Da ragazzino giocavo a Risiko

RISIKO & MONOPOLI


Da ragazzino giocavo a Risiko. Divertente. E, soprattutto, stimolante. Forse la mia passione per la geopolitica è nata così. O forse, anche molto prima. Quando passavo i pomeriggi piovosi, i lunghi autunni veneti della mia infanzia, sognando sugli atlanti geografici. Seguendo i confini. Immaginando i paesaggi. Immaginando i conflitti fra i popoli. E leggevo le pagine di “Conoscere”, forse la prima enciclopedia per ragazzi. Meravigliosamente illustrata. Soprattutto le scene delle grandi battaglie storiche. Con gli schieramenti. I grafici delle manovre.

Mi è restata una passione per la storia militare. Senza che, però, questa mai si trasformasse in una competenza tecnica specialistica. Che non rivendico. E so di non possedere. Mi limito a continuare a leggere, quando posso, sul tema. Se vogliamo, a studiare. Perché, come diceva Eduardo, gli esami non finiscono mai. E fino a che hai interessi, curiosità, passioni… beh non finisci a guardare cantieri con le mani allacciate dietro alla schiena.

E, da non competente, sto seguendo con molto interesse la vicenda Russo – Ucraina. E ascoltando, con altrettanto divertimento, commenti ed analisi dei, cosiddetti, esperti.
Dico “cosiddetti” perché, dalla fine di febbraio, i media pullulano di esperti di strategia militare, che tutto spiegano. E su tutto pontificano. Esattamente come, sino al giorno prima, erano infestati da virologi. E altri, sedicenti, scienziati. Anzi, ho l’impressione che, in alcuni casi, si tratti degli stessi “esperti”. Buoni per ogni tema ed ogni stagione…

Tanto, che si parli di pandemia o di guerra, per loro è lo stesso. Ripetono, a pappagallo e con sicumera arrogante, gli stessi luoghi comuni. Casse di risonanza della vulgata ufficiale. E come tutte le casse, grancasse e tamburi… vuoti.

Vediamo un po’. Da mesi questi novelli Clausewitz – che, però, l’opera del generale Prussiano mai hanno anche solo sentito nominare: Della guerra (in tedesco: Vom Kriege) – ci spiegano, saccenti e compiaciuti, che Putin ha sbagliato tutto. Che sta perdendo, e di brutto, la guerra. Tessono l’elogio delle forze ucraine, esaltano la loro strategia. Il loro valore. E irridono alle forze russe. Allo sbando, in fuga… a sentir loro…

Peccato, però, che la Russia abbia, di fatto, conseguito gli obiettivi previsti. Occupare, o meglio liberare il Donbass. E mettere quella provincia in sicurezza. Operazione limitata. Mirata. Un intervento che, palesemente, non voleva essere una guerra di distruzione della Ucraina. Tant’è che l’aviazione russa non ha mai bombardato Kiev o altre città, lasciato intatte le ferrovie, le infrastrutture di comunicazione, e campi di grano. E questo pur avendo il totale dominio dell’aria. Gli aerei ucraini sono stati distrutti al suolo nelle prime ore del conflitto.

INCHIESTA SUL BATTAGLIONE AZOV

Però i nostri grandi esperti non demordono. E ogni giorno inventano una nuova fiaba. Prima l’eroismo degli invincibili guerrieri della Azov. Glissando, ovviamente, sui simboli nazisti, sul fatto che questi fossero mercenari e inquadrati da ufficiali NATO. Per lo più inglesi. Cosa che avrebbe dovuto dare di che pensare. Visto che non risulta una dichiarazione ufficiale di guerra della NATO alla Russia…
Poi, quanto l’Azov, dopo essersi fatta, eroicamente, scudo di donne e bambini, si è arresa in massa, i nostri geni della strategia militare hanno, disperatamente, cercato nuovi motivi di entusiasmo. E finalmente li hanno trovati nella, cosiddetta, controffensiva di Kiev. Che in questi giorni riempie le pagine dei giornali. Con fantasiose ricostruzioni di una sorta di Caporetto russa.

I dati reali dicono cose ben diverse. I russi si sono riposizionati, abbandonando un paio di villaggi spopolati e privi di importanza. Una strategia che qualsiasi bambino abituato al Risiko potrebbe ben capire. Arretrare, fare avanzare il nemico. Colpirlo e distruggerlo.

E così, mentre i nostri esperti levavano il peana al trionfo di Kiev, Mosca è passata alla fase due dell’attacco. Sino ad ora evitata nel tentativo di favorire un accordo. Ora, inevitabile.
In poche ore i russi hanno completamente distrutto oltre il 50% delle infrastrutture energetiche ucraine. Riducendo buona parte del paese senza energia, luce, comunicazioni.
Però i nostri esperti fanno finta di niente. Anzi, parlano di un Putin in crisi. E di una Duma che sarebbe sul punto di destituirlo. Sinceramente, sarebbe più facile che il Burkina Faso invadesse la Cina. O che gli asini volassero…

Come dicevo all’inizio, io non sono un esperto. Solo uno che legge e cerca di riflettere. Così, ad esempio, so che Mosca ha, ad oggi, impiegato meno di 150.000 uomini nell’offensiva. A fronte di oltre ottocentomila effettivi. E oltre un milione della riserva.
E so che l’impegno dell’aviazione russa è stato minimale, e che armi strategiche di distruzione, come i, tremendi, carri “Terminator”, non sono ancora stati impiegati.
Mentre Kiev ha dato fondo a tutte le riserve. E sfruttato al massimo gli aiuti occidentali.

Da ragazzino giocavo, con passione, a Risiko. E questo mi ha insegnato che si deve ragionare in termini di realtà. Ad esempio, se il mio avversario aveva ancora intatte le forze aeree e io no, capivo che si stava mettendo male. Molto. E che l’unica cosa era cercare di minimizzare il danno. Non fare il gradasso…

Ma evidentemente i nostri grandi esperti mediatici, giornalisti e professori universitari, a Risiko non hanno mai giocato. Preferivano, forse, il più popolare Monopoli. Dove ciò che conta sono, alla fin fine, solo i soldi…

Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

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