di Manganelli di ridipingerlo come un piccolo borghese. Perché è vero che, verso la fine, suo padre riuscì a diventare un, piccolo, oste, migliorando così di poco la sua posizione sociale. Però questo avvenne dopo, quando il Benito – così chiamato in ricordo del rivoluzionario messicano Benito Juarez – aveva già intrapreso la sua strada. Di rivoluzionario socialista.

Benito Juarez

 

 

 

 

 

 

 

Piaccia o meno, ma questa è la realtà della storia. E, comunque, Mussolini resta “rara avis” tra i rivoluzionari del secolo scorso. L’unico con un’autentica origine popolare.

Alessandro Mussolini

 

 

 

 

 

 

 

Lenin? Padre ciuvasko, alto funzionario dello stato zarista. E madre, la Galt, di una ricca famiglia di ebrei ucraini. Esattamente come Trotzski.

E come la maggioranza dei dirigenti del Partito Bolscevico.

Fa, in parte, eccezione Stalin. Giugasvilij, di padre georgiano, ma di madre osseta. Madre che amava, padre che detestava. Tant’è che ancora oggi si possono trovare monumenti a Stalin in Ossezia. Considerato un grande benefattore.

Leon Trotskij

 

 

 

 

 

 

 

Per altro, aveva studiato da prete. Cattolico, gesuita. E questo, diciamo così, imprinting se lo portò dietro per tutta la vita. Non a caso, spesso finiva i suoi discorsi al comitato centrale con la frase “Grazie a Dio”, provocando il riso dei compagni.

Che, per altro, poi smisero di ridere.

Altri? Hitler, Adolf. Era un giovane pittore, con velleità artistiche, nella Vienna del primo Novecento. E, tra l’altro, conviveva con una ragazza ebrea. Era anarcoide.

Poi, non fu ammesso all’accademia, sembra per un solo voto. Si trasferì in Germania. Si arruolò…il resto è storia ben nota.

In buona sostanza, tutti i, più o meno grandi, più o meno tragici, rivoluzionari del secolo scorso venivano dalla borghesia. Talvolta dalla stessa aristocrazia, come il principe Bakunin, campione dell’anarchismo.

Parlavano in nome del “popolo” e, certo lo guidavano. Ma non venivano da lì. Non ne facevano sostanzialmente, parte.

Mikhail Aleksandrovitch Bakunin

 

 

 

 

 

 

 

Questo mi indurrebbe a credere alle idee di Vilfredo Pareto. Alle élite che, sole, fanno le rivoluzioni.

Tuttavia è piuttosto un’altra la domanda che mi sovviene. E inquieta.

Cosa mai è questo, benedetto o maledetto, “popolo”. Del quale tanti, troppi se non tutti, si riempiono la bocca. Ma che resta, alla fin fine, un ente indeterminato. Vago, confuso.

Perché, certo, non è la “massa”. Quella che sperimentiamo sempre di più ogni giorno. Amorfa, ottusa, cieca. Che si fa dirigere anche verso l’abisso, senza quasi reagire. E l’esperienza di questi anni, dal fantasma del COVID alla guerra con la Russia, ce lo rende, tragicamente, palese.

Il popolo è, o almeno dovrebbe essere, ben altra cosa. Non un ammasso di uomini, bensì uno…spirito. Un ente, se vogliamo, che unisce uomini diversi per personalità e tendenze. E che, però, presentano tratti capaci di accomunarli.

I tedeschi, gli italiani, i francesi…probabilmente questa identità nella diversità distingueva, un tempo, i popoli.

Certo, oggi è sempre più difficile trovare questi tratti distintivi. L’uniformità, la massificazione è nel divenire delle cose. Si livellano i costumi, i cibi, le abitudini. Un ragazzo americano e uno italiano si distinguono, ormai, quasi solo per la lingua che parlano. Sempre più stentatamente.

Alasdair MacIntyre

 

 

 

 

 

 

 

E allora capisco Alasdair MacIntyre, che andava cercando una forma di comunità, di popolo, tra i pescatori delle Orcadi. In un isolamento estremo.

Un isolamento che ancora permette di essere una comunità, una tribù, un popolo. Per forza di cose.

Ma il ‘900 non è stata epoca di microcomunità. Queste possono venire relegate alla fantasia, storie come quelle di Goscinny e Uderzo. Asterix il Gallico, Obelix, il druido Panoramix. Malinconia per ciò che è ormai più che altro, dietro la parvenza, sogno, nostalgia…Non realtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Resta, comunque, senza risposta la domanda su cosa possa intendersi, oggi, come “popolo”.

E l’angoscia sorda di fronte alla prospettiva che tale idea svanisca completamente. In breve tempo.

 

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

Un commento

  1. Cla

    14 Novembre 2025 a 20:31

    Buddha figlio di un principe.
    S. Francesco figlio di un ricco mercante.
    Maometto figlio di un ricco mercante.
    Ma forse sono solo personaggi inventati anni e anni fa a buon uso del popolo.

    rispondere

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