Paradossi di un’epoca che predica e consuma

 

«Quando il sostenibile è insostenibile»

Quando l’ideologia della sostenibilità si scontra con la realtà dei suoi stessi costi

Il Simplicissimus

In un tempo dominato da emergenze sovrapposte e narrazioni selettive, la sostenibilità sembra essersi trasformata da principio etico a dispositivo ideologico. Questo testo mette in discussione la coerenza di un sistema che, mentre proclama la salvezza del pianeta, alimenta nuovi circuiti di profitto e nuove forme di controllo. Tra guerre che oscurano crisi precedenti e allarmi che si accendono e si spengono a seconda della convenienza, emerge un quadro contraddittorio: ciò che viene presentato come soluzione rischia di essere parte del problema. Il caso della balsa amazzonica, utilizzata per le turbine eoliche e responsabile di un disboscamento spesso illegale, diventa emblematico di un paradosso più ampio. Ne nasce una riflessione critica su un mondo che, nel nome del “sostenibile”, sembra aver smarrito il senso stesso del limite, della verità e della responsabilità. (N.R.)


In mezzo alle follie della guerra ce ne sono altre che fanno pienamente parte di un mondo in declino e che sono state il carburante che ha incendiato il mondo. Ideologismi, scientismi da shampiste che diventano credi, illusioni pompate attraverso i media, orrori sanitari, insomma tutto un mondo dell’ingiusto profitto che ora è in guerra per sopravvivere. Di tuto questo fanno parte anche le favole climatiche e catastrofiche dirette a giganteschi investimenti privati con soldi pubblici e a mettere in piedi nuovi sistemi per il controllo della popolazione. Certo così come la guerra in Ucraina ha fatto sparire il Covid, il nuovo confitto, ha del tutto tacitato gli allarmi climatici, visto che la guerra è la cosa più insostenibile che esiste sia per gli uomini che per l’ambiente. In un mondo orientato alla verità e all’onestà avrebbe dovuto essere il contrario, ma in quello che vive di bugie che possono essere dette o taciute a seconda delle occasioni, è l’esatto contrario.

E proprio a riguardo della sostenibilità qualcuno è andato a fare un po’ di ricerche e ha scoperto che ogni anno, nella foresta pluviale amazzonica, vengono abbattuti illegalmente oltre mezzo milione di alberi di balsa per soddisfare l’enorme domanda di turbine eoliche. La balsa è un legno leggero ma resistente, come sa chiunque si sia dedicato al modellismo aereo, e viene utilizzato per la struttura interna delle pale delle turbine eoliche. Può costituire circa il 7% della pala e per ogni mulino a vento, possono essere necessari fino a 40 alberi, ovvero 10, 5 metri cubi di legno. Questo si aggiunge all’enorme impatto ecologico che le turbine eoliche “verdi” stanno avendo sull’ambiente naturale:

La maggior parte della balsa commercializzata viene esportata dall’Ecuador, che negli ultimi anni ha prodotto circa 500.000 metri cubi all’anno, pari a circa 80.000 tonnellate e si stima che il 55% della produzione sia destinato alle turbine eoliche. Prima del boom dell’eolico c’erano piantagioni, queste sì, sostenibili, ma adesso occorre aggredire la foresta vergine e abbattere oltre mezzo milione di alberi all’anno come testimonia una ricerca dell’l’Environment Investigation Agency (Eia). Naturalmente di tutto questo non è stato pubblicato, perché benché l’Eia sia un organismo stimato e di riferimento, per i media mainstream, abituati a una narrazione preconfezionata, questo tipo di notizie è semplicemente troppo scottante da gestire. Ci sono ovviamente altri materiali sintetici che potrebbero sostituire la balsa, ma ahimè hanno un costo ben superiore e dunque abbiamo qui due caratteristiche del capitalismo produttivo e finanziario che si saldano: da una parte i profitti ad ogni costo e dall’altra le speculazioni con i soldi pubblici, cioè di tutti.

Redazione

 

 

 

 

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