Il tempo si assottiglia, e i mondi tornano a sfiorarsi.

«Queste magiche notti»

Il mese incantato in cui l’anno vecchio e quello nuovo si scambiano figure, doni e presenze

di Andrea Marcigliano

Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio il tempo sembra perdere consistenza, come se l’anno trattenesse il respiro. In questo breve varco si accalcano figure arcaiche e familiari: portatori di doni, spiriti benevoli o inquieti, presenze che attraversano culture e latitudini. San Nicola e Santa Lucia, Babbo Natale e i Re Magi, Nonno Gelo con la sua corte, fino alla Befana solitaria che, scopa alla mano, chiude il cerchio e spazza via le feste. Marcigliano legge queste “magiche notti” come un residuo vivo di un tempo altro, fuori dalla cronologia ordinaria, in cui il confine tra reale e fantastico si fa sottile. Non un semplice folclore, ma la memoria profonda di un’umanità che riconosceva snodi dell’anno come soglie: momenti in cui i mondi comunicano, in cui l’ombra e il dono camminano insieme. È vero, altre brecce nel tempo esistono — Samhain, Valpurga, la Mezza Estate — ma nessuna possiede la densità simbolica di questo mese sospeso. Qui il calendario si incrina, la realtà si fa porosa, e l’uomo moderno, anche senza saperlo, continua ad abitare un antico rito di passaggio tra ciò che muore e ciò che rinasce. (Nota Redazionale)


Recano doni. San Nicola, Santa Lucia. Santa Claus o Babbo Natale che dir si voglia. E, poi, i Magi, la Befana….senza dimenticare la figura di Nonno Gelo fra le genti russe, la notte del 31 Dicembre.

Tutti portatori di doni, figure fantastiche che sembrano accalcarsi in questo scorcio d’anno. Una manciata di giorni, un mese appena, fra il vecchio ed il nuovo anno.

E non sono soli, per altro. Accompagnati da cortei di figure diverse, gli elfi di Santa Claus, la bella Segurka, nipote di Nonno Gelo. E, se vogliamo, i Krampus che precedono San Nicola, l’asinello di Santa Lucia, il corteo maestoso dei Re Magi…

Solo la Befana viaggia ed agisce da sola. Lei, però, è la Vecchia. Spazza via tutte le feste, e chiude questo periodo sospeso dell’anno.

La si bruciava un tempo nelle piazze. Il Pan e vin ne resta come memoria.

Una vera e propria ressa di figure fantastiche. A volte, certo, terrifiche, o per lo meno umbratili. Più spesso generose, bonarie. Benevole.

Non che non compaiano altre figure magiche nel corso dell’anno. Vi sono altri incroci del tempo, come la Mezza Estate. E Shakespeare li ha portati in scena nel suo Sogno.

Tuttavia la densità di questo mese resta qualcosa di unico. Di sospeso nel tempo. Fuori del tempo.

In altri momenti dell’anno vi sono, più o meno, improvvise aperture fra il mondo reale, o meglio che noi consideriamo reale, e quello fantastico. Delle brecce tra i Mondi. Valpurga, il Samhain dei Celti. Solo per ricordarne alcuni.

Ma si tratta, appunto, solo di brecce. Che, sovente, si aprono e chiudono nel giro di una sola notte, come nel Sogno scespiriano. Oberon e Titania, Puk e gli altri, svaniscono con l’aurora. Torna Teseo, e con lui la realtà.

Ma le, cosiddette, feste di Natale, che si aprono con San Nicola e concludono con l’Epifania – che, appunto, tutte le feste spazza via – sono qualcosa di completamente diverso. Non delle brecce, delle fenditure tra il nostro esistere quotidiano e un altro mondo. Piuttosto l’irrompere di una diversa realtà, una realtà magica che si impossessa di tutto ciò che ci circonda. Lo altera. Lo trasfigura.

Per questo probabilmente si mantiene, inconsapevolmente, l’uso di addobbare le città, i paesi, le strade ed i vicoli. Che vengono…trasfigurati. Luci, festoni, decorazioni…luci soprattutto, che illuminano la Notte.

Perché la magia di questo periodo e profondamente legata alla Notte.

Tutte le figure “magiche” compaiono solo nelle profondità della notte. Ed è con la tenebra che giungono i doni.

Un tempo, non lontano, si ingiungeva ai bambini di dormire. Perché, altrimenti, colui o colei che recava doni non sarebbe passato.

Ciò che restava della memoria di un mistero arcaico.

Perché la Notte è, in questo periodo, il momento magico. Che si contrappone, sovrappone e vince sulla esistenza quotidiana. Ordinaria e, appunto, triste.

Provate a girare in questi giorni per le vie di un nostro paese o città. Sì, ci sono alberi e addobbi…ma nell’insieme tutto ciò appare…spento. La vita ordinaria prevale. Ed intristisce le cose.

E, poi, provate a fare le stesse strade di notte. Quando le luci si accendono. E tutto si trasfigura.

Dimostrando quanto si sbagliasse Losey che, ne “Il ragazzo dai capelli verdi”, fa dire al nonno che le cose, nella notte, sono uguali al giorno.

Nulla di più sbagliato. Sciocco e fallace. La Notte trasforma le cose. Rivela un’altra realtà. E le notti a cavallo fra dicembre e l’inizio di gennaio, il nuovo anno, ne sono la dimostrazione.

Sature di magia. Di figure incredibili, che sembrano quasi accalcarsi, per scendere sulla Terra. Per impossessarsene, recando doni, certo…ma anche incutendo una sorta di…terrore reverenziale.

Non cercare di vedere Santa Lucia che passa col suo asino. Lei ti potrebbe accecare.

Attento ai Krampus con le fruste, che seguono e precedono San Nicola/Santa Claus.

E attenti, soprattutto, alla Befana. Lasciale un bicchiere di vino ed una ciambella. Ma non cercare di vederla…altrimenti…

La Vecchia non ama i curiosi. E li punisce severamente. Come altre figure, più terribili ancora, del, cosiddetto, folklore nord europeo.

Non ci credete? Certo, sono leggende, tradizioni e paure popolari. Roba da bambini, non per uomini moderni.

Però datemi retta. Evitate di irritare gli Spiriti di queste Notti.

Un po’ di prudenza non guasta mai.

Ah…e buone feste!

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

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