A cinque anni dalla sua scomparsa, la diva più sfuggente del nostro cinema e del nostro teatro viene raccontata in un libro. Dall’infanzia difficile sotto i bombardamenti, con una malattia della pelle che la rendeva già sola, fino al successo e ai grandi amori. Anche quelli segreti.

Maniacale, solitaria, stakanovista, idealista, mossa da un impulso di trasformazione perenne, nel lavoro come nella vita. Sullo schermo è la signora bene con la erre moscia, la prostituta, la rivoluzionaria, la sottoproletaria stressata. In teatro dà corpo alle visioni di grandi maestri, da Strehler a Ronconi, Visconti e Fo: diventa uomo, bambina, vecchia di trecento anni, centaura. Nella vita è un sex symbol, punk e diva, o una creatura androgina, icona gay. Capelli biondo platino o nero pece, taglio lungo, medio, corto, con sfumature verdi.

 

La lucentezza paradossale della pelle e l’intensità inconfondibile della voce, il palcoscenico come riscatto e l’amore come libertà.

Grandi occhi magnetici, pelle lunare, capelli selvaggi. E una vita «talmente incredibile che sembra già un romanzo». Michele Sancisi che ha raccolto oltre 170 testimonianze per raccontare una grande diva. Scomparsa l’11 gennaio di cinque anni fa, a 71 anni. Un racconto di arte e di vita, accurato e appassionante: Sancisi, è un giornalista e autore televisivo, lo ha realizzato intessendo i fili sparsi di memorie individuali (amici, colleghi, amori) e documenti inediti, in cerca della vera Mariangela.

La Melato è stata un’attrice al 100 per cento, ha sacrificato la vita privata all’arte, ma per molti anni, da piccola, a causa di una malattia della pelle che ha avuto conseguenze sulla vita sociale e anche sulla dinamica affettiva tra i membri della famiglia, ha avuto problemi di comunicazione, ha cominciato a parlare tardi: nulla sembrava presagire a un talento innato. Eppure, proprio da questa sua svantaggiosa condizione di partenza ha trovato l’impulso di affermare se stessa e ribaltare il suo destino. Dentro di sé ha trovato la forza di carattere necessaria per andare più avanti.

La ringhiera e il cortile di casa, così come la scuola al Parco Trotter di Milano, sono stati i primi palcoscenici della futura attrice, dove con frustrazione, poi con timidezza, infine con una carica istrionica sempre più determinata, ha messo a fuoco la strada del suo riscatto sociale e umano. I luoghi della sofferenza diventano per lei sempre terreno di conquista.

Mariangela Melato era una diva anomala, anche il suo fisico era di una femminilità non convenzionale, tanto che di sé diceva: «Non sono bella, sono strana». Il rapporto che aveva con il suo corpo era disciplinato: correva, andava in palestra, si allenava. Ne aveva moltissima cura, tant’è che da sola riuscì a ribaltare completamente la sua immagine, e a migliorare col tempo: molti sostengono che fosse più bella a 60 che a 40 anni. Da ragazza non era bellissima, ma grazie anche al trucco calcato e un po’ hippie si è costruita una identità forte e riconoscibile, che poi ha modificato anche con la chirurgia. Oltre al corpo la sua forza era l’incrollabile disciplina che le ha permesso e sostenuto l’ascesa, permettendole, a dispetto di un corpo esile e fragile, di dare vita a personaggi titanici. Gli autori che più hanno tirato fuori da lei questa forza sono stati Lina Wertmüller nel cinema e Luca Ronconi in teatro. Questa sua magia che alcuni definiscono “extraterrestre” era legata alla lucentezza (anche questa paradossale) della sua pelle, all’intensità inconfondibile della sua voce. Corteggiatissima da schiere di uomini anche importanti, molti dei quali respinti. Nei suoi personaggi – con pochissime eccezioni ­­– Melato ha affermato l’immagine di una donna libera, consapevole, mai subalterna all’uomo. Dalla Olimpia dell’Orlando furioso alla Fiorella Meneghini di Mimì metallurgico, molti altri ruoli sono stati intimamente legati a lei, a ciò che era anche nella vita: una femminista non ideologica ma di sostanza, nei fatti. Non ha mai sposato un regista o un produttore come tante altre dive, non ha mai fatto grandi compromessi o coltivato le amicizie giuste per fare carriera. Nel privato ha saputo amare e soffrire, ma senza mai legarsi per la vita.

Nel libro sono raccontati gli amori della sua vita ai quali non si è mai legata profondamente, se escludiamo il grande amore con Renzo Arbore. «Renzo fu il suo uomo più importante, che la salvò dalla cupezza», dice Sancisi «lei era una donna che veniva da grandi dolori e che a teatro interpretava spesso ruoli tragici, lasciandosene influenzare, il rapporto con Renzo era all’insegna della risata e della leggerezza.» Ci fu anche un altro amore rimasto segreto per molto tempo, quello con Giorgio Gaber un vecchio compagno di adolescenza milanese, diventato a un certo punto un grande amore della vita adulta, rimasto quasi sempre tutelato dal più assoluto riserbo. La relazione nacque sul palco, all’inizio degli anni ’80, durante lo spettacolo Il caso di Alessandro e Maria fatto insieme. Le amiche di Mariangela raccontano che lei era attratta soprattutto dalla testa di Giorgio, il quale riusciva a esprimere ogni sfumatura della sua interiorità.

Alla sua morte la sorella Anna disse che il suo unico rimpianto era non aver avuto un figlio. Mariangela da donna libera quale era, sapeva che con la libertà non si poteva scendere a compromessi. Fu una libera scelta anche non rivelare nulla della sua malattia, andando in scena fino a poco prima di morire, nel 2013, di tumore al pancreas. Non poteva accettare di essere ignorata o compatita dal suo pubblico, l’applauso e il suo calore per lei erano nutrimento. Era solo lì, sul palco, che lei riusciva ad autodeterminarsi. Non aveva certo bisogno di guadagnare, la sua non era una ossessione per il lavoro. Era autodeterminazione, quel femminismo reale e concreto, che ancora oggi emerge dalla sua immagine.

 

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“Tutto su Mariangela. Biografia di una donna di Michele Sancisi. Editore: Bompian. Copertina flessibile: 416 pagine

 

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2 Commenti

  1. Giuseppina DIEGOLI

    8 marzo 2018 a 23:21

    Bello scritto molto bene non sapevo di certi dettagli della sua vita privata molto interessante grazie

    rispondere

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