Molto probabilmente se, oggidì, il Titano Prometeo potesse vedere il genere umano, sicuramente proverebbe pentimento per la sua primordiale scelta, tutta a favore del genere umano, di regalare a quest’ultimo il fuoco della conoscenza.

 

Rubens Il supplizio di Prometeo 1618

 

 

Prometeo ruba il fuoco, 1817, nell’interpretazione di Heinrich Friedrich Füger

Molto probabilmente se, oggidì, il Titano Prometeo potesse vedere il genere umano, sicuramente proverebbe pentimento per la sua primordiale scelta, tutta a favore del genere umano, di regalare a quest’ultimo il fuoco della conoscenza. Quel fuoco che farà dell’uomo un essere, secondo le parole di Esiodo, “terribile”, a causa del suo potere, consistente nel maneggiare, come nessun altro, quella “Téchne”,(1) che gli aprirà orizzonti che, ben oltre andranno a quello che doveva essere un obiettivo di equilibrato godimento dei frutti di quella, sino a quel momento, così avara e matrigna terra. “Téchne” è la capacità innata nell’uomo di modificare, con piena coscienza, la realtà medesima secondo le proprie necessità, finendo con il costituire il momento di cesura tra la propria persona e l’Essere intero con il quale, sino a quel momento, aveva, nel bene o nel male, vissuto in piena osmosi. E così, da una iniziale e sognante fase di vita, accompagnata da un uso della “Téchne”, ancora permeato da un senso di piena osmosi con l’Essere, l’Età di una narrazione mitica ed archetipale, atemporale, si passa ad una fase di più deciso distacco dall’Essere, volta ad incentrare sulla coscienza del sé, l’intera riflessione. È la cosiddetta Età Assiale dell’umanità. Svincolato dall’Essere, il Sé riflette sull’essenza della realtà. Dall’VIII al I secolo A.c, da Oriente ad Occidente, le narrazioni mitopoietiche, vanno lasciando il passo, o integrandosi, con questa nuova modalità di pensiero. È il momento della nascita della riflessione filosofica, dalla Grecia, con Parmenide ed Eraclito, all’antico Iran, con Zarathustra, dall’India, con Mahavira, Buddha e la redazione delle Upanishad, alla Cina di Lu Tzu. Tutte quelle figure che, in quantità molteplice, avevano lo scopo di raffigurare le infinite varietà delle manifestazioni del principio numinoso(2) nella realtà (Dei, Mani, Lari, Ninfe, etc.), vengono ridotte ad un unico principio, inizialmente valido per quanto riguarderà unicamente la sfera celeste, successivamente per quanto atterrà la sfera della vita umana, tramite l’adozione per l’intero genere umano, di una unitaria e monolitica impostazione di pensiero. Come per un micidiale sortilegio, “Téchne” si unirà alla legge del profitto.

Coronavirus

Un microscopico essere ne ha messo in ginocchio certezze, arroganze e convinzioni

Silicon Valley – la religione del tecno-ottimismo

La sua modalità di analizzare la realtà, condotta all’insegna del più rigido ed empirico materialismo, ben si unirà a quella legge di un illimitato profitto economico, dando così luogo ad una inedita forma di civiltà. Nell’arco di tre secoli, il mondo intero ricadrà sotto la sua influenza, abbagliato dall’illusione di un profitto ed una crescita senza limiti, né freni etici e morali. In preda alla più profonda frenesia, drogato da questo modello di vita, il genere umano agirà incurante dei negativi effetti della sua azione, su tutto il circostante “Kosmos”, provocando un alienante degrado umano, politico, economico ed ambientale. L’immagine di un mondo sovrappopolato, alimentato da collettiva incuria ed egoismo, privo di quelle giuste barriere comunitarie, illusoriamente alimentato da una cieca fede nelle potenzialità della Tecno Economia, di fronte ad un inusitato ed improvviso evento, si scopre debole e fragile come non mai. Un microscopico essere ne ha messo in ginocchio certezze, arroganze e convinzioni. Quella stessa Tecno Economia ed i suoi cantori, sempre lesti nel propalare un mondo di scintillanti (e vuote) certezze, accompagnate a mirabolanti soluzioni, ora tace, impotente, in difficoltà di fronte ad un pericolo che, proveniente dalla

Martin Heidegger

dimensione dell’infinitamente piccolo, ha saputo farsi terribilmente grande. Ci si interroga sulle cause scientifiche, sulle responsabilità politiche, sulle soluzioni economiche, ma senza mai arrivare al nocciolo del problema.

È il rapporto con “Téchne” che deve subire un profondo e radicale mutamento. E a tal proposito, la vicenda del Coronavirus potrebbe rappresentare la giusta occasione, per addivenire a quanto detto. Probabilmente, mai come ora, la civiltà occidentale e l’intero genere umano, si trovano innanzi ad un bivio fatale, tra la scelta di continuare a vivere drogati dalla Tecno Economia, sino al proprio folle auto annientamento, o procedere altrimenti. Come già preconizzato da Martin Heidegger,(3) (T.P.I.) l’uomo dovrebbe egli stesso arrivare ad “eventuarsi” con quella “Téchne” che, in tal modo da autonomo Pensiero-Pensante, da fine ultimo e costitutivo dell’intero genere umano, tornerebbe a farsi strumento, atto a realizzare il passaggio da un livello prettamente umano ad uno prettamente superiore, “oltreumano”.  E così, la Tecno Economia finirebbe con il divenire il volano per realizzare l’heideggeriano “Ereignis/Eventuarsi”, quel post moderno “Satori”(4) che già altri pensatori hanno concepito o di cui hanno preavvertito la impellente necessità. Pensatori come l’idealista Giovanni Gentile che, nella concordanza e coincidenza dell’azione dello Spirito Individuale con quello Assoluto, preconizzano un’Azione pura in grado di muovere l’umano spirito verso mete inviolate, in questo preceduto dai vari  Hegel, Fichte e Schelling, portatori dell’idea che la realtà tutta dipenda da quello spirito umano, in grado, pertanto, di farsi esso stesso protagonista di una radicale mutazione di paradigma. Pensatori ed operatori dello spirito come Rudolph Steiner e Massimo Scaligero che, nella pratica dell’Antroposofia, hanno proprio avvertito l’esigenza di partire dal dato sensibile e materiale per arrivare ad una più completa integrazione con l’Io sovrasensibile e con il Logos. Pensatori come Arnold Gehlen, Helmuth Plessner, Max Scheler e Peter Sloterdjikche, nelle proprie riflessioni sulla costitutiva immaturità antropologica del genere umano, con tutte le sue conseguenze, di fronte alla sfida della Tecno Economia, spianano la strada all’esigenza di un suo vero e proprio antropogenico, “salto” qualitativo. In quelle stesse e ben più antiche forme sapienziali di matrice ermetica, in autori come Meister Eckhart, si riaffacciano gli stessi motivi che abbiamo poc’anzi citato. Il tutto, non senza voler citare Friederich Nietzsche, che all’idea di un superamento qualitativo dell’umano, darà una vera e propria veste di ufficialità, inaugurando un ulteriore e paradossale capitolo di una Modernità, sempre protesa tra l’autoannichilamento ed un positivo superamento dei propri limiti. Quello del Coronavirus è, pertanto, un segnale chiaro al genere umano tutto. Che la sua provenienza sia risultato del caso o di una umana manipolazione, è pur tuttavia, sempre il frutto di quella civiltà “globale”, regolata dal principio per cui, anche un sussulto minimo alle più remote latitudini, riverbera le proprie conseguenze sino alle più lontane contrade, avvolgendo in breve tempo, il mondo intero. La storia di tutte quelle pandemie, epidemie, pestilenze, spesso endemiche di determinate aree geografiche che hanno incrociato il cammino dell’uomo, hanno sempre determinato un lascito.

In certi casi, esse hanno provocato vere e proprie decimazioni tra le popolazioni, come nel caso delle varie ondate pestilenziali, che hanno colpito l’Europa tra la tarda Età Classica e gli albori dell’Età Moderna, oppure le popolazioni amerinde per quanto attiene il vaiolo e l’influenza, a seguito dell’arrivo dei “conquistadores” spagnoli. Ma nel più dei casi, ad oggi, molte popolazioni sopravvivono accanto a veri e propri endemismi sanitari, come febbre gialla, colera, febbri tifoidi ed altre patologie ancora, come avviene in moltissimi paesi del Terzo Mondo. E questo perché, le popolazioni locali, hanno sviluppato delle forme di immunità e resistenza che, magari, nel benestante Occidente, sono totalmente assenti. A questo proposito, va notato che nel nostro paese, con il perseguimento di politiche di quanto mai disattenta e disinvolta apertura di frontiere, si è, negli ultimi anni, registrato un aumento considerevole di patologie virali, prima quasi assenti, come nel caso del famigerato meningococco o il riaffacciarsi di altre ancora, che si credevano debellate. Proprio in base a quanto abbiamo già avuto modo di esporre poc’anzi, quella del Coronavirus potrebbe rappresentare la spinta propulsiva all’autoimmunizzazione ed al rafforzamento del corredo genetico (e spirituale…) dei vari popoli. Anche sull’intera vicenda è stata, sinora, malamente gestita, con goffaggine ed evidente malafede, resta sempre aperta la possibilità di addivenire alla “salus populi”, anche attraverso vie “altre”, di ben altra qualità, rispetto a quelle solitamente percorse. Tutto questo, però, industrie farmaceutiche ed interessi lobbistici permettendo….

Umberto Bianchi

 

Note

  • (1) Il concetto greco di τέχνη (téchne) – “arte” (nel senso di “perizia”, “saper fare”, “saper operare”) – è molto antico e in origine veniva usato per indicare una prerogativa degli dèi di cui è stato fatto dono agli uomini per sopperire alla loro intrinseca debolezza. È importante sottolineare che le divinità possedevano le tecniche non perché le avessero apprese o inventate, bensì perché a loro sostanziali: Efesto e Atena esercitavano le technai perché esse si identificavano con loro.
  • (2) numinóso agg. e s. m. [dal ted. numinos, der. del lat. numen -mĭnis «nume»]. – Termine coniato dal teologo ted. Rudolf Otto (nella sua opera Das Heilige «Il Sacro», 1917) e da lui introdotto nella filosofia e nella storia delle religioni per indicare l’esperienza peculiare, extra-razionale, di una presenza invisibile, maestosa, potente, che ispira terrore ed attira: tale esperienza costituirebbe l’elemento essenziale del «sacro» e la fonte di ogni atteggiamento religioso dell’umanità. Con sign. simile, ma fuori dell’uso strettamente scientifico: in questa atmosfera n. passavo le mie giornate (C. Levi).
  • (3) Martin Heidegger (1889-1976) è stato un filosofo tedesco. È considerato il maggior esponente dell’esistenzialismo ontologico e fenomenologico, anche se ha sempre rigettato quest’ultima etichetta.
  • (4) Il Satori (悟, giapponese Satori, da satoru, “rendersi conto”); nella pratica del Buddismo Zen indica l’esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si “rende conto” e l’oggetto dell’osservazione. «Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell’Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell’affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l’essere è il divenire e il divenire è l’essere.»(Daisetsu Teitarō Suzuki, dall’introduzione del libro Lo zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel) Il satori è il momento dell’illuminazione nella pratica del Buddismo Zen, momento in cui l’intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l’atto puro. Tale processo è ben espresso dalla forma poetica dell’haiku.

Fonte

 

 

Immagine Rubens Il supplizio di Prometeo 1618

 

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 Fonte  Fonte Arianna Editrice del 7 aprile 2020

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