Cento ottantacinque anni fa il 22 marzo 1832, ricorreva l’anniversario della scomparsa di  Johann Wolfgang Goethe…

Goethe nasce nel 1749 in un’agiata famiglia borghese di un consigliere imperiale. Sin da piccolo impara molte lingue. A sedici anni lascia Francoforte per studiare legge a Lipsia. Qui si interessa di medicina, di arti figurative disegno, e comincia a scrivere i primi versi. Nel 1770 si reca a Strasburgo per finire gli studi e si innamora di Friederike Brion, figlia del pastore protestante di Sesenheim. La gioia e le tensioni di quell’amore, gli ispirarono alcune delle più belle liriche di questo periodo. Nel 1786 lascia la Germania per un viaggio in Italia, un evento centrale nella vita di Goethe e che costituì fonte di ispirazione per la composizione di molte opere. In seguito, nel 1788, ritorna in Germania ma qui si apre un periodo di crisi nei rapporti con la corte e la società.

Negli anni della parabola napoleonica Goethe moltiplica i contatti con le maggiori personalità culturali del tempo, sentendosi però sempre più estraneo all’attività letteraria delle nuove generazioni romantiche. Mentre la sua fama europea cresce ogni anno, il poeta si sente sempre più isolato in patria e sempre più si interessa alla cultura inglese, francese e italiana.

La vastità, la complessità e la genialità dell’opera di Goethe spiegano perché la cultura borghese del suo tempo lo abbia consacrato semidio onniscente, ma non sono mancate avversioni e contestazioni.

Maestro del romanticismo europeo, il suo classicismo posteriore non è stato compreso né dagli ambienti religiosi tradizionali né da quelli romantici e neocattolici del primo ventennio del secolo.

Avverso alla rivoluzione francese ma ammiratore di Napoleone, Goethe, con la sua smentita fede nella razionalità illuministica ma con la sua scarsa simpatia per lo spirito democratico, è stato più ammirato che amato.

Tra le sue opere principali, che spaziano dal romanzo, al poema, alla poesia, alla tragedia, alla favola, ricordiamo Le affinità elettive, Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, Elegie romane, I dolori del giovane Werther, Faust..

L’AMORE PER L’ARTE GOTICA – L’amore per l’arte gotica e per la giovane Friederike Brion gli ispirarono alcune delle sue più belle liriche, mentre il sentimento di colpa seguito all’abbandono di Friederike diventerà, trasposto, quello di Faust verso Margherita. Nel 1771, a Francoforte, Goethe scrisse una prima versione del dramma ‘Gotz von Berlichingen’ cavaliere dell’età della Riforma il cui ribellismo libertario esaltava i giovani scrittori dello Sturm und Drang. Un nuovo amore, quello per Lili Schònemann ispirò a Goethe altre liriche, il dramma ‘Clavigo’ che ha come protagonista la figura del fidanzato infedele, e il ‘dramma per innamorati’ ‘Stella’, che tratta il tema scabroso del ‘doppio matrimonio’. Oltre alla scrittura si dedicò anche allo studio delle scienze, soprattutto mineralogia, botanica e ottica.

I CAPOLAVORI E I VIAGGI – Il primo decennio weimariano fu profondamente segnato dalla relazione amorosa e intellettuale, di reciproca educazione sentimentale, con Charlotte von Stein; con lei scambiò un memorabile carteggio, ne educò il figlio, le dedicò molte delle sue poesie più belle. In quegli anni Goethe continuò a lavorare al Faust, scrisse la prima versione del ‘Meister”. Affascinato dalla cultura classica, decise di intraprendere un viaggio in Italia. Arrivato a Roma ne 1786, sentì subito rinascere dentro di lui la volontà poetica, il desiderio di stendere versi sublimi che riportassero sulla pagine le sensazioni offerte dal Bel Paese. Visitò dunque anche Palermo e Napoli, dove sale sul Vesuvio.

Goethe morì a Weimar il 22 marzo 1832.

Aveva 83 anni.

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Johann Wolfgang Goethe Aforismi

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2 Commenti

  1. antonio rapelli

    22 maggio 2017 a 12:47

    Quando nel 1817 Goethe pubblicò “Viaggio in Italia”, tra tante splendide considerazioni scriveva:”Senza vedere la Sicilia non si può capire l’Italia. La Sicilia è la chiave di tutto.”
    Forse aveva già capito come funziona il nostro paese.
    La sua visita a Roma lo lascia affascinato e scrive:”Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono nel popolo tracce dell’antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.”
    “Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali che superano l’una e l’altro la nostra immaginazione. Roma è la capitale del mondo”.
    Per nostra fortuna Goethe scrisse nel 1817. Se avesse visitato oggi Roma sarebbe rimasto così affascinato?

    rispondere

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