Come spiegare l’Italia del 2020, la formula politica vigente e la molla che ha spinto al Sì nel referendum sul taglio dei parlamentari e nel voto regionale?

Beppe Grillo e Nicola Zingaretti

Come spiegare l’Italia del 2020, la formula politica vigente e la molla che ha spinto al Sì nel referendum sul taglio dei parlamentari e nel voto regionale? C’era una volta il voto ideologico che faceva coppia rivale col voto clientelare: le molle prevalenti erano la convinzione e la convenienza, ovvero l’appartenenza a una famiglia politico-ideologica e il voto di scambio, l’attesa del posto, della licenza, del favore. Di solito il voto governativo era del secondo tipo e il voto d’opposizione era del primo tipo.

Ora, da qualche tempo, le categorie della politica si sono prosciugate, ridotte all’osso. Il risultato è che sono rimaste due molle elementari, che da sempre sorreggono la politica, il potere, l’aggregazione ma che un tempo erano bilanciate da altre molle positive e costruttive: l’Odio e la Paura. Si vota contro, si vota anti, si vota per sfregio e per antipatia, ancor prima che per adesione e per simpatia. Ma si vota soprattutto per odio. Come spiegare l’onda del Vaffa, antipolitica e anticasta, che ci domina da un decennio, il pozzo nero del populismo e del giustizialismo giacobino, l’odio a priori dominante che prima di definirsi in positivo si definisce anti: antifascista, antirazzista, antisessista?

Prendete il voto sul referendum: quasi tutti i partiti per assecondare l’odio diffuso verso la classe politica si erano pronunciati in favore del taglio dei parlamentari, storica battaglia della destra, della Lega e cavallo di battaglia dei grillini. Però sotto sotto quasi tutti tifavano per l’esito opposto. Ma il populismo rabbioso degli italiani, ormai selvatico, allo stato brado, va per conto suo, ha bisogno di nemici, additati come la causa di ogni male. Si crede davvero che risparmiando qualche centinaio d’indennità si possa bilanciare il buco gigantesco dei nostri conti o aiutare i milioni d’italiani bisognosi? Ma il calcolo non c’è, c’è solo il rancore, l’invidia, la rivalsa contro lorsignori che prendono tanti soldi e stanno seduti in Parlamento. Che ci frega di rappresentare il territorio, distinguere la qualità dei parlamentari prima che la quantità o cambiare sistema elettorale. L’importante è appendere per i piedi 345 parlamentari e godersi lo spettacolo. Odio allo stato puro. E poi rielaborazione “culturale” dell’odio in quella nuova branca che chiamo odiologia.

Ma l’altro meccanismo elementare che muove la politica, da sempre e in particolare ora, nell’Anno della Pandemia, è la paura. Tante paure si sono accumulate lungo la strada prima di arrivare al voto: paura dell’uomo nero, paura del sovranismo, paura di Salvini, del fascismo e del razzismo in agguato, paura dell’avventurismo nazionalista e antieuropeo… Ma tutte queste paure si sono poi trasfuse e potenziate in quella paura primaria assoluta, sanitaria, di una popolazione terrorizzata per mesi dal contagio, dal virus, dagli ospedali collassati, dalle terapie intensive insufficienti, dalla morte lontana dai propri cari, con funerale blindato e solitario.

Quando scatta la molla della paura, ce lo insegnano tante altre stagioni della nostra vita, la guerra e la guerra fredda, il timore dei comunisti e dei golpisti, la paura delle violenze e del terrorismo, inducono a ripiegare sugli assetti preesistenti, ad affidarsi ai premier in carica, comunque siano e da qualunque fungo siano spuntati, o ai governatori; a rifugiarsi nelle case di provenienza, a proiettare il lockdown anche nelle case politiche. E infatti abbiamo assistito a un voto confermativo, in cui cinque regioni su sei, più popolose, hanno confermato chi li governava prima e i relativi partiti di riferimento. Teniamoci chi c’è, fermi, sta arrivando la seconda ondata del virus…

Sappiamo da Machiavelli a Carl Schmitt, che la politica sorge a partire dalla designazione del Nemico. Piaccia o non piaccia, ma la molla della coesione è coalizzarsi contro chi insidia, assedia, minaccia, ci è ostile. E sappiamo da Thomas Hobbes in poi, che la paura è la vera origine del Potere e degli Stati, dalla paura dell’homo homini lupus originario e ferino trae fondamento l’autorità, lo scettro della legge, la spada della sovranità. Il timore della sanzione è la traduzione politica del timor di Dio, così come la paura del nemico è il Vade retro Satana applicato alla politica. A conferma che la politica è la continuazione della teologia con altri mezzi, è la secolarizzazione della religione.

Però, nella vita pubblica e privata, personale e civile, l’odio coabita con l’amore e la voglia d’armonia; e la paura fa pendant con la fiducia, il consenso. Siamo invece in un’epoca così povera di sentimenti e così gonfia di risentimenti che restano solo gli odii e le paure elementari.

Poi interviene la manipolazione ideologica, la falsificazione del politically correct, la distorsione della realtà e si fanno campagne d’odio contro presunti o marginali seminatori di odio, si indicano al pubblico disprezzo gli “impresari della paura” che sarebbero naturalmente i propri odiati nemici. E si riduce la complessa geografia della paura alla sola paura dei migranti su cui si abbatte il vituperio universale, con benedizione papale. Palate d’odio all’insegna del Non odiare (Orwell docet). Il discorso non è solo nazionale: pensate alla macchina dell’odio scatenata contro Trump in vista del voto di novembre per sanificare gli States dall’odiatore Trump (che nel frattempo non fa guerre ma trattati di pace, e invita alla coesione nazionale). Così, senza accorgercene, siamo entrati nel regno di Re Odio e Regina Paura.

Fonte MV, Panorama, n.40 (2020)

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Marcello Veneziani
Carica altro Attualità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«VIRUS, FASCISMO E LIBERTÀ»

”È il covid il nome d’arte dell’attuale globalizzazione repressiva contro cui insorgono gl…