Questa maledetta primavera sarà la prima di un’era nuova? Primavera silenziosa è un libro della biologa ed ambientalista americana Rachel Carson. Scritto nel 1962 è considerato il testo-manifesto del nascente movimento ecologista 

 

 

Primavera silenziosa(L.C.) è un libro della biologa ed ambientalista americana Rachel Carson(1). Scritto nel 1962, è considerato il testo-manifesto del nascente movimento ecologista. Il titolo fa

Rachel Carson (1940)

riferimento all’uso indiscriminato di DDT (diclorodifeniltricloroetano), il composto chimico all’epoca largamente utilizzato come disinfettante e insetticida, specie in ambito agricolo. Il prodotto aveva un terribile impatto su molte specie animali, che vennero sterminate, rendendo silenziosa la primavera, non più allietata dal volo e dal canto degli uccelli. Di passo, si scoprì che il DDT era altamente dannoso anche per l’uomo, con gravi effetti cancerogeni che portarono, non senza una dura battaglia, al divieto della sua utilizzazione. La primavera del 2020 è silenziosa per motivi diversi. La paura del Coronavirus ci ha confinati in casa. I giardini delle città non risuonano più delle voci dei bambini, il distanziamento sociale si rende afasici. Anche le lunghe code davanti ai negozi sono tristi, in genere mute, come muti sono i passeggeri dei mezzi pubblici. Non ci possiamo più parlare e neanche guardare in faccia, nascosti dalle mascherine.

Un aereo spolvera 1.200 pecore contro le zecche con polvere di DDT al 10%, diclorodifeniltricloroetano, nel ranch di Hoover a Medford, Oregon. Nel 1948. (Foto AP)

La speranza è che si tratti di un intermezzo, una triste pausa nella frenesia postmoderna, ma il rischio è che questa maledetta primavera sia la prima di un’era nuova, caratterizzata dal silenzio, dall’isolamento e soprattutto da una nuova unanimità obbligata. Per paura, abbiamo rinunciato senza fiatare a enormi spazi di libertà, accettando persino che fossero calpestate le modalità formali, tanto importanti, in apparenza, nelle società aperte in cui presumevamo di vivere. Se attorno al virus si è sviluppato un gigantesco esperimento di ingegneria sociale, cosa di cui siamo convinti, è perfettamente riuscito. La primavera silenziosa, simboleggiata dal tetro deserto dei giardini e dall’assenza del vociare vitale dei più piccoli, minaccia di travolgerci.

Il libro più importante degli ultimi anni è sicuramente “Il capitalismo della sorveglianza(L.C.) della docente americana Shoshana Zuboff. Temiamo che la sua documentata indagine abbia colto nel

Shoshana Zuboff

segno. Proprio l’emergenza sanitaria globale – qualunque sia la causa e la portata dell’infezione – sembra confermarlo. In Italia, al di là delle specifiche scelte del potere politico, abbiamo sperimentato il silenzio assordante – il nostro – e il coro altrettanto assordante del sistema di comunicazione. All’inizio e alla fine di ogni blocco pubblicitario e di ogni trasmissione radiotelevisiva, abbiamo visto e ascoltato lo stesso annuncio imperioso, diventato “virale” in tempo di virus: restate a casa. In più, ossessivamente, siamo bombardati dall’intimazione di non prestare fede ad altri che al governo e al potere. Solo loro, depositari della verità e della Scienza, con l’ausilio dei cosiddetti esperti, conoscono la Verità, il Bene e il Giusto. Di fatto, siamo fuoriusciti dalla democrazia sostanziale e dal perimetro di libertà in cui credevamo di vivere, recettori passivi e silenziosi di messaggi sempre più numerosi, potenti ed univoci.

Non dubitiamo della buona fede e delle ottime intenzioni di alcuni, ma di fatto è stato vietato il dibattito e il confronto con lo stesso accanimento repressivo con cui sono perseguiti i reprobi, quelli che non si attengono, in tutto o in parte, alle prescrizioni calate dall’alto senza dibattito. Ci hanno scagliato contro un apparato punitivo che non conoscevamo, coadiuvato dalla delazione privata. Abbiamo visto sorvolare le città da droni tesi a scoprire dove ci trovavamo, mentre gli apparati di potere ci hanno fatto sapere che sono in grado di sorvegliare – e punire – attraverso il controllo dei telefoni. Il potere panottico “che osserva tutto”, lo abbiamo visto in azione e la domanda è: agisce per noi o contro di noi? La dimensione della sorveglianza, dunque della manipolazione profonda, attraverso le risorse della psicologia sociale, dell’antropologia e della tecnologia digitale, si è impadronita della nostra vita.

 

Progetto di Panopticon, 1791.

Il potere panottico che osserva tutto

Poiché il salto è enorme ed il cambiamento fa presagire un mutamento di paradigma storico ed esistenziale, occorre meditare sulla primavera silenziosa, affinché non diventi la nuova quotidianità. Riportiamo le definizioni del tempo presente proposte da Shoshana Zuboff, convinti che la ricercatrice, pur coraggiosa, non sia arrivata al fondo delle cose, concentrandosi sugli aspetti della vita economica e trascurando in parte la ferita alla dimensione morale e spirituale dell’umanità. Il capitalismo della sorveglianza è un nuovo ordine economico che sfrutta l’esperienza umana come materia prima per pratiche commerciali segrete di estrazione, previsione e vendita; una logica economica parassitaria nella quale la produzione di beni e servizi è subordinata a una nuova architettura globale per il cambiamento dei comportamenti; una mutazione pirata del capitalismo caratterizzata da concentrazione di ricchezza, conoscenza e potere senza precedenti nella storia dell’umanità; lo scenario alla base dell’economia della sorveglianza; un’importante minaccia per la natura umana nel Ventunesimo secolo, proprio come il capitalismo industriale lo era per la natura nei secoli Diciannovesimo e Ventesimo; l’origine di un nuovo potere strumentalizzante che impone il proprio dominio sulla società  e sfida la “democrazia dei mercati”; un movimento che cerca di imporre un nuovo ordine collettivo basato sulla sicurezza assoluta; un’espropriazione dei diritti umani fondamentali che proviene dall’alto: la sovversione della sovranità del popolo.

Il mondo anglosassone è essenzialmente pragmatico, per niente metafisico. La Zuboff non sfugge alla regola, ma l’insistenza sul versante economico del tema presenta due vantaggi: rende comprensibile l’attacco sferrato dai padroni universali a un largo pubblico educato solo ai valori materiali, strumentali; in più afferma in termini accessibili che il presente è caratterizzato da ferrei monopoli, che dall’ambito economico tracimano in quello della conoscenza, della comunicazione e del senso della vita. La “democrazia dei mercati” altro non è che il diritto a operare in libertà, mentre il panorama reale è quello di squali sempre più grandi che mangiano, digeriscono e sputano ogni altro attore economico.

Diciamo di più: se lo scopo di alcuni è certamente la compravendita dei dati e metadati ricavati dalla sorveglianza e dalla profilazione, l’obiettivo ultimo è di natura antropologica. Ovvero il dominio su un’umanità ridotta prima a consumatrice, poi a capi di bestiame d’allevamento dalla vita (e dalla morte) programmata prima della nascita. È una lotta per il potere basato sulla conoscenza (e sulla conseguente predittività dei comportamenti) a cui la Zuboff oppone tre domande raggelanti, rispetto ai nostri comportamenti: “chi lo sa? Chi decide chi lo sa? Chi decide chi decide chi lo sa?” I principali imputati sono i giganti di Silicon Valley, Google, Facebook, Amazon, Apple, oltre a Microsoft, la creatura del “filantropo” dei vaccini, Bill Gates, ma non possiamo dimenticare che i monopoli privati sono alleati e collegati al piano più elevato dell’oligarchia finanziaria, militare e industriale, le cui propaggini operative sono gli apparati riservati di intelligence di alcune potenze occidentali.

La posta in palio, non dimentichiamolo, non è tanto un maggiore o minore benessere materiale, ma addirittura il libero arbitrio, la più importante delle facoltà umane. Scrive Lorenzo Bertocchi sul “Timone”: “il capitalismo della sorveglianza è davvero pericoloso, non solo perché è un attacco alla democrazia e alla distribuzione della ricchezza, certo anche per queste cose, ma è tremendo perché si insinua silenzioso nella battaglia tra bene e male. (…) Quanto meno siamo liberi tanto meno scegliamo davvero noi il bene e il male, perciò diventiamo come gli animali, che non conoscono atti davvero malvagi, ma nemmeno buoni. (…) Come tante marionette mettiamo a disposizione non solo il nostro portafogli o il nostro voto, ma direttamente la nostra capacità di scegliere e fare il bene. Come topi nel labirinto ci troviamo a procedere in una direzione obbligata che potrebbe perfino risultarci piacevole. È questo il controllo che si vuole raggiungere, quello di predire e poi orientare i nostri passi verso il falso bene dei sorveglianti”.

I quali, non dimentichiamolo, sono i padroni universali, i beneficiari della privatizzazione di tutto e dell’acquisto di corpi e anime. C’è di peggio, ed è quello che rende davvero horror lo scenario:

Il mito platonico della caverna

siamo noi stessi a collaborare, finanche a pagare per diventare schiavi: l’inveramento del mito della caverna di Platone. Tutto ciò con il gigantesco imbroglio della “comodità”, della “facilità”, con la quale, fingendo di conservare le forme della procedura democratica (derogate senza colpo ferire in questi mesi sotto la pressione di un’emergenza grave, ma artatamente gonfiata) e diffondendo senza posa messaggi di falsa libertà (il bispensiero di Orwell), ci hanno ridotti al silenzio. Paura, terrore, e un apparato repressivo sempre più occhiuto in cui un numero crescente di parole, idee, prese di posizione, domande, sono proibite per legge. L’assenza di significative reazioni ha reso più facile procedere nell’operazione di riconfigurazione antropologica per via tecnica e tecnologica: primato della Scienza, mito del Progresso, discredito e pubblico ammutolire di ogni dissidenza.

Ci permettiamo un’autocitazione, dal nostro Tecnopolis (Effepi Edizioni). “Etienne De La Boétie(2) aveva già constatato con meraviglia una costante attitudine umana al servaggio.  La libertà è la sola cosa che [gli uomini] non desiderano affatto, o almeno così sembra, per la semplice ragione che se la desiderassero, l’avrebbero: come se rifiutassero un bel guadagno solo perché troppo facile da ottenere. I classici del pensiero sono molto studiati dalle élite del mondo. La cultura che negano a noi, destinatari di un sapere frammentato e strumentale, è di casa nelle università di chi è destinato al comando, dove si studia persino l’arte della retorica, ripresa dal pensiero greco. Il collo di bottiglia in cui ci hanno imprigionato, la caverna che abitiamo con il privilegio della connessione, non prevede la conoscenza e tanto meno il pensiero critico. Al gregge non è concesso di vedere il volto del padrone, solo il pastore ed i suoi cani. Loro forniscono il buon pascolo, loro conducono verso il mattatoio”.

La tecnologia cui è stata data mano libera, attraverso finanziamenti immensi che hanno facilitato continue scoperte ed avanzamenti di conoscenza è ormai incontrollabile, tanto che un fisico ungherese premio Nobel, Dennis Gabor(3), teorizzò apertamente un principio che da lui prende il nome (legge di Gabor): tutto ciò che è tecnicamente fattibile, deve essere realizzato, sia che tale realizzazione sia giudicata buona o condannabile. Questo è lo stato dell’arte, (…) che guida l’azione dei padroni del mondo. Il paradigma citato chiude il cerchio, realizzando il villaggio globale immaginato da Marshall Mc Luhan, in cui, teoricamente, tutti controllano tutti, ma dove gli schiavi siamo noi, giacché l’intero apparato – il più esteso nella storia millenaria dell’homo sapiens sapiens – è gestito per propri interessi ed utilità da un grumo di entità private e pubbliche ad un livello superiore.   

Herbert Marshall McLuhan

Diventiamo silenziosi in quanto indifesi in termini di autonomia, solidarietà comunitaria e libertà. Il testo della Zuboff è, involontariamente, un capolavoro del genere horror. “Fatico a ricordare un libro che mi abbia inquietato come quello della Zuboff, con la sua descrizione di gotici algoritmi demoniaci che ci pedinano ogni istante di ogni ora di ogni giorno per prosciugarci di tutti i nostri metadati.” (Sam Biddle, The Intercept). Orrorifico, ovviamente, non è il libro, ma lo scenario che ricompone.

Purtroppo l’immensa maggioranza della popolazione non possiede più i filtri critici e neppure una sommaria informazione di verità su quello che sta accadendo non intorno alla sua vita, ma addirittura dentro il corpo e l’anima di ciascuno. Altrettanto silenziose sono le agenzie di senso, le religioni e le teorie morali. Grande sconfitta è la libertà concreta, quotidiana. La consapevolezza è scarsa e la reazione – lo abbiamo verificato nei mesi di emergenza sanitaria – pressoché nulla. La primavera silenziosa minaccia di diventare un lungo inverno di disumanità e costrizione. Nutriamo poche speranze, ma una resta: sfruttare le fenditure, gli interstizi, gli spazi residui di autonomia e dissenso per alimentare un cambio di paradigma che smascheri chi ci sta rendendo muti, a cominciare dal tradimento plateale della stessa ideologia a cui lorsignori affermano di riferirsi, il liberalismo.

Per amore di noi stessi e della libertà, come ha rilevato acutamente un osservatore, forse l’inganno globale del Corinavirus potrà servire per salvare il liberismo da se stesso, a partire da un brano rivelatore del manifesto del Partito Comunista(4) del 1848 di Karl Marx: “[la borghesia, ovvero il capitalismo] al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli.” Una libertà per pochi che si trasforma in dominio “tecnico” inflessibile, totalitarismo sempre meno mascherato. Ne riparleremo, nella speranza – o nella generosa illusione- che la primavera silenziosa del nostro scontento diventi estate fragorosa di libertà.               

 

 

Note

  • (1) Rachel Louise Carson (Springdale, 27 maggio 1907 – Silver Spring, 14 aprile 1964) è stata una biologa e zoologa statunitense. È autrice di molti libri tra cui Primavera silenziosa (Silent Spring) che ebbe un enorme successo negli Stati Uniti d’America e lanciò il movimento ambientalista. Primavera silenziosa ebbe un grande effetto negli Stati Uniti incitando un cambiamento nella politica nazionale sui fitofarmaci. Nacque nel 1907 in una piccola famiglia di campagna che viveva vicino a Springdale, Pennsylvania. Da bambina ebbe molto tempo per imparare molto sui campi e i boschi grazie a sua madre. Inizialmente i suoi studi riguardarono l’inglese e la scrittura creativa, ma cambiò presto indirizzandosi sulla biologia marina. Il suo talento per la scrittura l’aiuta nel suo nuovo campo di lavoro in quanto “rende gli animali nei boschi o nelle acque, dove vivono, come se fossero vivi“. Si diplomò nel 1929 al Pennsylvania College for Women magna cum laude. Nonostante le difficoltà finanziarie, continuò gli studi in zoologia e genetica alla Johns Hopkins University, ottenendo la laurea in zoologia nel 1932. «Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo.» (Rachel Carson)
  • (2) Étienne de La Boétie (Sarlat, 1º novembre 1530 – Germignan, 18 agosto 1563) è stato un filosofo, scrittore, politico e giurista francese. È noto in particolare per il suo Discorso sulla servitù volontaria. Il Discorso sulla servitù volontaria (o Il Contr’uno) fu composto da Étienne de La Boétie, secondo gli ultimi studi, nel periodo dell’università, cioè attorno ai 22 anni. Secondo l’amico Montaigne, tuttavia, il discorso sarebbe stato addirittura precedente, scritto cioè attorno ai 18 anni. Il pamphlet circolò clandestinamente fino al 1576, anno della sua pubblicazione con il titolo di Il contro uno. Nel pensiero filosofico-politico contemporaneo il Discorso è stato oggetto di una rilettura con lo scopo di denunciare l´asserito impianto tirannico delle moderne democrazie (un governo di pochi al quale, senza costrizioni o violenze e per libera scelta, il popolo consegna la sua libertà originaria). Tra gli autori che si sono dedicati a questa interpretazione Paolo Flores d’Arcais, Rossano Pecoraro, Luciano Canfora. Roberto Bertoldo.
Registrazione dell’immagine olografica
  • (3) Dennis Gabor (Budapest, 5 giugno 1900 – Londra, 8 febbraio 1979) è stato un ingegnere, fisico e inventore ungherese naturalizzato britannico. Nel 1971 ricevette il Premio Nobel per l’invenzione dell’olografia. L’olografia è una tecnologia ottica di memorizzazione di un’informazione visiva sotto forma di un finissimo intreccio di frange di interferenza con impiego di luce laser coerente, opportunamente proiettata; l’immagine creata dalle frange di interferenza è caratterizzata da una illusione di tridimensionalità. Si tratta più propriamente di effetto di parallasse nella percezione dell’immagine, ossia l’immagine è percepita diversa a seconda del punto di visione; nel caso dei due occhi, ognuno di essi percepisce l’immagine da una posizione leggermente diversa rispetto all’altro. Tale differenza, detta appunto di parallasse, nella normale visione determina la percezione tridimensionale. L’etimo del termine “Olografia” deriva dal greco antico ὅλος, holos, “tutto”, e γραφή, grafè, “scrittura” e significa letteralmente “descrivo tutto”.
  • (4) Il Manifesto del Partito Comunista fu scritto da Karl Marx e Friedrich Engels fra il 1847 e il 1848 e pubblicato a Londra il 21 febbraio 1848. Il libro fu commissionato dalla Lega dei Comunisti per esprimere il loro progetto politico e si apre con la famosa frase “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi. […] È ormai tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito stesso

                                     

Fonte

Libri Citati

  • Primavera silenziosa
  • Rachel Carson
  • Traduttore: C. A. Gastecchi
  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica. Saggi
  • Anno edizione: 2016
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 20 ottobre 2016
  • Pagine: 330 p., Brossura
  • EAN: 9788807888816.    Acquista € 9,50

 

Descrizione

È raro che un libro riesca a modificare il corso della storia, eppure questo saggio è riuscito a farlo. “Il libro di Rachel Carson, pietra miliare dell’ambientalismo, è la prova innegabile di quanto il potere di un’idea possa essere di gran lunga più forte del potere dei politici”: così scrive nella sua Introduzione Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti nell’amministrazione Clinton. Carson previde con forte anticipo sui suoi tempi gli effetti in agricoltura dell’uso degli insetticidi chimici, e di sostanze velenose, inquinanti, cancerogene o letali, sull’uomo e sulla natura. Dopo la pubblicazione dell’opera nel 1962, il DDT è stato vietato e si è presa una serie di provvedimenti legislativi in materia di tutela ambientale. L’appassionato impegno, lo scrupoloso rispetto della verità e il coraggio personale della sua autrice sono serviti da modello nella lotta per la difesa dell’ambiente in tutto il mondo, e lei stessa può essere considerata “madre” del movimento ambientalista. Primavera silenziosa, che è ormai un classico e conserva tuttora una grandissima attualità, dimostra che esistono diverse alternative all’irresponsabile e impudente avvelenamento del pianeta da parte delle industrie chimiche. Per evitare che la primavera scompaia dalla faccia della Terra.

  • Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri
  • Shoshana Zuboff
  • Traduttore: Paolo Bassotti
  • Editore: Luiss University Press
  • Formato: EPUB
  • Testo in italiano
  • Cloud: Sì Scopri di più
  • Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
  • Dimensioni: 1,86 MB
  • Pagine della versione a stampa: 622 p.
  • EAN: 9788861054646.   Acquista. € 14,99

Descrizione

L’era che stiamo vivendo, caratterizzata da uno sviluppo senza precedenti della tecnologia, porta con sé una grave minaccia per la natura umana: un’architettura globale di sorveglianza, ubiqua e sempre all’erta, osserva e indirizza il nostro stesso comportamento per fare gli interessi di pochissimi – coloro i quali dalla compravendita dei nostri dati personali e delle predizioni sui comportamenti futuri traggono enormi ricchezze e un potere sconfinato. È il “capitalismo della sorveglianza”, lo scenario alla base del nuovo ordine economico che sfrutta l’esperienza umana sotto forma di dati come materia prima per pratiche commerciali segrete e il movimento di potere che impone il proprio dominio sulla società sfidando la democrazia e mettendo a rischio la nostra stessa libertà. Il libro di Shoshana Zuboff, frutto di anni di ricerca, mostra la pervasività e pericolosità di questo sistema, svelando come, spesso senza rendercene conto, stiamo di fatto pagando per farci dominare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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