L’illusione della sicurezza occidentale

«Prossimamente: tutti i luoghi da non frequentare»

Tra propaganda, guerra e paura: il tempo delle conseguenze sembra avvicinarsi.

Il Simplicissimus

Un testo duro e provocatorio che riflette sul progressivo sgretolarsi delle certezze occidentali, sull’illusione della protezione militare e sulla fragilità di un’Europa convinta di poter attraversare la crisi geopolitica senza pagarne il prezzo. La guerra in Ucraina, la risposta iraniana e il mutamento strategico della Russia vengono letti come segnali di un possibile punto di rottura storico, nel quale la propaganda mediatica rischia di cedere il passo alla realtà della paura e delle conseguenze. (N.R.)


Capisco che decenni di ipnosi rendono molto difficile comprendere che stiamo arrivando rapidamente al redde rationem e che questo mondo in cui viviamo, anzi vivacchiamo, si regge ancora solo sulla cartapesta dei media. Pensare di poter fare ciò che si vuole senza subirne le conseguenze è solo il frutto di un sortilegio di cui ci dobbiamo liberare prima che sia troppo tardi e che la vicenda iraniana ha disvelato senza possibilità di equivoci. Due anni e passa di aggressioni terroristiche hanno cambiato di molto la Russia che come detto ieri, si sta convincendo che l’Europa e l’Occidente in genere non si fermeranno nemmeno di fronte a una palese sconfitta regionale, che l’unico modo di evitare uno stillicidio di vittime civili è quello di trasformare la tracotanza degli europei in paura. Molti sono ancora sotto ipnosi e credono davvero di essere protetti dallo scuso americano che anche se ci fosse davvero sarebbe del tutto impotente, lo è stato contro i missili iraniani figurarsi contro quelli russi che sono due generazioni avanti. E in ogni caso l’ultimo pensiero di Washington è difendere l’Europa che anzi è sempre stata destinata ad assorbire parte di una risposta russa nel caso di first strike che è ancora la dottrina bellica ufficiale degli Stati Uniti. In un certo senso siamo noi a difendere gli Usa e non il contrario.

E mentre l’informazione nostrana cerca pateticamente e immoralmente di dire che la strage dello studentato di Starobelsk è una sorta di esagerazione dei russi, le cose stanno andando avanti con passi da gigante: tutto il Paese è in lutto, sono stati trovati i terminali starlink tra i detriti dei droni usati per questa strage e così salta anche il pretesto di un errore dovuto all’AI che qualcuno vorrebbe accampare. Ormai tutti hanno compreso che lo studentato è stato preso di mira utilizzando i moduli di Palantir con l’obiettivo di provocare una rappresaglia russa particolarmente intensa e dunque rinnovare il topos della Russia come aggressore. Soltanto che nessuno ha compreso come sia cambiata l’atmosfera: a nessuno viene più in mente di stare ascoltare i barbari stragisti mentre bacchettano gli altri con un’ipocrisia che non ha rivali nella storia. E così e il ministero della Difesa russo ha stilato ufficialmente un elenco dei siti dove vengono prodotte armi o parte di esse che vengono usate contro i civili russi: sono ormai diventati obiettivi legittimi. Quindi ve ne fornisco l’elenco, perché non sarebbe proprio salutare trovarsi in quei paraggi.

  • Italia
  • Cmd Avio, di Venezia, ma con stabilimenti in Lucania (Atella) e Campania (Caserta) produce motori a pistoni utilizzati anche per droni con potenze che vanno dai 60 ai 170 Cv, MVfly a Garbagnate milanese che produce i medesimi motori insieme alla Epa Power di Omegna in Piemonte e alla Gilardoni di Mandello Lario.
  • Cechia
  • Pbs con sede a Parga che produce motori turbojet compatti e Daviro, sempre a Praga, che produce il drone Bulava
  • Germania 
  • Da Vinci Avia di Monaco che produce l’Uav Da Vinci e Airlogix che fabbrica il drone Anubis
  • Gran Bretagna
  • Fire Point di Mildenhall produttrice dei droni Fp1 e Fp2 e la Horizon tech con impianti a Leicester, specializzata nel modello Sticker
  • Danimarca
  • La Kort di Stevring produttrice del drone Kahki AK 1000
  • Lettonia
  • Terminal Autonomy di Riga che produce il drone Kosa
  • Lituania 
  • Ospita una sede della danese Kort con la medesima produzione
  • Olanda 
  • La Destinus di Hengelo che produce l’Uav Ruta
  • Polonia
  • La Antonov di Mielec che produce il drone An-196 Luthy e la Urkspetssystem di Tarnov che fabbrica un altro drone, il Ram 2x
  • Spagna 
  • La Navigation Uav di Madrid che produce ricevitori di segnali per la navigazione spaziale.

Nn si tratta di un elenco esaustivo, ma è chiaro che verrà presa di mira l’industria dei droni prima di ogni altra cosa e naturalmente un’azione volta ad eliminare le armi usate in modo terroristico, implicherebbero gravi danni in una grande area, anche senza pensare a un’arma atomica. Meglio stare almeno a una decina di chilometri di distanza. Le cose stanno precipitando senza che si avverta davvero il pericolo di proseguire sulla strada della guerra.

Redazione

 

 

 

 

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