Circondati da un mondo di giganti, i bambini si creano nel gioco un loro piccolo mondo su misura”.

(Walter Benjamin)

 

 NANI GIGANTI E ALTRE COSE GRANDI E PICCOLE

 

I fantastici viaggi di Gulliver Jack Black è Lemuel Gulliver. Regia Rob Letterman (2010).

 

 

Il mondo è pieno di cose che sono oggetto di interesse e di cimento per i bambini; e si tratta delle più azzeccate. I bambini sono fondamentalmente portati a frequentare i luoghi dove si lavora, dove in modo evidente si opera sulle cose. Sono attratti irresistibilmente dai materiali di scarto che si producono in officina, nelle attività domestiche o lavorando in giardino, nelle sartorie e nelle falegnamerie. Negli scarti di lavorazione riconoscono il volto che il mondo delle cose rivolge a loro, a loro soli.

“Circondati da un mondo di giganti, i bambini si creano nel gioco un loro piccolo mondo su misura” È Walter Benjamin(1) che lo ha scritto nel suo interessante libro Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario(L.M.) e probabilmente tutti abbiamo fatto esperienza da adulti della sorprendente ingannevolezza dello spazio, la misura del quale non prevede solo il calcolo di altezza, lunghezza e profondità ma anche l’uso della memoria. Ritornati dopo molti anni in un luogo dell’infanzia abbiamo trovato le nostre strade improvvisamente rimpicciolite come nel mondo di Alice. Presi dalla sindrome di Gulliver abbiamo contato a passi una distanza che ci richiedeva pomeriggi avventurosi per essere percorsa. Quasi fossimo Pollicino dopo che ha calzato gli stivali delle sette leghe, in un attimo dalla porta di casa siamo arrivati alla scuola e poi al parco, dove però quella che era stata la nostra foresta di Brocéliande(2) si è trasformata in un boschetto di allori da cui non ci aspettiamo più che sbuchino all’improvviso Merlino o la Dama del Lago.

 

Pollicino sfila gli stivali delle sette leghe all’orco. Illustrazione di Gustave Doré, 1862.

In quel momento mentre viviamo contemporaneamente il momento presente e quello passato, riaffiorato in modo automatico al ricordo, sperimentiamo contemporaneamente due percezioni differenti, abolendo l’arco temporale che le separa. È l’istante in cui la memoria, per solito impegnata a mescolare
immagini, volti, frammenti e voci, senz’ordine e completezza, resuscita trasformata in dato di percezione concreto, limpido, univoco. Per una volta, pulito lo schermo da ogni altro ricordo, torniamo a sentire e non solo a sapere cosa vede un bambino, o meglio il bambino che siamo stati.

Sono momenti rarissimi, troppo velocemente dimenticati, ma di cui un’altra memoria ha fatto tesoro: quella, più acuta e lungimirante, dell’arte e della letteratura. La dismisura da cui i bambini cercano rifugio nel gioco, nella letteratura romantica è diventata oggetto di Sehnsucht(3) – nostalgia di ciò che non si

Pellegrino Tyss compra i giocattoli di Natale che regalerà ai figli di un vicino di casa molto povero. La mattina, in casa sua, sotto l’albero che lui stesso ha avuto cura di addobbare, aveva già gioito di sorpresa meraviglia per i giocattoli che aveva fatto trovare a se stesso, come ogni anno.

è mai conosciuto. Spesso i personaggi di quei libri vivono la condizione sperimentata dal protagonista di La principessa Brambilla-Maestro Pulce di E.T.A. Hoffmann. A Francoforte si festeggia il Natale, Pellegrino Tyss, trepidante come sempre, attende di scoprire i doni ricevuti. L’uomo è ritenuto da tutti folle per l’indole fanciullesca e la sua misoginia. Data la grande ricchezza sono numerosi i padri di famiglia che vorrebbero concedergli le figlie, persuasi che col matrimonio possa arrivare anche l’equilibrio mentale. Pellegrino Tyss cerca, e non può riuscire in quest’impresa, di continuare a vivere nell’infanzia circondato dalle sue magie. Il primo struggimento amoroso lo fa vergognare dei giochi sino ad allora così necessari, ma insieme alla vergogna subito l’opprime anche un acuto rimpianto. Il rimpianto del mondo smisurato dove ombre, oggetti, persone, alberi, animali, emozioni, hanno proporzioni colossali o infinitesimali: e dunque ecco un affollarsi di giganti e di minuscoli eroi, pollicini, puccettini, mignoline che dormono in malli di noce, gnomi e orchi spaventosi, pronipoti di Polifemo e antenati di Goldrake. Per chi non soffra, o goda, della follia di Pellegrino Tyss e per tutti i bambini, ci sono le favole per raccontare che c’è o c’è stato un mondo in cui le persone sono grandi come montagne o piccole come un seme di mela, dove certe distanze richiedono anni di viaggio e lontananze siderali si possono colmare con un piccolo balzo.

Secondo Leslie Fiedler(4), il critico americano che nel 1978 ha scritto un libro intitolato Freaks. Miti e Immagini dell’io segreto(L.M.), i bambini vivono in una costante incertezza su cosa sia bizzarro e cosa sia normale. (Sono folli i bambini, fino ai 6 anni, poiché per loro ogni cosa è nuova e senza ruolo. Per il principio d’identità, un bicchiere è un bicchiere. Ma se il bicchiere è in mano ad un bambino, ecco che non siamo più tranquilli. Le regole della ragione sono utili per capirci). Per essi il confine, che per noi adulti sembra essere certo, tra il mondo quale ci appare e quello in cui esercita il suo potere il Mago di Oz, vola per l’aria Peter Pan, precipita Alice o compie i suoi viaggi Gulliver, non è così impenetrabile. E la prima fonte di confusione sono proprio le proporzioni: i giganti e i nani sono le metafore viventi dell’incubo delle dimensioni. Scrive Fiedler:

“… il bambino può essere arrivato a pensare che, in confronto a un adulto, è anche lui un nano, mentre diventa un gigante se paragonato a un neonato o al se stesso di un anno prima. Nel profondo della sua coscienza, continua dunque a ingrandirsi o a rimpicciolirsi, a seconda del contesto e dell’occhio in cui si vede riflesso. – Ma io sono realmente e veramente grande oppure piccolo oppure giusto?, non fa che domandarsi, anche quando ha smesso di crescere e comincia, o almeno può sospettarlo, ad accorciarsi”.

Margaret Kerry in posa come modello d’azione dal vivo per il personaggio animato di Tinker Bell (a sinistra) nel film d’animazione prodotto da Walt Disney “Peter Pan”.

Ecco in azione Margaret Kelly(5), l’attrice che gli animatori della Disney usarono nel 1953 come modello per i movimenti di Campanellino nella loro versione di Peter Pan. Un adulto alle prese con oggetti giganti che fa da controfigura a un personaggio minuscolo che si fa vedere solo dai bambini.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818, Hamburger Kunsthalle.

Fuori dalle pagine, sulla tela, il pittore tedesco Caspar David Friedrich(6), vissuto tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, si sforzava di ricreare con la complicità della natura la spaventata gioia del bambino davanti a un picco alpino, al mare, a un bosco intricato, a un fiume tambureggiante o alla neve, d’imitare la sua incerta consapevolezza di cosa fosse davvero grande. O grandioso. Ecco allora oceani di ghiaccio, vette terrificanti e distese incommensurabili. Sembra quasi che Friedrich o i paesaggisti che negli stessi anni per primi hanno dipinto l’inesplorato oriente nordamericano, cercassero di tornare all’esperienza del bambino che con il suo fantastico metro interiore misura l’orizzonte, trovandolo invariabilmente immenso.

L’idea di Maria Montessori che il mondo delle cose intorno ai bambini si dovesse far piccolo è stato un passo da gigante nella pedagogia e nel diradare gli incubi dimensionali dei piccini. Oppure ha suscitato in loro l’idea che anche le sedie e i tavoli si dibattevano nell’incertezza di essere grandi, piccoli o giusti?
Jonathan Swift(7) dava ragione alla filosofia quando questa sosteneva che nulla è piccolo o grande se non per comparazione: Lilliput e Brobdingnag sono una lezione di tolleranza impartita dalla fantasia. Ogni lettore nel rassicurante tepore del libro di Swift potrà essere di volta in volta colui che guarda il mondo dal basso, messo in ombra anche da un filo d’erba, e colui che lo guarda dall’alto, (ir)responsabile della propria forza e pericolosità.

L’imperatore di Lilliput passa in rassegna le truppe. L’illustrazione è di Arthur Rackam, 1904. Per Gulliver è un momento alto.

Le dimensioni sono un effetto ottico morale. O solo un effetto ottico. La stanza eponima inventata dall’oftalmologo Edelbert Ames, ad esempio, ci appare come

una qualsiasi stanza in forma di parallelepipedo con pareti laterali parallele, una parete di fondo e un soffitto e un pavimento anch’essi tra loro paralleli. La pianta della stanza in verità è un trapezio, le pareti sono divergenti, pavimento e soffitto sono inclinati. Grazie a questa speciale conformazione dell’ambiente, due persone situate agli angoli opposti della stanza ci appariranno l’una gigantesca e l’altra minuscola. Ancor più sorprendente, vedremo una stessa persona che si sposta da un angolo all’altro ingrandire o rimpicciolire a vista d’occhio. Dunque Lilliput e Brobdingnag non fanno che raccontare ai bambini gli inganni della percezione e li rassicurano sull’equivalenza delle difformità.

Un effetto ottico di Ames.

Una delle citazioni più frequenti e frequentate di Bruno Munari dice: Per entrare nel mondo di un bambino (o di un gatto) bisogna almeno sedersi per terra”. E resterebbe però ancora molto da fare: aggiungere peso alle piume o alle mele, colorare di azzurro le cose vicine e di blu le cose lontane, disegnare delle scale che scendono ma non salgono e altre che non vanno né su né giù, misurare la circonferenza delle nuvole quando non sono rotonde, stabilire se i fiori sono dolci o salati. .

Il nostro mondo fatto di chilometri, metri, decimetri, centimetri e millimetri è misterioso per i bambini, che troverebbero più comodo misurare le distanze in altro modo: ad esempio, lontano è un posto dove non si è mai stati, fosse pure dietro l’angolo, grande è qualcuno che fa la voce grossa anche se è alto come un soldo di cacio.

Maestro: un metro è la lunghezza; serve per misurare una cosa lunga, ce ne sono altri che servono per misurare le cose larghe; Bambinoserve per misurare anche il vino? Maestronon quanti litri di vino ma quanto è alta la bottiglia.

Per misurare servono i numeri, ma quanti tipi di numeri esistono? E che cos’è un numero? Scriveva Alberto Manzi: “Insegnare matematica non significa insegnare il “concetto di numero” ma aiutare il bambino… a scoprire il numero. Il che significa aver prima chiari tanti altri concetti come quello di quantità, distanza, lunghezza, spazio, classificazione, seriazione”.

Le azioni che il bambino compie adoperando cose e oggetti conducono a questa scoperta, cioè alla scoperta di pensieri concreti: con quanti sassi posso riempire una ciotola? E quanto riso posso mettere poi nello stesso contenitore? E se aggiungo della sabbia, ci sta? E se ora metto l’acqua? Come misuro quanto è capiente la mia ciotola?
Anche la matematica sembra essere nata dagli oggetti, 35.000 anni prima dell’anno zero. Come ci racconta Bruno D’Amore in Arte e matematica,(L.M.) facendoci scoprire “pietre incise a mo’ di macchina da computo, per tenere conto della quantità di oggetti di una raccolta. Così facendo, con 15 tacche su una pietra o su un osso è possibile avere necessità di indicare raccolte di 15 pecore, 15 vasi, 15 frecce…”.
E sembra sia nata, la matematica, insieme all’arte: la spirale, ad esempio, non è solo uno dei primi segni grafici risalenti al Paleolitico ma è anche uno dei primi oggetti di studio dei matematici. Archimede di Siracusa, ad esempio, gli dedica il trattato Sulle spirali. E se capiamo qualcosa di come è cresciuta una chiocciola lo dobbiamo alla spirale logaritmica. La natura mette in moto l’immaginazione che non trova terreno fertile solo nell’arte, ma ha una parte importante nell’invenzione matematica e nella creazione poetica. E ognuna di queste operazioni ci aiutano a dare misura al mondo.

La giornalista Azzurra D’Agostino propone, con una poesia, di misurare il mondo anche lì dove i numeri sembrano inefficaci e ottusi. Insomma, un’impresa da bambini:

Ian Fabre, L’uomo che misura le nuvole, Forte del Belvedere, Firenze 2016.

“In matematica non sono brava. Perdo il conto delle foglie dei rami e per le stelle ogni volta ricomincio da capo. Non riesco a misurare il salto delle cavallette e non so la formula per il perimetro delle nuvole. Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba. La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione. Ho diviso il numero dei semi per i frutti il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno. Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane. La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana. Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari. Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa? Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto? quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?

 

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NOTE

  • (1) Walter Benjamin (Berlino, 15 luglio 1892 – Portbou, 26 settembre 1940) è stato un filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, pensatore eclettico che si è occupato di epistemologia, estetica, sociologia, misticismo ebraico e materialismo storico. Il lavoro di Benjamin, riconosciuto postumo, ha influenzato filosofi (quali Theodor Adorno, Georg Lukács e Hannah Arendt ), mistici (come Gershom Scholem) e drammaturghi come Bertolt Brecht.
  •  (2) La foresta di Paimpont, conosciuta anche come Brocelandia, è situata nel comune francese di Paimpont, vicino alla città di Rennes in Bretagna. Sotto il nome di “Brocelandia” ebbe un importante ruolo nell’immaginario medievale come luogo di magia e mistero. La foresta fa da sfondo a numerose avventure del Ciclo bretone, in particolare Yvain il cavaliere del leone di Chrétien de Troyes, e gli abitanti del luogo sostengono che l’albero in cui si suppone che la Dama del Lago abbia imprigionato Merlino sia tuttora visibile. Si dice che all’interno della foresta siano presenti altri siti leggendari, tra i quali la Valle senza Ritorno, la tomba di Merlino, la fonte della giovinezza, e l’Hotié de Vivianne (il castello della Dama del Lago). Il cronista medievale Wace visitò la foresta ma ne rimase deluso: «Andai in cerca di meraviglie; osservai la foresta e la terra circostante e cercai, ma non ne trovai alcuna.» (Roman de Rou, Part III, lines 6329-98)
  • (3) Sehnsucht è una parola-chiave dello spirito romantico tedesco, che incarna un concetto tipico della cultura romantica, reso in italiano per lo più con il termine “struggimento”. Deriva dall’antico alto tedesco “Sensuht”, nel senso di “malattia del doloroso bramare” e indica un desiderio interiore rivolto ad una persona o una cosa che si ama o si desidera fortemente. Questo stato d’animo è direttamente collegato al doloroso struggimento che si prova nel non potere raggiungere l’oggetto del desiderio. In alcuni casi specifici, come per le persone che si lasciano consumare dalla Sehnsucht, essa può assumere tratti patologici e psicopatologici, molto simili alle molteplici forme di desiderio di morte, che possono raggiungere un proposito di suicidio.
  • (4) Leslie Aaron Fiedler (Newark, 8 marzo 1917 – Buffalo, 29 gennaio 2003) è stato un critico letterario e scrittore statunitense, uno dei maggiori del Novecento, nonché un apprezzato narratore. Nei suoi scritti si è spesso opposto alla cultura e alla critica accademica, accusata di declamare canoni che poco hanno a che vedere con i gusti e la sensibilità collettivi. Tra le sue opere più note vi sono il romanzo La macchia (1969) e i saggi Amore e morte nel romanzo americano (1960), Aspettando la fine (1964), Il ritorno del pellerossa (1968), L’epica involontaria (1980), Cos’era la letteratura? Cultura di classe e società di massa (1982).
  • (5) Margaret Kelly Leibovici, conosciuta come Miss Bluebell (Dublino, 24 giugno 1910 – Parigi, 11 agosto 2004), è stata una ballerina e impresaria anglo-franco-irlandese, nota per essere la fondatrice del corpo di ballo delle Bluebelles. È stata in attività, prima come danzatrice poi come manager, per settantadue anni, carriera per la quale è stata insignita dell’Order of the British Empire.
  • (6) Caspar David Friedrich (Greifswald, 5 settembre 1774 – Dresda, 7 maggio 1840) è stato un pittore tedesco, esponente dell’arte romantica. L’artista, uno dei più importanti rappresentanti del «paesaggio simbolico», basava la sua pittura su un’attenta osservazione dei paesaggi della Germania e soprattutto dei loro effetti di luce, permeandoli di umori romantici. Egli considerava il paesaggio naturale come opera divina e le sue raffigurazioni ritraevano sempre momenti particolari come l’alba, il tramonto o frangenti di una tempesta.
  • (7) Jonathan Swift (Dublino, 30 novembre 1667 – Dublino, 19 ottobre 1745) è stato uno scrittore e poeta irlandese, autore di romanzi e pamphlet satirici. Spirito libero e razionale, pastore anglicano di posizioni eterodosse, è considerato tra i maestri della prosa satirica in lingua inglese, attraverso cui si occupò di politica e religione, mettendo in luce certa follia e presunzione umana. Le sue opere più note sono le satire, I viaggi di Gulliver, Il racconto di una botte e il pamphlet Una modesta proposta. In particolare, nel Gulliver, il suo capolavoro, sotto l’aspetto fittizio della fiaba, dà sfogo alla propria misantropia e rabbia nei confronti del genere umano e del mondo a lui contemporaneo.

Fonte Wikipedia

Immagine: Mia Wasikowska è Alice in “Alice in Wonderland” di Tim Burton, 2010.

 

(L.M.) LIBRI MENZIONATI

  • Freaks. Miti e immagini dell’io segreto
  • Leslie Fiedler
  • Traduttore: Ettore Capriolo
  • Editore: Il Saggiatore
  • Collana: La cultura
  • Anno edizione: 2018
  • Pagine: 470 p., ill. , Brossura

 

 

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  • Arte e matematica.
  • Metafore, analogie, rappresentazioni, identità tra due mondi possibili
  • Bruno D’Amore
  • Editore: Dedalo
  • Collana: Fuori collana
  • Anno edizione: 2015
  • In commercio dal: 10 febbraio 2015
  • Pagine: 560 p., ill. , Brossura

Acquista e 27,20

  • Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario
  • Walter Benjamin
  • Curatore: F. Cappa, M. Negri
  • Editore: Cortina Raffaello
  • Collana: Minima
  • Anno edizione: 2012
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 19 settembre 2012
  • Pagine: 118 p.

 

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