Appunti dal margine delle stagioni

PRECOCE AUTUNNO
Tra le montagne, l’Autunno arriva in silenzio: colori, freddo e piccoli mutamenti che raccontano una nuova quiete.
Andrea Marcigliano
Un cambiamento lieve ma deciso attraversa la valle: l’aria si fa tagliente, il cielo più limpido, i colori si accendono di rossi e ocra. In questo scorcio di precoce Autunno, Andrea Marcigliano osserva con sensibilità il paesaggio e la vita che si trasforma, restituendoci la bellezza malinconica del tempo che scorre. Un breve racconto immersivo, tra natura, percezione e quiete interiore. (Nota Redazionale)
Le temperature sono, improvvisamente, crollate. E qui, nella valle fra i monti, non si può dire che sia già giunto l’inverno, ma, certo, un Autunno abbastanza inoltrato. E freddo. Perché la mattina presto siamo sui 4°. E il gelo si fa sentire.
Per altro, poi, risplende un sole terso. E il cielo è di un azzurro abbagliante. Freddo, ma luminoso.
Le foglie, sui rami dei lecci, assumono sempre più tonalità ocra e rubino. Rosso cupo, anche.
Un trionfo di colori, che infrange l’uniformità del verde estivo.

Questo a valle. Perché, salendo di poche centinaia di metri, cominciano le abetaie. E il verde, più denso ed oscuro, sembra divenire uniforme. Se non fosse per l’improvvisa vampa di qualche larice rosso.
Insomma, è ormai Autunno.
E la vita del paese assume un ché di febbrile.
Per carità, nessun caos di traffico come in città. Nessuna confusione.
Ma i passanti, ormai per lo più coperti con maglioni e giacche a vento, sembrano affrettarsi. E ben pochi osano ancora sostare fuori dai caffè.
La vita si svolge già per lo più in interni. E gli uomini si ritirano rapidamente in se stessi.
Quello che ti colpisce, e che distingue il paese dalla città, è il silenzio.
Perché qui l’Autunno è soprattutto silente.

Un affrettarsi muto per le vie. Il vento fra i rami degli alberi. Il saluto, appena accennato, fra passanti frettolosi. E già infreddoliti.
Per sentire delle voci, devi entrare in un caffè.
Voci per lo più basse, o, per lo meno, misurate.
Solo un improvviso picco, fastidioso, urtante, quando si affaccia qualcuno già su di giri. Ed ordina una grappa, non la prima, benché sia appena iniziato il mattino. E lo fa a voce tonante. Quasi per fugare un senso di solitudine.
Tutti gli altri, però, bevono bisbigliando appena. O in silenzio. È come se il vento ed il gelo fossero penetrati anche qui, nel Caffè. E vi fosse una qualche ritrosia a turbarne il dominio.
Oggi, sembra ormai un autunno già inoltrato. Anche se siamo solo all’inizio di ottobre. E le strade sono vuote. O quasi.

Anche perché, in Italia, è giorno di sciopero generale. Ed anche qui se ne vede qualche effetto. Quasi nessun studente per le vie. Molte scuole restano chiuse. Altre fanno orario ridotto.
Di fatto, un venerdì prefestivo. Che qui, incuneati fra i monti, nel freddo sole di questo Autunno precoce, si traduce in silenzio. E vuoto.
Fuori fa freddo. Ed entro nel Caffè. Un amico. Due parole. Una bevanda calda. Lui se la fa correggere. Un sorso di grappa nel caffè. Qui usa, non è cosa insolita. Dicono corrobori. Dicono riscaldi. Sinceramente non ho mai osato. Per me la mattina solo caffè. Doppio, nero, forte. E senza zucchero.
Saluto. Ed esco.
Il vento, gelido nel sole, mi sferza il volto.
Mi avvio, rapido, verso casa.
E…mi sento, incredibilmente, felice.
