Con l’affermarsi del cristianesimo si verificò una profonda rivoluzione nella sessualità. Dopo la grande libertà erotica dell’epoca greco-romana si arrivò a una severa regolamentazione dei rapporti amorosi.

 

Parte prima

Le tentazioni di Sant’Antonio Domenico Morelli (1826-1901)

 

 

È opinione comune che il medio evo abbia provocato una svolta fondamentale nella concezione e nella pratica della sessualità in occidente. Dopo l’epoca greco-latina, in cui la sessualità, il piacere della carne sono valori positivi, e in cui regna una grande libertà sessuale, si arriva alla condanna totale della sessualità e alla severa regolamentazione della sua pratica. Fautore principale di questa svolta è il cristianesimo.

Paul Veyne(1) e Michel Foucault(2) hanno avanzato l’ipotesi che questa svolta ci sia stata, ma si sarebbe verificata prima del cristianesimo: risalirebbe all’alto impero romano (I e II secolo); e che presso i romani pagani, cioè prima della diffusione del cristianesimo, sarebbe esistito un «puritanesimo della virilità».

Anche nel campo della sessualità il cristianesimo non è privo di retaggi del passato (ebraici, greco-latinisti, gnostici) ed è influenzato dal clima del tempo. Il cristianesimo è inoltre da collocare in un contesto di profondi mutamenti economici, sociali e ideologici che si verificarono nei primi quattro secoli dell’era cosiddetta cristiana, dove appare – come spesso accade nella storia – sia come risultato sia come la causa dei mutamenti. Ma è stato determinante

Vincent van Gogh, Natura morta con Bibbia

L’eredità biblica non aveva certo lasciato alla dottrina cristiana un pesante fardello di repressione sessuale.

Come dice Paul Veyne, il cristianesimo ha dato non solo una interpretazione trascendente, basata sulla teologia e sulla bibbia (interpretazione della Genesi e del peccato originale, insegnamento di San Paolo e dei padri): cosa peraltro assai importante. Ma ha anche trasformato un comportamento di pochi in un comportamento «normale» per la maggioranza, certamente «normale» per le classi dominanti, per gli aristocratici, per la gente della città. Ha inoltre fornito ai nuovi comportamenti nuovi schemi intellettuali (vocabolario, definizioni, classificazioni, divieti) e ha introdotto un rigoroso controllo sociale e ideologico esercitato dalla chiesa, con il potere laico al suo servizio. Ha dato infine l’immagine di una società esemplare che realizzava il nuovo modello sessuale sotto una guida ideale il monachesimo.

Ai motivi che avevano spinto i romani pagani verso la castità (limitazione dell’attività sessuale tra coniugi, condanna dell’aborto, biasimo della «passione amorosa» e discredito della bisessualità) i cristiani ne avevano aggiunto uno nuovo e convincente: l’avvicinarsi della fine del mondo che esigeva la purezza. San Paolo li avvertì: «Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero» (I Corinti, 7,29). Certi fanatici della purezza arrivarono persino a castrarsi, come Origene(3).

Autocastrazione di Origene in una miniatura del Roman de la Rose (Francia XV sec.)

«E ci sono anche eunuchi che si sono castrati da soli per il regno dei cieli» aveva già rilevato Matteo. (19,12).

L’avvento del cristianesimo in realtà porta una prima novità: quella del legame fra la carne e il peccato. L’espressione “peccato della carne” non è poi così frequente nel medio evo. Ma a tale proposito, c’è da dire che, durante tutto il medio evo, si altererà il significato reale di questa espressione e si servirà dell’autorità suprema, la Bibbia, per giustificare la repressione di gran parte delle pratiche sessuali. Nel Vangelo di Giovanni, la carne è riscattata da Gesù poiché “Il verbo si è fatto carne” e Gesù nell’ultima cena fa della sua carne pane della vita eterna. “… È la mia carne per la vita del mondo… Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avrete la vita eterna. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna” (Giovanni 6,51-54).

 

La contrapposizione tra spirito e carne

 

Ma già Giovanni contrappose spirito e carne e afferma: “È lo spirito che fa la vita, la carne non giova nulla” (6,63). Anche Paolo attua una leggera variazione: “Dio, mandando il proprio figlio in una carne simile a quella del peccato, ha condannato il peccato della carne… perché i desideri della carne portano alla morte… poiché se vivete secondo la carne voi morirete” (Romani, 3-13).

Gregorio I, dipinto di Antonello da Messina

Gregorio Magno(4), all’inizio del VII secolo, usa chiaramente l’espressione “Che cos’è lo zolfo se non l’alimento del fuoco? Che cosa nutre dunque il fuoco perché questo esali un fetore così intenso? Che cosa si intende quindi per zolfo se non il peccato della carne?” (Moralia XIV, 19).

Il cristianesimo antico parla in realtà di tutta una serie di peccati della carne piuttosto che di un singolo peccato. In sintesi la condanna della sessualità si sviluppa intorno a tre concetti: 1. Quello sulla fornicazione che appare nel Nuovo Testamento e che verrà consacrato, soprattutto a partire dalla fine del XII secolo, dal sesto comandamento “non fornicare”, che si riferisce a tutti i comportamenti sessuali illegittimi (anche all’interno del matrimonio); 2, Quello sulla concupiscenza, che si ritrova soprattutto presso i padri e che è all’origine della sessualità; 3. Quello sulla lussuria che, si da quando si stabilì la classificazione dei peccati capitali (dal V al XII secolo), riunisce in sé tutti i peccati della carne.

L’eredità biblica non aveva certo lasciato alla dottrina cristiana un pesante fardello di repressione sessuale. Il Vecchio testamento, spesso indulgente al riguardo, aveva incentrato la repressione sessuale sui divieti tradizionali enunciati dal Levitico (15 e 18). I principali riguardano l’incesto, la nudità, l’omosessualità e la sodomia, il coito nel periodo mestruale della donna.

Gustave Courbet Pigrizia e lussuria – 1866

Nel medio evo la demonizzazione della carne e del corpo, ritenuti fonte di dissolutezza e causa di peccato, darà al contrario completa dignità al corpo.

L’alto medio evo li ripropone. L’Ecclesiastico è molto antifemminista: “È dalla donna che ha avuto inizio il peccato ed è per sua colpa che noi tutti moriamo” (52-24). Al contrario, il Cantico dei Cantici è un inno all’amore coniugale palpitante di febbre amorosa e persino erotica.

«Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio
.»

Ma il cristianesimo, in una certa tradizione ebraica, si è affrettato a dare una interpretazione allegorica del Cantico. L’unione celebrata, dopo quella di Jahvé(5) e Israele, era quella di Dio con l’anima fedele, del Cristo con la chiesa. Quando nel XII secolo (quello del ritorno di Ovidio e della nascita dell’amor cortese(6), ci si riferirà al Cantico, il libro del Vecchio Testamento più commentato in quel secolo, la chiesa (san Bernardo per primo) rammenterà che se ne deve fare solo una lettura allegorica e spirituale.

Buona fortuna! di Edmund Blair Leighton, 1900 – una dama che concede il suo favore ad un cavaliere in assetto di battaglia. 

 Nel Nuovo testamento, gli evangelisti sono molto discreti sulla sessualità. Fanno elogio del matrimonio, purché monogamico e indissolubile. Da qui la condanna dell’adulterio (Matteo, 5,23) e del divorzio accomunato all’adulterio (Matteo, 19, 2-12; Marco 10, 2-12; Luca, 16,18). Ma Maria nel matrimonio resta vergine e Cristo celibe. Questi “modelli” si ritrovano in tutti gli scritti del medio evo contro il matrimonio (in sostanza si tratta di testi soprattutto paolini). Certamente san Paolo non mette in relazione la carne a un’attività sessuale peccaminosa ma la lega al concetto di natura umana.

 

La verginità valore supremo

Però san Paolo insiste sul contrasto tra carne e spirito; nella carne vede la causa principale del peccato e considera il matrimonio un ripiego preferibilmente da evitare: “È cosa buona per l’uomo non toccare donna (da notare l’antifemminismo ndr); ma a causa della fornicazione, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Il marito compia il suo dovere verso la moglie, ugualmente anche la moglie verso il marito. Ai non sposati e alle vedove dico: È bene per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere (melius est enim nubere quam uri…) così, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio” (I Corinti, 7). Poiché la carne porta alla morte eterna: “Io vi avverto… colui che compie le opere della carne non erediterà il Regno di Dio” (Galati, 5,21).

In realtà per Paolo questo invito alla verginità e alla continenza è basato sul rispetto del corpo umano “tabernacolo dello Spirito Santo”. Nel medio evo la demonizzazione della carne e del corpo, ritenuti fonte di dissolutezza e causa di peccato, darà al contrario completa dignità al corpo.

Michelangelo: Peccato originale e la Cacciata dal Paradiso terrestre nella Cappella Sistina

Nella Genesi, il peccato originale è un peccato dello spirito che si manifesta col bisogno di conoscere Dio e disobbedirlo. I Vangeli non riportano alcuna dichiarazione di Cristo sul peccato originale

Ambrogio con le insegne episcopali

San Paolo delinea uno schema che diventerà fondamentale per descrivere la società secondo una precisa gerarchi in rapporto alla sessualità. Con una libera interpretazione della parabola del seminatore (Matteo, 13,8 e 23; Marco, 4,8 e 20) secondo la quale il grano, a seconda della qualità della terra che lo ricopre, produce trenta, sessanta o cento, la chiesa classificherà il valore e la fecondità degli uomini e delle donne a seconda che siano vergini (Virgines produrranno 100), continenti come le vedove (continentes, 60), o coniugati (coniugati, 30). Sant’Ambrogio parla di questa classificazione fin dal IV secolo; “Ci sono tre forme di castità: il matrimonio, la vedovanza, la verginità” (Sulle vedove 4,23).

Tra i tempi evangelici e il trionfo del cristianesimo, nel IV secolo, due serie di avvenimenti assicurano il successo della nuova etica sessuale. Per quanto riguarda la teoria, si diffondono nuovi concetti: carne, fornicazione, concupiscenza e sessualizzazione del peccato originale; per quanto riguarda la pratica, compare uno statuto delle vergini presso i cristiani e l’ideale di castità si realizza nel monachesimo(7) del deserto.

Per quanto riguarda la carne si rafforza il contrasto carne-spirito, e il significato di caro (carne, in latino ndr), natura umana assunta da Cristo nell’incarnazione, muta in quello di carne debole, corruttibile, e il significato di carne in quello di sessuale. Connotare come carne la natura umana vuol dire sessualizzare la natura umana stessa e introdurre, secondo la medesima evoluzione dell’etica pagana, il concetto di peccato contro natura. Peccato che si diffonderà nel medio evo con l’estensione del concetto di sodomia (omosessualità, sodomizzazione della donna, coito da dietro o con la donna in posizione sopra l’uomo, saranno proibiti). La fornicazione è condannata dalla Bibbia soprattutto nel Nuovo Testamento.

Agostino in un dipinto del Settecento
San Benedetto da Norcia, fondatore dei monaci benedettini

Più tardi, l’esperienza del monachesismo la classificherà in tre tipi: unione sessuale illecita; masturbazione; erezione ed eiaculazione involontarie (Giovanni Cassiano, Collationes, XII, 3). È sant’Agostino(8) che dà una precisa definizione di concupiscenza: desiderio sessuale. Ma la parola concupiscenza, al plurale, si trova già in San Paolo: “Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da non sottomettervi alle concupiscenze” (Romani, 6, 12).

Più importante è la lunga evoluzione che porterà a collegare il concetto di carne col peccato originale. Nella Genesi, il peccato originale è un peccato dello spirito che si manifesta col bisogno di conoscere Dio e disobbedirlo. I Vangeli non riportano alcuna dichiarazione di Cristo sul peccato originale. Clemente d’Alessandria(9) è il primo ad aver legato il peccato originale all’atto sessuale. Certamente secondo la Genesi, le principali conseguenze del peccato originale erano la perdita della familiarità divina, il desiderio sessuale, la sofferenza (nel lavoro per l’uomo e nel parto per la donna), la morte. Ma sarà Agostino a collegare definitivamente il peccato originale con la sessualità, a causa della concupiscenza.

In tre occasioni, tra il 395 e il 430, Agostino afferma che la concupiscenza trasmette il peccato originale. A partire dai figli di Adamo ed  Eva, il peccato originale si trasmette all’uomo con l’atto sessuale. Questa concessione si affermerà nel XII secolo, tranne che per Abelardo(10) e i suoi discepoli. Con il

Jacopo Tintoretto mitologia Leda e il cigno

processo di volgarizzazione operato dalla maggior parte dei predicatori, dei confessori e degli autori di trattati morali, si arriverà all’identificazione vera e propria del peccato originale con il peccato sessuale. L’umanità è stata generata nel peccato che accompagna ogni unione sessuale a causa della concupiscenza che quest’ultima comporta necessariamente.

Tertulliano

Tuttavia si era sviluppato un vasto movimento sia teorico che pratico per il rispetto della verginità. Tertuliano(11) (inizio III secolo) e Cipriano danno il via a una serie di opere che a partire da Metodio d’Olimpo, autore del Banchetto delle vergini (seconda metà del III secolo) sono veri e propri trattati della verginità. Le vergini consacrate vivono appartate in case particolari, nell’ambito di una comunità. E infatti venivano in un certo senso considerate spose. Di Cristo. Aline Rouselle ha giustamente fatto notare che il grande movimento sull’ascetismo cristiano comincia dalle donne votate alla verginità e solo alla fine del III secolo coinvolge gli uomini, votati semplicemente alla continenza.

 

Note

  • (1) Paul-Marie Veyne (Aix-en-Provence, 13 giugno 1930) è un archeologo e storico francese, specialista della Roma antica. Già allievo dell’École normale supérieure e membro dell’École française di Roma dal 1955 al 1957, è stato professore del Collège de France a Parigi, dove ha insegnato dal 1975 al 1998 e di cui, dal 1999, è professore onorario.
  • (2) Paul-Michel Foucault (Poitiers, 15 ottobre 1926 – Parigi, 25 giugno 1984) è stato un filosofo, sociologo, storico della filosofia, storico della scienza, accademico e saggista francese. Filosofo, “archeologo dei saperi”, saggista letterario e docente presso il Collège de France, fu una delle personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra gli anni sessanta ed i primissimi anni ottanta, assieme a pensatori del calibro di Claude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roland Barthes, Pierre Klossowski e Gilles Deleuze.
  • (3) Orìgene, noto anche come Origene di Alessandria (detto anche «resistente come il diamante»; Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254), è stato un teologo e filosofo greco antico. È considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani dei primi tre secoli. In giovane età, secondo quanto riferisce Eusebio di Cesarea, per sfuggire alle tentazioni che gli venivano dalla presenza di tante belle giovani nella sua «scuola catechetica» di Alessandria (Didaskaleion) si era autoevirato rispondendo all’esortazione del versetto del Vangelo di Matteo: «…e vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi da sé stessi, per il regno dei cieli». Il suo discepolo Valesio ne approvò il comportamento e, seguendo l’esempio del maestro si autoevirò. Sostenendo inoltre che proprio la qualità di eunuco era quella che doveva caratterizzare il sacerdote, chiese di essere introdotto al sacerdozio. La sua richiesta fu negata dalla Chiesa che lo condannò per eresia. In risposta all’esclusione dalla Chiesa, Valesio fondò presso il Giordano una setta i cui membri, oltre alla rigida astinenza dal mangiare carne, praticavano l’evirazione su sé stessi e su tutti coloro che, pur essendo estranei alla setta, forzatamente venivano così salvati dal peccato.
  • (4) Papa Gregorio I, detto papa Gregorio Magno ovvero il Grande (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), è stato il 64º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, dal 3 settembre 590 fino alla sua morte. La Chiesa cattolica lo venera come santo e dottore della Chiesa. Anche le Chiese ortodosse lo venerano come santo. Sebbene il suo pontificato si sia svolto in uno dei periodi più bui della storia italiana, conservò una incrollabile fiducia nella forza del Cristianesimo; anima tra le più più luminose del Medioevo europeo, svolse il suo ministero racchiuso in un corpo minuto e sempre malato, ma dotato di una grandissima forza morale.

  • (5) Yahweh (in italiano anche Jahvè[2] o Iahvè) è il Dio nazionale del popolo ebraico, descritto nella Bibbia ebraica. Il culto dedicatogli da parte degli ebrei è attestato a partire dall’Età del ferro nei regni ebraici di Israele e Giuda, insieme ad altre divinità della religione siro-palestinese, fra cui, in un primo momento, potrebbe aver avuto una consorte femminile, Asherah. L’incertezza è dovuta alla difficoltà di chiarire se i siti archeologici in cui Yahweh è associato ad altre divinità siano siti ebraici o cananei e al fatto che “Asherah” potrebbe indicare non una dea ma un oggetto di culto.
  • (6) L’amor cortese è un termine creato dal critico francese Gaston Paris nel 1883[1] per indicare la concezione filosofica, letteraria e sentimentale del concetto dell’amore, all’epoca del trobar dei poeti nelle corti provenzali, e si basa sul concetto che solo chi ama possiede un cuore nobile. L’amor cortese è dunque essenzialmente adultero e può avvenire solo tra individui nobili per posizione sociale, oltre che per purezza di cuore; esso esprime un tipo di rapporto che, da un lato, rovescia la tradizionale sottomissione della donna all’uomo, dall’altro imita il vincolo vassallatico vero e proprio, con la differenza che questo rapporto è basato sull’amore e non sulla guerra, benché il cavaliere eserciti il mestiere delle armi e spesso offra le sue imprese militari in onore della sua amata.
  • (7) Il monachesimo (in greco antico: μοναχός, “persona solitaria”) è un fenomeno caratterizzato da alcune rinunce agli interessi mondani per dedicarsi in modo più completo all’aspetto spirituale coinvolgendo la propria vita. Fonda le sue radici in oriente e in seguito in occidente. Molte religioni hanno creato elementi monastici: cristianesimo, ebraismo, induismo, buddhismo, giainismo, taoismo.
  • (8) Aurelio Agostino d’Ippona (Tagaste, 13 novembre 354 – Ippona, 28 agosto 430) è stato un filosofo, vescovo e teologo romano di espressione latina e di origine berbera o, secondo taluni, punica. Conosciuto come sant’Agostino, è Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, detto anche Doctor Gratiae (“Dottore della Grazia”). È stato definito «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto». Se le Confessioni sono la sua opera più celebre, si segnala per importanza, nella vastissima produzione agostiniana, La città di Dio.
  • (9) Tito Flavio Clemente, meglio conosciuto come Clemente Alessandrino (Atene, 150 circa – Cappadocia, 215 circa), è stato un teologo, filosofo, santo, apologeta e scrittore cristiano greco antico del II secolo. È uno dei Padri della Chiesa. Clemente nacque da genitori pagani, presumibilmente ad Atene intorno al 150. In età adulta si convertì al Cristianesimo. Dopo essersi convertito viaggiò di luogo in luogo alla ricerca di un’istruzione sempre migliore, legandosi di volta in volta a nuovi maestri: un greco della Ionia, un greco della Magna Grecia e un terzo di Siria. Dopo tutti questi si rivolse ad un egiziano, ad un assiro, e ad un ebreo convertito. Infine, intorno al 180, presso la scuola di teologia di Alessandria d’Egitto (Didaskaleion), incontrò il filosofo Panteno (che egli nominò ape sicula) e, nei suoi insegnamenti, “trovò la pace”.
  • (10) Pietro Abelardo (Le Pallet, 1079 – Chalon-sur-Saône, 21 aprile 1142) è stato un filosofo, teologo e compositore francese, talvolta chiamato anche Pietro Palatino a seguito della latinizzazione del nome della sua città di origine. Precursore della Scolastica, fu uno dei più importanti e famosi filosofi e pensatori del medioevo. Per alcune idee fu considerato eretico dalla Chiesa cattolica nel Concilio Lateranense II del 1139. Nel corso della sua vita si mosse da una città all’altra fondando scuole e dando così i primi impulsi alla diffusione del pensiero filosofico e scientifico. Conquistò masse di allievi grazie all’eccezionale abilità nel padroneggiare la logica e la dialettica, e all’acume critico con cui analizzava la Bibbia e i Padri della Chiesa. Ebbe come temibile avversario Bernardo di Chiaravalle, che non gli risparmiò nemmeno le accuse di eresia. Le sue idee religiose, e in particolare le sue opinioni sulla Trinità, si collocavano in effetti al di fuori della dottrina della Chiesa cattolica, tanto da essere condannate dai concili di Soissons (1121) e di Sens (1140). «Non si deve credere in nulla se prima non lo si è capito.» (Pietro Abelardo, Historia Calamitatum, IX)
  • (11) Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (Cartagine, 155 circa – 230 circa), conosciuto semplicemente come Tertulliano, è stato uno scrittore romano, filosofo e apologeta cristiano, fra i più celebri del suo tempo. Negli ultimi anni della sua vita entrò in contatto con alcune sette ritenute eretiche, come quella riconducibile al prete Montano; per questo motivo fu l’unico apologeta cristiano antico, insieme ad Origene Adamantio, a non ottenere il titolo di Padre della Chiesa.

Fonte Wikipedia

Immagine: Le tentazioni di Sant’Antonio Domenico Morelli (1826-1901)

 

Vedi anche:

«QUANDO IL PIACERE DIVENNE PECCATO – PARTE SECONDA»

 

 

 

 

 

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