A noi fa male, è inutile negarlo, questa quarantena maledetta che ci ruba i giorni, i mesi, i Natali, le Pasque, i viaggi, il lavoro, le relazioni, la vita

PRECETTAZIONE PASQUALE E CLAUSURA DI POPOLO

Roberto Speranza e Mario Draghi

L’Italia è ormai ridotta a un monastero di clausura nazionale. Dal precetto pasquale siamo passati alla precettazione pasquale, per la seconda volta. Ma io non credo che il governo Draghi stia seguendo sulla pandemia le orme del governo Conte, come sostengono i critici di Draghi e i nostalgici di Conte. Credo innanzitutto che Draghi stia seguendo la linea restrittiva di gran parte dei paesi europei, a cominciare dalla Germania. È quella la sua stella polare, non certo il suo predecessore nullivendolo. È comprensibile dal suo punto di vista, come è comprensibile la delusione di molti italiani.

In secondo luogo penso, come già dissi all’inizio quando scelse il suo governo e lasciò invariato il Ministero della Salute, che Draghi abbia fatto una precisa scelta strategica: ha puntato a gestire l’economia e il recovery fund, è quello il suo campo d’interesse, il suo core business dicemmo allora, e il terreno a lui più familiare. Si è concentrato tutto su quel campo, lì ha portato nuovi ministri e lì si impegnerà di persona per un piano. Non ha voluto aprire conflitti politici e non ha voluto imbarcarsi in un’impresa difficile, ad alto rischio, inventando un’altra linea per fronteggiare il virus; si è limitato a cambiare gli anelli deboli sul piano tecnico, lasciando invariati quelli sul piano politico, sociale e perfino cromatico. E per il resto scommette tutto sul vaccino.

A noi fa male, è inutile negarlo, questa quarantena maledetta che ci ruba i giorni, i mesi, i Natali, le Pasque, i viaggi, il lavoro, le relazioni, la vita. Siamo tra quelli che avrebbero voluto tentare altre strade; ma quando in Europa si fa così quasi ovunque, quando la scienza in grandi linee suggerisce di fare così, allora capisci che puoi aggiustare qua e là, puoi insorgere contro le ipocrisie dei continui rinvii per la normalità, puoi chiedere interventi mirati per sanare singoli settori, puoi prendertela per i ritardi sui vaccini e in generale sulle misure da adottare che non possono essere sempre e solo restrittive nei confronti dei cittadini, ma non puoi fare molto altro. Non puoi ridiscutere radicalmente la direzione di marcia, anche perché non hai prove in senso contrario, è terra incognita, puro azzardo. Chi sul piano politico o su piani paralleli insorge, chiede aperture, fa il suo mestiere, rappresenta una larga fetta di italiani, e non deve affatto tacere, anzi; ma noi realisticamente dobbiamo aggiungere che non può poi dire e fare molto altro, se non ottenere qualche piccolo allentamento.

La verità è che ci troviamo dentro una situazione che non abbiamo mai vissuto, rispetto a cui siamo tutti sprovveduti. Tutti. Le misure restrittive non ci piacquero dall’inizio ma le accettammo obtorto collo perché non c’erano alternative praticabili: odiose, primordiali, dimostrano il fallimento, la vulnerabilità dei nostri sistemi, le debolezze della scienza e della medicina, le insufficienze della sanità e della medicina territoriale. Ma fino a che non si trova un’altra soluzione praticabile, finché non si vede all’orizzonte un paese magari simile al nostro che ha risolto brillantemente in altro modo questi tredici mesi di calvario, non possiamo che limitarci a critiche circostanziate, specifiche, parziali.

La stessa cosa vale sui vaccini. Sappiamo benissimo che i vaccini avrebbero bisogno di un periodo più lungo per testarli; sappiamo bene che al di là delle rassicurazioni alla gente, c’è un margine di rischio, seppur minimo; e sappiamo bene che c’è un grande business, le agenzie farmaceutiche badano solo ai profitti, Big Pharma è un colosso cinico e spregiudicato come tutti i grandi colossi che stanno traendo profitto dalla pandemia (giganti del web, vendite per corrispondenza, tv e aziende che profittano dello smart working e della crisi economica). Ma allo stato attuale non c’è un’altra via d’uscita che i vaccini, di conseguenza non possiamo far altro che chiederne la diffusione più efficace, più giusta e più sicura possibile. Accettando il (minimo) livello di rischio e pure il rischio (non minimo) che siano inefficaci, di breve durata e non in grado di coprirci rispetto a ogni variante. Non resta che seguire il modello britannico, così esecrato agli inizi (anche per la pregiudiziale antibrexit e anticonservatori) e oggi il più rapido nell’immunizzare la popolazione. E puntare sui passaporti vaccinali.

Sappiamo altresì per vie indirette, per mezze ammissioni, per dichiarazioni di scienziati presto messe a tacere, che per come si sta sviluppando il virus risulta essere sempre più un mostro di laboratorio che un frutto del caso in un mercato alimentare. Ma anche lì, oltre la sfiducia e il sospetto sulle responsabilità cinesi, non possiamo andare. Possiamo prendere misure, non cancellare la situazione o chi l’ha prodotta.

Certo, fa un po’ ridere sentire l’Amministrazione dem statunitense che alla richiesta di aiuti dall’Europa, abbia risposto vengono prima gli americani, America First. Ma non era quell’omone lì, col ciuffo inverosimile, a sostenerlo? Adesso lo dicono pure i dem, lo lascia dire Biden al suo staff (lui ipocritamente nel vertice euroamericano ha fatto finta di non capire; salvo ritenere che sia effettivamente rimbambito). E lo stesso principio è insorto da noi quando in tanti hanno inveito contro AstraZeneca che prevedeva secondo taluni di inviare una parte cospicua dei vaccini ciociari a popolazioni extraeuropee: ma come vi permettete, vengono prima gli europei, ha tuonato l’Europa della Merkel e della van der Leyen e pure dei dem nostrani: ma non lo dicevano Salvini e la Meloni prima gli italiani, insomma prima noi e poi gli altri? Erano così vituperati…

L’angoscia maggiore che prende un po’ tutti è che non c’è una risposta alla domanda di tutti: Quando finirà? Non si sa, e finora ogni ipotesi positiva avanzata, velata sempre da un’ipotesi avversa e subordinata, si è risolta sempre a favore dell’ipotesi avversa e subordinata. Chiamiamola sfiga se non siamo disposti a fare, al buio, la rivoluzione.

 

 

Fonte: MV, La Verità 31 marzo 2021

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