C’è un punto a partire da cui la ragionevolezza… si immostruosisce

RIFLESSIONI & DIGRESSIONI


C’è un punto a partire da cui la ragionevolezza, spinta oltre i suoi limiti, si immostruosisce, diventa iper-razionalità e costruisce una dittatura del calcolo, della perfezione formale vuota, che si lancia bulimicamente contro la sfumatura e il sacro.

Il nazismo, per esempio, fu (è…) la forma suprema di questa algebrizzazione del mondo. La sua vera aspirazione era quella di *annullare il destino*, di abrogare il caso fortuito, ghermire definitivamente il caos e ammaestrarlo con una volontà meccanica e priva di imprevisti.

A costo dello svuotamento dell’essere. A costo della soppressione dell’Io e delle sue manifestazioni “irrazionali” come l’arte, la poesia, ma anche della sessualità, giacché Eros è amnesia della ratio, follia, e quindi è il sacro.

L’iper-razionalità conduce quindi al *divieto al senso*, poiché il senso significa attingere il “certo” dall’incerto. Questa deriva razionalista ha in spregio assoluto la metafisica, la ricerca dell’Oltre, inchioda l’Essere al suo perimetro di carne, dà la caccia ai culti per meglio sostituirvisi.

Non stupisce che il Great Reset sia organizzato intorno a questa pulsione de-sacralizzante. Esso deplora il piacere creativo, quello che genera, e promuove quello consumistico che abortisce il frutto.

Astutamente, innalza questa immolazione a successo culturale, a progresso, sostituendo il compiacimento verso la fertilità con il compiacimento verso la sterilità.

Ciò che ubbidisce, ciò che è *conforme*, ripaga più in termini di consensus gentium. Qui sta la chiave. Gli individui preferiscono restare nella comunità anche se comporta lo svuotamento dell’Io e la disconnessione dalla natura, pur di non incorrere nella solitudine, benché essa sia conforme alle leggi dell’uomo.

“I mostri esistono ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi. I più pericolosi sono gli uomini comuni pronti a credere e ad agire senza fare domande. Occorre dunque essere prudenti con chi cerca di convincerci. Dobbiamo essere cauti a delegare ad altri.” Dice Primo Levi.

Si viene a creare un ambiente completamente artificiale, *sicuro*, asettico, affollato di simulacri, di intrattenimenti droganti, ma soprattutto impastato di valori distillati a tavolino e trapiantati sulle coscienze affinché lo svuotamento mantenga una certa credibilità estetica. L’imitazione del reale viene preferita al reale. Manipolabile il primo, troppo incontrollabile il secondo. Si assiste all’invenzione della realtà “on demand”.

«Che m’importa che ci sia sempre un’autorità che si precipita sui miei passi per allontanare ogni pericolo, se questa autorità, nello stesso tempo che toglie le piccole spine sul mio cammino, è padrone assoluto della mia libertà e della mia vita?» Scriveva A.de Tocqueville

L’uomo è ridotto, come voleva prima Skinner ed ora Harari, ad un tetro e muto flusso di dati, all’interno del quale le manifestazioni dell’Essere – fin anche quelle irrazioni – sono completamente programmate e sotto controllo. La *quieta disperazione* impera, nel grande giubilo collettivo. La vita si trasforma in un set di esperienze fini a se stesse da flaggare prima di addormentarsi per sempre. La morte stessa è ridotta a “bug del sistema su cui stiamo lavorando, vi ringraziamo per la cortese attesa”.

I Greci, come al solito coloro che, – almeno in questa parte di mondo – avevano capito tutto con largo anticipo, ponevano le leggi dell’uomo in rapporto a quelle della Natura. La Necessità era il parametro universale da cui ricavare il limite. Da questo confronto tra pulsione umana e concetto di limite derivava il numero aureo, ossia quel coefficiente a partire da cui tutto poteva essere armonicamente costruito, tenendo conto tanto della ratio quanto della follia, cioè il sacro.

Dioniso entra in città, le donne impazziscono e tutti cessano di svolgere le loro abituali funzioni. Il consiglio si chiede “non possiamo scacciarlo e riportare l’ordine?” Risposta: no, il dio non può essere scacciato, esso *fa parte* dell’ordine.

   «Suol di Tebe, a te giungo. Io son Dioniso, generato da Giove»

(Euripide, Le Baccanti, 1-2) [F.d.b.]

Sulla porta della casa di Jung campeggia la scritta: “Vocatus Atque Non Vocatus Deus Aderit”. È tratta dall’Oracolo di Delfi e costituisce la risposta che ottennero gli spartani, quando consultarono l’oracolo, prima di portare la guerra ad Atene.

L’unica regola rimanente per loro era dunque quella di non oltrepassare mai il limite imposto dalla necessità e dalle leggi di natura, ovvero non tentare mai di escludere dal numero aureo il suo ingrediente irrazionale.

Un’altra istanza che ha a che fare con il sacro è l’inconscio: altro territorio sotto attacco di questa iper-razionalizzazione. Quest’ultima si propone niente di meno che di *superare* la necessità di possedere un Io, allo scopo di “vivere meglio”. Per farlo utilizza niente di diverso che sistemi bellici.

La manipolazione mediatica e la progressiva eutanasia delle discipline umanistiche rappresentano il lento avanzamento delle truppe all’interno dell’Io umano. Le letterature, quell’immenso archivio dell’Io interiore, rappresentano il fastidioso e ancora ingombrante ostacolo verso il “felice obnubilamento” che i padroni del mondo ci vogliono infliggere.

Come nascondere un tale macigno? Indebolendo la cultura, appiattendo i dibattiti, costruendo un pensiero unico, assoldando gli intellettuali, distruggendo l’istruzione, sostituendo professori con collaborazionisti, eliminando la filosofia dai programmi scolastici.

Dalla mente, regno comunque più impervio, si passa al corpo, assai facile da colonizzare, invece. Medicina, tecnoscienza e finanza, sotto l’egida di questa iper-razionalizzazione, hanno già ampiamente conquistato l’obiettivo e sono sul punto di apporre il loro brevetto sui corpi, innestando mattoncini genetici di ricambio che restano di loro proprietà anche dopo essere stati impiantati, strappando all’individuo quote di proprietà sempre più alte del suo insieme, e rendendolo di fatto un prodotto ambulante del loro circo matematico.

Non è un caso che il transumanesimo fosse nei programmi del Nazismo. Trascendere la Natura e “correggerla” per eliminare insieme “Io” e “Necessità”, ecco il fine ultimo nazista. Sotto questo punto di vista Nazismo e Great Reset coincidono, e in fin dei conti l’Ue non è che una versione socialmente accettata e paffuta della Pangermania.

Il Nazismo ebbe una sua preveggenza. Capì troppo precocemente dove voleva spingersi la deriva umana. Ma volle subito e con la forza ciò che i loro eredi fucsia avrebbero instaurato lentamente e ad arte con uno scaltro maquillage cognitivo.

Politicamente parlando, chi si è assunto lo scopo di promuovere e instaurare tutto ciò è la parte social-democratica, proprio quella che ci si sarebbe aspettati che l’avrebbe combattuta.

Corriamo incontro a tutto questo sfacelo festanti, convinti che sia la soluzione migliore per tutti, la fine e l’esito della storia.

Alex Tattoli

 

 

Illustrazione di copertina: Marco Melgrati

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Fonte: TheUnconditionalBlog del 14 aprile 2022

 

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