Città protestante, calvinista e tollerante, patria del libero sesso in libero commercio, Amsterdam è la vera capitale morale dell’Olanda

Città protestante, calvinista e tollerante, patria del libero sesso in libero commercio, Amsterdam è la vera capitale morale dell’Olanda. All’avanguardia nelle nozze gay, libera droga,

Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1632). Lezione di anatomia del dottor Tulp

eutanasia facile, sesso in vetrina e da asporto, l’Olanda è la madre dell’Europa permissiva. Van Gogh e Rembrandt, benché grandi pittori, qui non sono il quadro ma solo la cornice (e

Baruch Spinoza

il filosofo ebreo e olandese Baruch Spinoza, nemmeno quello). Splendida città che fa da cornice a un centro commerciale che a sua volta fa da cornice al quartiere a luci rosse, è da decenni la mecca degli allupati. Il Negozio è l’anima di Amsterdam, la città che ha più canali di Venezia e Berlusconi messi insieme.

Qui il sesso si libera dal piacere nascosto ed allusivo di noi cattolici, mediterranei, figli e figliastri di Santa Madre Chiesa. E diventa in progress prima visibile, poi vistoso, quindi pacchiano, dunque banale, infine ridicolo. Qui il coito fa ridere come il peto da noi. È un’azione buffa, un’insurrezione del corpo. Anche l’erezione entra nell’iconografia come una gag. Da caricatura. Se vieni con la voglia erotica che ti pende dalla lingua, qui raggiungi la pace dei sensi, ti scopri asessuato e divertito, perché qui eros è un pendolo che oscilla tra la nausea e il comico. I sexy shop non sono l’apoteosi del sesso ma il suo ridente funerale. Ne ho visitati tanti e non per libidine, credetemi; del sesso ti restava in bocca una risata e una leggera nausea da indigestione. Giochi sadomaso, catene e braccialetti da glande, organi di ogni colore, dimensione e materiale d’uso, semoventi o statici, grandi labbra automatiche e vagine neorealiste, pronte ad accogliere con velocità programmata i marpioni allupati e solitari. Serate di sesso spettacolo con copule simulate e telecomandate, organi sessuali ridotti a marionette e mossi da fili. Finti orgasmi recitati da cani, quasi come gli attori delle soap opera. Tutto quel che il sesso ispira qui si riduce a macchina e poi a macchietta.

Un sexy shop

Là ho capito l’arma segreta per vincere la pornocrazia. Forse la Vecchia Magistra Chiesa deve andare a scuola dai protestanti astuti che hanno ridotto il sesso a ginnastica commerciale, fino a generare inappetenza, comicità e sbadiglio. Vuoi mettere tutta la dialettica raffinata e perversa di noi cattolici, col peccato e la tentazione, il nascondimento e la trasgressione, il pudore e il cedimento con questa facilità d’accesso. Paga e guarda, paga e godi. È il principio della porno tax ma applicato in favore degli utenti. Unito al criterio della saturazione. Conobbi un fumatore incallito che riuscì a smettere solo fumando centinaia di sigarette ad oltranza, fino a che fu pervaso da una nausea fortissima e stette male. Forse la stessa cosa può avvenire con il sesso, altro che castrazione chimica, puntate sul logoramento e la crisi di rigetto.

Basilica di San Nicola Amsterdam

Persino intorno alla cattedrale ad Amsterdam, dirimpetto al sacro portone, ci sono luci rosse e sgraziate puttane ammiccano ai devoti. C’è il pappone tecnologico che segue ai monitor le operazioni compiute dagli utenti nelle rispettive stanze, a tre metri dai devoti. Non c’è limite, nemmeno topografico, alla libertà sessuale; arriva fino alla porta della Chiesa. Poi mi sono ricordato che anche a Roma, ai tempi del Papa re, il mestiere femminile più diffuso era la prostituta; ce n’era una quantità biblica, direi e all’ombra delle chiese. Certo, per la miseria. Ma la Chiesa allora era più furba, lasciava fare, vedeva nel sesso un grande mezzo per conservare l’ordine famigliare e sociale. Sapeva che l’unico modo per combattere il vizio era sfogare, spurgare. Lo dicevano perfino santi come Tommaso ed Agostino. Poi dopo aver consumato qua deve tornare, diceva mamma chiesa. Dovrà pentirsi, confessarsi, pagare pegno, vivere sotto schiaffo, e magari per senso di colpa dedicarsi di più alla famiglia. Ora con il quartiere a luci rosse, con i porno shop, la guerra contro il vizio sessuale raggiunge un gradino più sofisticato: il miglior modo per far scemare l’eccitazione è ridicolizzare l’atto, buttarla sul comico. E dopo aver visto in vetrina avanzi di erotismo, grotteschi transessuali, troie globali, ti viene una voglia indecente di purezza, di famiglia, di luce del sole, di vita sana. Ti vergogni quasi a dirlo in quel luogo ma hai voglia oscena di castità.

 

 

Fonte Marcello Veneziani del 25 luglio 2020

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2 Commenti

  1. Lionello Rivi

    28 Luglio 2020 a 22:45

    La mia stima per Marcello Veneziani non decade dopo l’articolo su Amsterdam, ma questo mettere all’indice il protestantesimo, visto in diversi articoli, di vari autori cattolicizzanti e non , su Inchiostro Nero, su Ricognizioni, su Arianna Edizioni, non colgono mai lo spirito e l’etica del protestantesimo, ma ne fanno scempio e purtroppo attraverso luoghi comuni e banali, dove Calvino è solo il teorico della elezione, il precursore del capitalismo, l’uccisore di Serveto,; solo per citare alcune cose, senza parlare di Lutero, dei Puritani, ecc, ecc,.La mia ignoranza ( sono un fabbro neo pensionato) non mi permette di replicare cito solo tre testi da leggere: A.E. McGrath, La riforma protestante e le sue idee sovversive, stesso autore Le radici della spiritualità protestante; Craig L. Blomberg, Né povertà né ricchezza, una teologia biblica de beni materiali. Grazie e scusate.

    rispondere

    • Riccardo Alberto Quattrini

      29 Luglio 2020 a 10:20

      Gentile Lionello, non c’è nulla di cui si deve scusare. Le sue parole sono preziose come i testi che consiglia di leggere. Tutti noi nasciamo con dei pregiudizi, essi sono parte della nostra identità, identità che ci viene riconosciuta da tutti coloro che incontreremo nel corso della nostra vita, senza tale riconoscimento non siamo nulla, non esistiamo. I nostri pregiudizi derivano dal nostro luogo di nascita, dai nostri maestri, genitori, dai libri che abbiamo letto. Quindi non possiamo eliminarli Ma possiamo, e dobbiamo, affrontarli con il dialogo. Ma il “Dialogo” deriva dal greco dia logos, dove il prefisso dia indica la massima distanza tra due parti (come diametro, che indica infatti la massima distanza tra due punti della circonferenza). Non si tratta quindi di una cosa semplice: bisogna essere ben predisposti e convinti che l’altro possa avere un valore aggiunto nel farci vedere le cose in un modo diverso da come le abbiamo sempre osservate.

      rispondere

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