L’Apocalisse ci introduce nell’oscurità, ha gettato la maschera, ma imponendola ai sudditi: dopo la stagione dei diritti, quella del dominio sulla creatura umana soppiantata dal meccanismo in mano a un pugno di padroni universali

 

L’ortodossia, scriveva George Orwell, è l’incoscienza, una definizione prossima alla concezione gramsciana di egemonia, il dominio che non è percepito da coloro sui quali viene esercitato. Ma esiste un livello superiore, una Matrix, per dirla in linguaggio tra informatica e fantascienza, da cui ci governa un potere cosciente, un ambito dal quale i costruttori del mondo mettono in forma il loro dominio. È la sorgente di un potere globale che richiede per la sua estensione infinita il controllo diretto dei mezzi di costituzione della soggettività di massa – altro concetto del tutto nuovo – scuola, cultura, pubblicità, media, intrattenimento, reti sociali.

Chi occupa Matrix, se esiste? Questa è la domanda. Per molti esiste un comando impersonale, una meccanica senza volto governata da regole inesorabili. Con ciò la natura del dominio viene oscurata e il corso del mondo legittimato. Per altri Matrix è un grumo di interessi e persone fisiche capaci di intelligenza, volontà e direzione. Sotto questa fonte di potere si moltiplica l’esercito dei servi più o meno consapevoli, impegnati a diffondere e difendere una visione del mondo di cui scorgono appena la natura. Su un piano più elevato, ci sono i teorici consapevoli del Grande Reset, che manifestano ormai con chiarezza il progetto di cui sono i tessitori. Parliamo di gruppi come il Foro Economico Mondiale (il partito di Davos), il Bilderberg Group e gli altri circoli riservati in cui si incontrano le cupole di potere e i raffinati Richelieu di servizio.

La loro egemonia – o ortodossia – è diventata un congegno così perfezionato da somigliare al goodthink (il pensiero giusto, e ovviamente unico) di orwelliana memoria. Tanto organizzato e perfetto da soffocare ogni resistenza, ogni ortodossia, facilmente trasformata, nell’immaginario eterodiretto, in segno assoluto del Male. Il dominio egemonico si estende attraverso l’ordine istituzionale – in cui agenzie di valutazione, vertici delle reti sociali, commissioni per l’uguaglianza, ministeri della verità, polizia e pulizia del pensiero monitorano l’espressione delle idee, con strumenti di misurazione apparentemente oggettivi, e raggiunge il terreno sociale in cui l’attacco al dissidente assume la forma di aggressione diretta. Non è più sufficiente limitarsi a tacere: è necessario e presto sarà obbligatorio proclamare visibilmente la bontà del sistema, dei suoi capi, dei suoi sgherri, dei mandatari politici instancabili servitori dell’unico pensiero ammesso e portatori di una scienza infusa capace di proclamare la Verità e separare la realtà dalla Chimera con la lingua di fuoco.

Nessuno dei figuranti che si alternano sul palcoscenico politico formalmente plurale e concorrente è, in verità, un leader. Si tratta, in genere, di semplici amministratori di condominio pro tempore, scelti dall’alto ed approvati dal popolo in base alle prestazioni televisive e all’imponenza delle campagne pubblicitarie pagate da Matrix. Qualcuno, i più abili, può talora diventare l’incarnazione temporanea dell’Idea: democrazia, diritti umani, pluralismo, pace nel mondo.

Ogni deviazione dai pilastri dell’Idea, ogni sfumatura o gesto che riveli una certa distanza nell’adesione, pone il dissidente sulla soglia del crimine. Il vero egemone si trova dove queste idee germogliano, nella matrice di un egualitarismo quantitativo e nichilista che, con l’aureola della democrazia, avanza implacabile da secoli. Solo il ricorso a categorie teologiche permette di attingere la natura vera e sfiorare la realtà ultima del potere. Avvertiva Carl Schmitt che le ideologie – il globalitarismo lo è – sono concetti teologici secolarizzati, opporsi ai quali è un atto di empietà, anzi di eresia. 

Questo vale specialmente per l’attuale mondialismo liberista, le cui mire egemoniche sono sbocciate nel campo dell’economiacioè nelle forme di accumulazione dei mezzi, organizzazione del lavoro e del consumo che hanno accompagnato le varie fasi di dispiegamento industriale, commerciale e finanziario. Le profonde trasformazioni che la modernizzazione implica finiscono per raggiungere gli ultimi avamposti della realtà e avanzano sempre. Fino a poco tempo fa, sotto le bandiere della democrazia: uguaglianza e libertà. Come opporsi? Nessuno oserebbe resistere in nome di valori più alti, mettendo in dubbio il Dio immanente, tangibile, il Progresso.

Eppure, non smettono di levarsi grida di dolore. Non solo tra i diseredati della terra che, dal sottosuolo, chiedono di partecipare alle benedizioni promesse. Si ascolta anche il lamento di chi, dalla cresta dell’onda, nel mondo definito “sviluppato” secondo criteri esclusivamente economici e quantitativi, bestemmiano i nuovi Dei e lottano contro il consumo e l’artificialità gassosa della vita nuova. Prima si parlava di capitalismo, poi di neoliberismo, più recentemente di globalismo e certamente appariranno ulteriori denominazioni per la Bestia, buone per il discorso moralizzante gradito ai semplici e a chiunque abbia un pensiero infantile. L’idra è talmente diffusa e mutevole che dovremmo evitare di darle un nome, ma l’uomo non sa riconoscere ciò che non ha un nome e un volto.

Diamo un nome, uno qualsiasi, all’idra e crediamo di conoscerla. Questo fa parte della sua astuzia, dell’Apocalisse progressiva. Apocalisse nel senso letterale di gettar via ciò che copre, togliere il velo, rivelazione. Sperimentiamo quell’Apocalisse in ogni cuore che divinizza se stesso, che salva la pelle e rinuncia alla vita; il suo sangue scorre attraverso il torrente di mercanzie banali, desideri compulsivi, sfruttamento e autodistruzione, gestione distruttiva del tempo e delle cose. Non la nominerò perché sento il suo battito in ogni desiderio pressante, riconosco il bagliore della sua luce che acceca.

L’Apocalisse ci introduce nell’oscurità del mondo, in un dominio egemonico, segno visibile del millennio che incede. Ha gettato la maschera – imponendola ai sudditi – perché non ne ha più bisogno. Dopo la stagione dei diritti e della libertà, navighiamo a vele spiegate nell’oscurità del dominio sull’antiquata creatura umana, soppiantata dal meccanismo, dall’apparato artificiale in mano a un pugno di padroni universali.

Un brano del sopravvalutato Yuval Harari, autore di Homo Deus(L.C.), enciclopedia del transumanesino a beneficio dei ceti semicolti (Costanzo Preve) ci ha molto colpito. Parlando della diffusione dei libri elettronici, Harari constata con un certo compiacimento che “se il kindle (il dispositivo che permette di scaricare e leggere libri in formato digitale, N.d.R.) viene aggiornato con riconoscimento facciale e sensori biometrici, può dire cosa ti ha fatto ridere, cosa ti ha reso triste e cosa ti ha fatto arrabbiare. Presto, i libri ti leggeranno mentre li leggi ”. È il tempo di Big Data, l’epoca in cui un ristretto cartello di colossi tecnologici – diventati potenze finanziarie e politiche – sanno tutto di me, di te e di tutti, conoscono la nostra vita, orientano e prevedono il nostro futuro attraverso le statistiche elaborate dagli algoritmi, gli eleganti modelli matematici a cui è sottomessa l’intera realtà.

I vaccini probabilmente sconfiggeranno la peste chiamata Covid-19, ma il prezzo sarà assai salato: l’Iperpotere introduce nel corpo fisico sostanze sconosciute, che rendono l’uomo – scusate la semplificazione brutale – un OGM. L’altra grande novità è la capacità del potere di farci desiderare, invocare la punturina, che non diventerà obbligatoria. Non ce ne sarà

Mais geneticamente modificato

bisogno, siamo già virtualmente in fila. Sono sufficienti, per i pochi riottosi, le minacce a priori: senza il patentino di vaccinati non potrai fare questo, non ti sarà permesso recarti qui o là, perderai il lavoro. La pelle ha sconfitto la vita attraverso la paura, le libertà elementari diventano un privilegio pagato a caro prezzo.

Il modello è il sistema cinese, non quello europeo e occidentale fondato sul pensiero critico e il dibattito. Quando il gioco si fa duro, si abbandonano le finzioni, come la costosa, inefficiente democrazia e si torna all’origine: qualcuno comanda, la moltitudine obbedisce. Nulla di nuovo sotto il sole, se non la constatazione che il comando funziona benissimo, a patto di possedere tutte le carte del mazzo e determinare le regole del gioco. Il secolo americano è in procinto di essere sostituito da quello cinese: il dirigismo autoritario sostituisce ogni giorno di più il libertarismo occidentale. Le élite di questa parte del mondo cercano di correre ai ripari; il Grande Reset è la scommessa per combattere la guerra geopolitica con il Dragone. Una Cina che non solo ha chiuso il 2020, nonostante il virus, in territorio economico positivo, ma che sopravanza il rivale americano nella fibra 5G e presto lo raggiungerà nel computo del PIL.

Nel corso della storia, più volte a un impero, a un’egemonia se ne è sostituita un’altra. È capitato all’Impero romano e a quello britannico. La prima guerra mondiale segnò la fine degli imperi centrali e del dominio ottomano. Sempre, la nazione dominante ha improntato l’impero esportando il suo sistema economico, imposto la sua cultura, la sua lingua, la sua idea della vita. L’americanizzazione d’Europa ne è la prova. Sta avvenendo qualcosa di simile: diventiamo cinesi non solo perché l’Impero di Mezzo è la fabbrica del mondo e sta portando a compimento la rivoluzione tecnologica e informatica della fibra, ma perché, al seguito di quei successi, impone silenziosamente il suo antico dispotismo, il disprezzo millenario per la persona umana tanto cara alle civiltà di impronta greco romana e cristiana.

Di quelle eredità ci siamo disfatti gaiamente: nulla di strano che le oligarchie tendano a schiacciare gli spazi residui di libertà individuale, di pensiero critico, di pluralità che ci hanno fatto grandi. Pensiamo allo stravolgimento antropologico di processi decisionali affidati agli algoritmi, alla censura privatizzata dei padroni delle reti sociali, al controllo capillare di ciascuno di noi attraverso la profilazione informatica, l’uso e l’interazione dei dati relativi alle carte magnetiche, alla prospettiva di impiantare sensori all’interno del corpo umano. Sino a vent’anni fa, sarebbe stato impensabile ottenere approvazione popolare per ciascuna di queste pratiche, ma la finestra di Overton si è spalancata in fretta, in concomitanza con l’aumento esponenziale, “disruptivo”, della potenza di mezzi tecnici e informatici in grado di dirigere le opinioni pubbliche, modificando in profondità convinzioni, principi, linguaggio.

Approviamo con entusiasmo gli acquisti online e la generalizzazione delle carte di credito che ci espropria dei contanti, ossia della libertà di disporre del nostro denaro, alla mercé di chi lo emette e controlla i sistemi di pagamento. Eppure, queste evidenti restrizioni della libertà, sintetizzate nello slogan “meno contante, meno contate”, non vengono prese in considerazione dalla maggioranza, convinta della supposta comodità del sistema. Ai più ideologizzati propinano la fiaba della lotta all’evasione fiscale, agli appassionati di “legge e ordine” quella del contrasto alla criminalità organizzata. Favole, narrazioni, fake news credute per l’egemonia sulla comunicazione e il controllo ferreo delle informazioni.   

La Cina è uno dei motori dell’intelligenza artificiale. Nell’anno appena finito ha messo a punto un sistema di classificazione della popolazione che attribuisce una specie di credito sociale, un punteggio in base alle qualità di buoni cittadini, ossia di sudditi obbedienti. Il punteggio determinerà premi e sanzioni. Viene monitorato che i cittadini paghino puntualmente le bollette, che non spendano denaro per prodotti considerati frivoli, che non diffondano notizie “false” sui media sociali, cioè non filtrate dalle autorità. Il telefono di chi ha debiti avrà un suono speciale in entrata che avviserà gli altri della presenza del debitore.

CloudWalk

Il controllo attraverso sistemi di intelligenza artificiale si è esteso alla persecuzione di minoranze come gli uiguri(1) venti milioni di persone in maggioranza di religione islamica. Nel 2019, un milione di loro ha subito arresti a seguito dell’attivazione di algoritmi di riconoscimento facciale, integrati nelle telecamere di sorveglianza sparse sul territorio. Nella città di Sanmenxia, più di mezzo milione di volti sarebbero stati controllati in un mese. L’azienda cinese CloudWalk annuncia la sua capacità di riconoscere gruppi di persone “sensibili”, potenziali oppositori del regime. La stessa azienda pubblicizza un sistema di allerta automatica: se un certo gruppo etnico vive in un determinato quartiere, il sistema permette di controllare gli orari di partenza e di ingresso. Se troppe persone del gruppo monitorato si insediano nel quartiere, il sistema allerta l’autorità, affinché possa intervenire.

Alibaba e il suo inventore Jack Ma

Alibaba, il gigante cinese del commercio elettronico e dei servizi avanzati per la gestione di informazioni e dati (cloud computing) avrebbe sviluppato la tecnologia per riconoscere gli uiguri dai loro tratti. Il suo proprietario e guru, il multimiliardario Jack Ma, è un frequentatore assiduo del Foro di Davos. Crediamo davvero che i giganti fintech occidentali si lasceranno condizionare da scrupoli etici, remore legate alla civiltà libera d’Occidente? La legge di Gabor (fisico ungherese premio Nobel) afferma che tutto ciò che si può realizzare tecnicamente, verrà fatto, senza riguardo per principi, valori morali, considerazioni politiche, religiose o umanitarie.

Le prove di Apocalisse sono in corso. La differenza tra l’Occidente e altre civiltà del pianeta è che qui l’oligarchia ha dovuto prima estirpare la cultura, le tradizioni, le comunità e i sentimenti religiosi. Adesso siamo pronti. Non avranno bisogno di imporre la schiavitù, la chiederemo noi stessi, invocheremo ceppi e catene in nome della comodità, dei “diritti”, del progresso. Alle brutte – il virus insegna – ricorreranno alla paura primordiale, quella della morte. Scriveva Curzio Malaparte nel romanzo La pelle(L.C.): “una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé.” Per i sedicenti liberatori di allora, un popolo vinto non poteva che essere un popolo di colpevoli. “Null’altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l’anima, come un tempo, o l’onore, la libertà, la giustizia, ma la schifosa pelle”.

Questo sta iniziando a capitare, oltre virus e vaccini. Il tempo della libertà di parola e di associazione sta finendo: a questo mira il “distanziamento sociale”. L’era dei divieti, della sorveglianza e della delazione organizzata avanza. Una volta di più, con il consenso di moltissimi e l’arruolamento di volontari. Secondo un sondaggio, la maggior parte degli italiani è incline a denunciare i vicini per l’assembramento nelle zone rosse e addirittura nelle case private. Sull’onda della paura, diventano prassi positiva le condotte peggiori e più egoistiche.

Divide et impera, la lezione della storia che ogni generazione dimentica. Le ultime, poi, sono state allevate nell’ignoranza più assoluta delle conoscenze che aprono la mente al pensiero libero, che è sempre pensiero critico. Per questo accettano passivamente, bovinamente, persino con stolido entusiasmo, modalità di vita regressive, zoologiche e zootecniche. Il marchio della Bestia, il 666 dell’Apocalisse di Giovanni, sta diventando realtà. Bisanzio è presa, ma noi discutiamo del sesso degli angeli o simpatizziamo con gli aguzzini. Una fine meritata, apocalisse davvero, la rivelazione di ciò che l’uomo può diventare quando perde la fede in Dio, in se stesso e rinuncia alla dignità di creatura dalla scintilla divina.

Il risveglio sarà doloroso. Non dica il superbo homo sapiens di non essere stato messo in guardia. All’alba della nostra civiltà, Omero inventò nell’Iliade, il poema dell’invasione di Troia, il mito di Cassandra, la donna con il dono della divinazione e il castigo di non essere mai creduta, e quello di Laocoonte, che mise in guardia i concittadini dalle insidie del cavallo di legno improvvidamente introdotto in città.(P.I.) La guerra fu perduta e a nulla valse il coraggio di Ettore contro Achille l’invulnerabile e Ulisse l’astuto ingannatore, inventore del sotterfugio del cavallo. I vinti sono spesso vittime delle loro illusioni e della credulità: un’altra lezione della storia.

Nessun timore, dunque, nessuna fake news complottista: l’Apocalisse di cui stiamo sperimentando i primi morsi non ci sarà, è un’invenzione di menti malate. Nel racconto escatologico dell’evangelista Giovanni non credono più neppure i preti: perché dovrebbe prestargli fede l’orgoglioso, riflessivo, progredito uomo del XXI secolo? La scienza lo salverà, almeno per oggi. Incatenato, terrorizzato dalla malattia e dalla morte, sorvegliato, con codice a barre, cartellino del prezzo e chip incorporato, vaccinato entusiasticamente contro tutto. Ma #andràtuttobene.            

Roberto Pecchioli

Note:

(1) Gli Uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han. Gli uiguri costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione (46%). Un altro gruppo di uiguri vive nella contea di Taoyuan della provincia dello Hunan (Cina centro-meridionale). Gli uiguri formano uno dei 57 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti in Cina, ma vi sono forti critiche da parte della comunità internazionale riguardo al trattamento a loro riservato (vedi genocidio culturale degli uiguri). Al di fuori della Cina, esistono significative comunità diasporiche di Uiguri nei paesi dell’Asia centrale del Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan, e in Turchia. Comunità più piccole si trovano in Afghanistan, Pakistan, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Russia, Arabia Saudita, Australia, Canada e Stati Uniti. Essi hanno caratteristiche fisiche piuttosto diversificate, presentando sia tratti prettamente europei che fattezze mediorientali ed asiatiche.

Fonte

 

 

 

Copertina Matrix è un film di fantascienza del 1999 scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski. Qui Laurence Fishburne è Morpheus e Keanu Reeves è Thomas A. Anderson/Neo

Morpheus: «I’m trying to free your mind, Neo. But I can only show you the door. You’re the one that has to wall through it»

 

Libri Citati

 

  • Homo deus. Breve storia del futuro
  • Yuval Noah Harari
  • Traduttore: Marco Piani
  • Editore: Bompiani
  • Collana: Tascabili. Saggi
  • Anno edizione: 2018
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 30 agosto 2018
  • Pagine: 560 p., ill. Brossura
  • EAN: 9788845298752.  Acquista €. 15,20

Descrizione

Harari racconta sogni e incubi che daranno forma al XXI secolo in una sintesi audace e lucidissima di storia, filosofia, scienza e tecnologia, e ci mette in guardia: il genere umano rischia di rendere se stesso superfluo. Saremo in grado di proteggere questo fragile pianeta e l’umanità stessa dai nostri nuovi poteri divini? «”Homo Deus” è ancora più leggibile, ancora più significativo dello straordinario “Sapiens”» – Kazuo Ishiguro «Difficile immaginare qualcuno che nel leggere questo libro non provi ogni tanto un brivido di vertigine» – The Guardian. Nella seconda metà del XX secolo l’umanità è riuscita in un’impresa che per migliaia di anni è parsa impossibile: tenere sotto controllo carestie, pestilenze e guerre. Oggi è più probabile che l’uomo medio muoia per un’abbuffata da McDonald’s piuttosto che per la siccità, il virus Ebola o un attacco di al-Qaida. Nel XXI secolo, in un mondo ormai libero dalle epidemie, economicamente prospero e in pace, coltiviamo con strumenti sempre più potenti l’ambizione antica di elevarci al rango di divinità, di trasformare «Homo sapiens» in «Homo Deus». E allora cosa accadrà quando robotica, intelligenza artificiale e ingegneria genetica saranno messe al servizio della ricerca dell’immortalità e della felicità eterna? Harari racconta sogni e incubi che daranno forma al XXI secolo in una sintesi audace e lucidissima di storia, filosofia, scienza e tecnologia, e ci mette in guardia: il genere umano rischia di rendere se stesso superfluo. Saremo in grado di proteggere questo fragile pianeta e l’umanità stessa dai nostri nuovi poteri divini?

 

  • La pelle
  • Curzio Malaparte
  • Curatore: C. Guagni, G. Pinotti
  • Editore: Adelphi
  • Formato: EPUB con DRM
  • Testo in italiano
  • Cloud: Sì Scopri di più
  • Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
  • Dimensioni: 1,27 MB
  • Pagine della versione a stampa: 379 p.
  • EAN: 9788845982613.   Acquista. €. 6,99

 Descrizione

Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la peste – è questa l’indicibile verità – è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null’altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l’anima, come un tempo, o l’onore, la libertà, la giustizia, ma la «schifosa pelle». Come ha scritto Milan Kundera, nella «Pelle» Malaparte «con le sue parole fa male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta».

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