La pace evocata come rituale, la guerra praticata come abitudine.

«Premiata società Sociopatici & stragisti»

Colloqui senza controparte e illusioni che preparano il disastro.

Il Simplicissimus

Nel pieno di frenetiche trattative proclamate come “percorsi di pace”, l’Occidente mette in scena un paradosso politico e giuridico: discutere del conflitto ucraino senza interpellare la Russia, cioè la controparte reale. Ne nasce una diplomazia onirica, fatta di ipotesi autoreferenziali, forze multinazionali immaginate e proposte che ignorano deliberatamente le cause stesse del conflitto. L’idea di una presenza Nato mascherata in Ucraina non solo smentisce ogni pretesa pacificatrice, ma collide frontalmente con le ragioni dichiarate dell’intervento russo e con l’evidenza di una guerra ormai persa sul campo. Tra ingenuità suicida e cinismo calcolato, l’Europa e i suoi alleati sembrano lavorare non alla fine delle ostilità, ma alla costruzione del pretesto per prolungarle, preparando così le condizioni per un conflitto di portata ben più ampia. (Nota Redazionale)


Espansione NATO 1990-2022. Il casus belli ucraino

La sociopatia occidentale esplode sotto gli occhi di tutti proprio in questi giorni di colloqui frenetici per la pace: incredibilmente essi si svolgono tra l’Europa, l’Ucraina e gli Stati Uniti, senza interrogare quella che in termini giuridici si chiama la controparte, ovvero la Russia. Così ci accapiglia per mettere a punto ipotesi prive di consistenza, perché rinunciano a chiedere cosa ne pensa l’avversario. sono finzione e disperazione. Evidentemente l’abitudine a pensare di poter imporre a chiunque e in qualunque condizione la propria volontà, sta giocando un brutto scherzo agli occidentali che di fatto stanno mettendo le basi per un conflitto mondiale. L’incontro di Berlino è stato quanto di più onirico si possa pensare e la proposta europea di mettere assieme una “forza multinazionale” per difendere l’Ucraina da futuri attacchi, si scontra frontalmente con le ragioni stesse per cui la Russia è intervenuta in Ucraina, ovvero impedire che questo Paese diventasse un trampolino di lancio, in senso figurato, ma anche concreto, se pensiamo ai missili, per aggredire la Russia, intenzione esplicitamente  espressa per un motivo o per l’altro da circa 80 anni. Il conflitto è scoppiato, sia per proteggere le popolazioni russofone a rischio di pogrom, sia per contrastare l’avanzata dell’alleanza atlantica fino nel cuore del territorio russo, ma oggi, a guerra persa, si pensa di mettere in piedi una presenza militare della Nato sotto mentite spoglie invece di arrendersi a ciò che i russi vorrebbero, ossia un’Ucraina neutrale. Non solo, ma si è così stupidi da pensare che la Russia possa piegarsi a queste condizioni, come se fosse la parte sconfitta. O così cinici da proporre cose del tutto inaccettabili per l’avversario preparando in tal modo il pretesto per la continuazione della guerra.

La situazione è ridicola e tragica perché questa sociopatia, mescolata alle illusioni e una sempre più debole capacità cognitiva, non tiene in alcun conto la vita umana: non certo quella egli ucraini spinti al massacro servendosi di un comico sionista che peraltro parlava russo quando si esibiva in qualità pianista con il sesto dito, non certo quella dei palestinesi di Gaza, ma in generale quella di qualsiasi Paese aggredito in tutto l’arco di tempo che va dalla fine sella seconda guerra mondiale ad oggi. Si sa che i sociopatici sono spesso serial killer. e in effetti vediamo squadernarsi un panorama terrificante. In uno studio redatto da James A. Lucas gli Stati Uniti hanno fatto tra i 20 e i 30 milioni di morti in 37 Paesi e nel conteggio sono escluse Ucraina, Siria, Libia, Yemen e Libano. Vi lascio il link a un riassunto di questo studio che prende in esame Paese per Paese, le ragioni del conflitto e il numero di vite umane bruciate per rimanere seduti sul trono del mondo.

Pubblicato per la prima volta il 15 novembre 2015, questo incisivo rapporto è stato tra gli articoli più popolari di Global Research. A causa della censura mediatica, non è più presente nei motori di ricerca . Vi invitiamo a condividere questo articolo il più possibile.

A questa strage continua hanno spesso partecipato, sia in veste di alleati sul campo, sebbene marginali o in quella di alleati politici, anche le colonie europee, che a queste imprese sanguinose hanno sempre comunque offerto una copertura morale. Sono le stesse che adesso vogliono la continuazione del conflitto, anche a costo di una guerra nucleare. Lo vogliono talmente e sono così a corto di immaginazione e di ragioni che l’Ue ha cominciato a perseguire chi mostra la realtà per quella che è senza piegarsi alla propaganda bellica che, ovviamente, non può ammettere una sconfitta dell’alleanza occidentale. In questi giorni Bruxelles ha imposto sanzioni a Jacques Baud, un ex colonnello svizzero residente in Belgio. Il motivo: si presume che agisca come “portavoce della propaganda filo-russa” e diffonda “teorie del complotto”, mentre in realtà non ha fatto altro che raccontare la guerra senza le illusioni, le farneticazioni e le menzogne che sono d’uso nell’informazione mainstream. In precedenza, la stessa sorte era toccata a due giornalisti(1) tedeschi, Thomas Röper e Alina Lipp, mentre molti altri sono stati inseriti in una lista di proscrizione. Come è ovvio queste, misure sanzionatorie contro la “disinformazione” sono incompatibili con la stessa legislazione dell’Ue e sotto molti aspetti costituiscono una violazione dei diritti fondamentali a cui la stessa Unione sostiene di ispirarsi. Ma non meraviglia certo che un milieu politico espresso dalle oligarchie di potere faccia cose del tutto contrarie al mondo che vorrebbe rappresentare, ciò che meraviglia è che ci siano molti disposti a credere che questo venga fatto in nome di una democrazia che sta emigrando dal nostro continente. O a far finta di crederci per quieto vivere o per interessi personali o semplicemente per l’impossibilità di immaginare qualcosa di diverso.

Redazione

 

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