I media dell’indecenza evitano come la peste le cose serie

PUTIN FRANTUMA L’ONANISMO GEOPOLITICO DELLA NATO


Girano per la peggiore informazione mainstream, nella quale certamente l’Italia ha una rilevante posizione, grottesche dichiarazioni di Zelensky durante il vertice di pace onanistico della Nato, tenuto in Svizzera in assenza dell’avversario: il pagliaccio dice di volere la pace a patto che la Russia rinunci a tutto, ai territori conquistati e già parte della Federazione per via referendaria, nonché alla pretesa che l’Ucraina non faccia parte della Nato. Non so a quale folla di rincoglioniti possa parere sensato il discorso del duce di Kiev, il quale offre la pace all’avversario che sta vincendo a patto che egli si dichiari sconfitto, eppure non è un sogno, è la realtà di un complesso mediatico che scrive e parla a vanvera sulla falsariga di una diplomazia che in mancanza di cervello ha fatto della cieca arroganza la sua unica cifra. Il grande piano di pace era in realtà pura aria fritta di montagna.

In compenso i media dell’indecenza evitano come la peste le cose serie e il fatto che Putin abbia dettato all’Ucraina e alla Nato le condizioni della pace in un lungo intervento al Ministero degli esteri giovedì scorso riassumibili in poche e chiare parole: consegna delle provincie russofone nell’est del Paese, comprese Kherson, Zaporozhye nonché ovviamente della Crimea e un’Ucraina smilitarizzata e neutrale che rinunci definitivamente ad essere parte della Nato. Il fatto è che il cosiddetto vertice autoerotico svizzero era stato ideato per mettere assieme una proposta di pace inaccettabile per la Russia e così dare a Mosca la colpa della continuazione della guerra: dopotutto esistono abbastanza cretini per far passare questa manovra, ma di certo nessuno si aspettava un livello così basso e grossolano e totalmente al di fuori dei dati di realtà.

Dal febbraio 2022, la Russia ha costantemente offerto condizioni di pace in conformità con l’aggiornamento dei suoi interessi strategici. Prima dei referendum per l’unione delle nuove regioni con la Federazione Russa, la richiesta di Mosca si limitava al riconoscimento di Donetsk e Lugansk come regioni indipendenti. Sono stati l’interventismo occidentale nei negoziati di pace e la sottomissione del governo fascista di Kiev alla Nato a impedire il raggiungimento di un accordo nelle prime fasi dell’operazione militare speciale. Ora che la guerra è palesemente perduta, che la Russia sta demolendo con tutta calma ciò che resta delle forze ucraine e dei materiali Nato, gli strateghi a quoziente zero dell’Alleanza non sanno più che fare: puntavano ad aprire un altro fronte per mantenere la loro guerra per procura contro la Russia, ma la lobby antirussa in Moldavia non è ancora sufficiente a permettere aggressioni contro la Transnistria o la Gagauzia, mentre in Georgia il Parlamento ha detto “no” ai sabotatori stranieri. Senza un altro fianco, la Nato non può permettersi alcun negoziato in Ucraina senza parere irrimediabilmente sconfitta e si rifiuta di farlo anche se ha la responsabilità morale della continuazione del massacro. Beh, diciamo che quest’ultimo elemento è solo un insignificante particolare nelle menti di questa élite di stragisti.

Risulta chiaro che l’insensato vertice svizzero a senso unico – di cui Berna porterà il peso in futuro – era stato organizzato mesi fa, quando forse si pensava che la situazione sarebbe stata diversa, che il partito della guerra non avesse trovato contestazioni elettorali in Francia e Germania e che sarebbe stato possibile creare una situazione di stallo almeno fino alle elezioni di novembre in Usa: ma ora, in queste condizioni e grazie alle follie svizzere, il discorso di Putin da proposta diventa un ultimatum perché ormai non ci sono più vie d’uscita alla sconfitta se non un intervento diretto dell’Alleanza, il che vuol dire alla fine guerra nucleare.

 

Redazione

 

 

 

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