Sin dalla nascita il Premio Strega è stato indice degli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani (?)

Un momento della serata di premiazione del Premio Strega 2023 che si svolge al museo etrusco di Villa Giulia a Roma (ansa)

PREMIO STREGA, TRA GAFFE, GIOCHI DI POTERE

EDITORIALE E PASSIONE PER LA SFIGA


La gaffe (non certo la prima) del ministro Sangiuliano al Premio Strega ha avuto il merito, per gli organizzatori, di nascondere il perfido attacco al Premio da parte del Corriere della sera che, prima della proclamazione del vincitore, aveva indicato con cura e precisione i criteri indispensabili per vincere lo Strega. E tra i criteri, come è facile intuire, la qualità non è certo al primo posto.

I migliori meme sulla gaffe del ministro Sangiuliano al Premio Strega

D’altronde sarebbe sufficiente andare a leggere i libri dei protagonisti delle prime edizioni dei vari premi letterari italiani per rendersi conto che, per loro stessa ammissione, il primo criterio era rappresentato dalla vicinanza al PCI. Potevano andar bene persino i dissidenti, purché rimanessero nell’area e fossero graditi alle dame che gestivano i salotti.

Ora, spiega il Corriere riprendendo alcuni saggi che si occupano dell’argomento, per vincere bisogna proporre romanzi sulla sfiga. Racconti autobiografici o semi autobiografici caratterizzati da sfortuna, dolore, morte. Meglio ancora se a scriverlo è una donna. Se poi il premio si assegna postumo alla scrittrice scomparsa, si fa tombola. Scelta cinica ed ipocrita, ma questo è ciò che passa il convento delle lettere italiane e dei premi letterari.

Le giurie, tanto per smorzare le polemiche su Sangiuliano in veste di giurato, non contano una cippa. Perché, assicura il Corriere, le scelte sono già fatte in anticipo e le case editrici hanno solo il compito di spiegare ai giurati chi devono votare. Squallido? Indubbiamente. Ma il Premio, sostiene il Corriere, garantisce la moltiplicazione per 5 delle vendite del libro vincitore. E poi assicura interviste, passaggi in tv, ospitate un po’ ovunque.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Basta sapere quale filone seguire, quali amicizie coltivare. Se quest’anno era la sfiga, in passato è stato il turno dell’impegno sociale, della denuncia, della violenza, poi dell’edonismo reganiano e del riflusso.

I gestori della cultura italiana – di cui ovviamente non fa parte Sangiuliano con il suo modesto entourage – iniziano per tempo a far circolare indicazioni su quale sarà il filone a loro più caro. Chi vuole avere speranze di successo deve solo adeguarsi. Magari affidandosi alla scrittura di ChatGpt o dei concorrenti. Non quello cinese, per il momento. Perché il politicamente corretto è schierato contro Pechino. In futuro, chissà. Però si potrebbe cavalcare l’onda LGTBQ+, oppure quella ambientalista che non passa mai di moda. Però accompagnando il tutto con litri di lacrime. La sfiga deve essere una costante, in questi anni. D’altronde, a Palazzo Chigi…

Adele Piazza
Enrico Toselli

 

 

 

 

 

 

 

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