Tra indignazioni rituali e geopolitica reale

 «Proteste e altre chiacchiere»

La Groenlandia, Trump e l’irrilevanza europea messa a nudo

di Andrea Marcigliano

Le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia hanno suscitato un coro di proteste nell’Unione Europea, con particolare veemenza da parte della Danimarca. Ma dietro l’indignazione formale emerge una realtà ben più amara: l’Europa protesta, si scandalizza, commenta, ma resta politicamente ininfluente. Mentre Bruxelles e le capitali oscillano tra prese di posizione più o meno rituali, Washington tira dritto verso i propri obiettivi strategici, ignorando tanto la Corona danese quanto l’Unione nel suo insieme. La vicenda groenlandese diventa così il pretesto per una riflessione più ampia e malinconica sullo stato dell’Europa: una costruzione che parla molto, protesta spesso, ma incide sempre meno. (N.R.)


L’Unione Europea, nel suo confuso complesso, protesta abbastanza vivacemente per le affermazioni di Trump sulla Groenlandia.

Che hanno fatto inorridire soprattutto la Danimarca, visto che la grande isola polare è parte, ancorché molto autonoma, del Regno danese.

Molto autonoma e, in verità, abbastanza desolata, visto che conta poco più di 50.000 abitanti, per la maggior parte concentrati a sud, dove la corrente marina mitiga il freddo polare.

Abitanti, per altro, per lo più indigeni. Che parlano la lingua groenlandese, un dialetto aleutino-eschimese, e vivono di un’economia fondata sulla pesca.

A Trump, però, questo non interessa. Per lui la Groenlandia è parte, integrante, dell’America. Copenaghen, la Corona di Danimarca, contano, per lui, meno di zero.

E non sembra gli interessi maggiormente la stessa Unione Europea.

Infatti, delle proteste, più accese e, altre volte, come nel caso Italia, più tenui, se ne è, letteralmente, fatto un baffo,

E tira dritto verso i suoi, conclamati, obiettivi.

 

 

 

 

 

 

 

Il che ci induce ad una, triste, riflessione su questa, cosiddetta, Unione Europea.

Che, innanzitutto, non è affatto un’Unione, anche sgangherata, anche solo approssimativa.

È un insieme puramente formale di Stati. Per altro Stati governati, e governati male, da gruppi di interesse che, per lo più, nulla hanno a che fare con i popoli loro soggetti. E sono invece asserviti a potentati finanziari, Lobby speculative totalmente estranee all’Europa.

E così accade che Macron prenda pubblicamente la parola per accusare Washington, segnatamente Trump, di allontanarsi sempre più dagli alleati europei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il che, per carità, è assolutamente vero. Manca però un anello, fondamentale, al discorsetto di Macron.

L’Europa, i governi europei non contano, a livello internazionale, un beneamato.

E, segnatamente, il caudillo francese, con tutta la sua prosopopea, conta meno di altri, anche se fa il galletto e canta, parla, straparla.

Perché la Francia è in rivolta. I francesi in piazza, inferociti contro la politica dell’Eliseo, le banlieue fuori controllo, con gruppi islamici che applicano la loro legge. E Macron, se dovesse andare ora alle urne, prenderebbe una sonora legata. E sarebbe costretto a lasciare il posto alla Le Pen. Che ha cercato di mettere fuori gioco per via giudiziaria. Viva la democrazia, in parole povere….

Il resto d’Europa non sta molto meglio. Ed anche l’orgogliosa Inghilterra sembra ormai preda di una sorta di cupio dissolvi, di ebrezza autodistruttiva, che la sta mettendo in ginocchio. Respingendo verso il basso gli inglesi, e aprendo i piani altri del governo a gentili signore velate che giurano sul Corano…

E, dunque, appare logico che Trump, con la scarsa delicatezza diplomatica che gli è propria, dica esplicitamente come stanno le cose. E si comporti di conseguenza.

L’indignazione europea, le proteste della Corona Danese, le, risibili, minacce di Rutte dal vertice della Nato, valgono per quello che sono realmente.

Ovvero, per dirla col Pascoli,

“Ronzio d’un’ape entro un bugno vuoto”.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

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