Un viaggio nella vita e nei versi dell’unica poetessa greca giunta fino a noi: la donna che trasformò l’amore in mito e fece della parola un atto rivoluzionario.

“Saffo”, Joseph Thomas Chautard, 1850, Musée Fesch, Ajacco, Corsica

SAFFO, LA VOCE IMMORTALE DELL’AMORE E DEL DESIDERIO

Una voce nella tempesta: Saffo e la Lesbo del VII secolo a.C.

Redazione Inchiostronero

Tra le macerie del tempo e le pagine perdute dell’antichità, emerge la figura unica e potente di Saffo, poetessa di Lesbo. Questo saggio ripercorre la sua biografia, i suoi amori, la sua poetica e il ruolo fondamentale del tiaso femminile, luogo di educazione, desiderio e bellezza. L’autrice ci guida attraverso i frammenti superstiti, analizzandone il valore letterario e simbolico, per poi esplorare l’eredità lasciata da Saffo nella letteratura e nella cultura contemporanea, da Catullo a Virginia Woolf, da Renée Vivien a Anne Carson. Un ritratto intimo e illuminante di una voce che ha attraversato i millenni.


Contesto storico: il mondo di Saffo

Saffo visse tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C., un periodo di grande fermento culturale e politico nel mondo greco, noto anche come “età arcaica”. È un’epoca di transizione: la società omerica, ancora dominata dalla nobiltà guerriera, lascia lentamente spazio a nuove forme di organizzazione politica, come la polis (città-stato), che diventerà il cuore pulsante della civiltà greca.

In questi anni, le isole dell’Egeo e la costa dell’Asia Minore, tra cui Lesbo, vivono un’intensa attività commerciale e culturale. È il tempo di grandi viaggi, colonizzazioni e scambi: un crocevia di idee, merci, popoli. La poesia lirica, contrapposta all’epica tradizionale, nasce in questo contesto come espressione più intima e personale. I poeti non cantano più solo di eroi e dei, ma anche di sé stessi, dei propri desideri, emozioni, conflitti interiori.

Lesbo, in particolare, è una delle isole più floride culturalmente, patria anche di Alceo, altro importante poeta lirico. La società aristocratica dell’isola vede nelle attività artistiche, come la musica e la poesia, non solo un passatempo elitario, ma uno strumento formativo e sociale.

La condizione femminile, pur restando vincolata a forti limiti, presenta in alcuni ambiti una relativa libertà. Il tiaso di Saffo ne è esempio raro e straordinario: uno spazio di formazione, ma anche di affermazione identitaria e affettiva per le giovani donne. In un mondo dove le donne erano per lo più relegate alla sfera domestica, Saffo parla d’amore con voce propria, autorevole, appassionata.

Saffo, l’unica voce femminile della lirica greca

L’80% del patrimonio letterario antico è andato perduto. E questa è una stima ottimista. Il tempo, l’incuria e la furia di fanatici hanno contribuito alla cancellazione di materiale importantissimo, portando solo alla sopravvivenza di autori scelti.

Considerato ciò, è una fortuna che ci siano arrivati, seppur pochi frammenti, le liriche di una delle uniche voci femminili della poesia greca (anche se, forse, non l’unica): Saffo di Lesbo.

Ma chi era Saffo? Cosa sappiamo di lei?

Saffo nacque ad Ereso, sulla costa sud ovest di Lesbo, intorno al 630 a.C., da Scamandro e Cleide. Dei genitori conosciamo solo i nomi, e se per le madri, purtroppo, nell’antichità era normale non sapere altro, su suo padre non sappiamo né che professione svolgesse né le sue preferenze politiche.

Tra le poche notizie biografiche certe che possediamo su Saffo, un racconto spicca per la sua forza quasi romanzesca: quello di Carasso, il fratello maggiore, e del suo legame con una celebre etera, Rodopi.

Carasso era un mercante, figura tipica dell’età arcaica, quando le élite aristocratiche cominciavano a cedere spazio economico e sociale ai nuovi ricchi dei commerci marittimi. Si narra che, durante uno dei suoi viaggi — probabilmente in Naucrati, colonia greca in Egitto frequentata da poeti, mercanti e cortigiane — si sia innamorato perdutamente di Rodopi, tanto da sperperare ingenti somme di denaro per lei.

Rodopi non era una donna qualunque: il suo nome, che significa “guance rosse” o “volto luminoso”, è legato a una delle figure più affascinanti del mondo delle etère — donne colte, libere, spesso di origini servili, ma capaci di influenzare la vita pubblica con la loro bellezza e intelligenza. Alcune fonti antiche identificano Rodopi addirittura con la figura di Dorica, un’etera originaria della Tracia che, secondo Erodoto, fu resa celebre dalla sua bellezza e leggendariamente associata alla costruzione di una piramide in Egitto con il denaro raccolto tramite il suo lavoro.

Saffo, dal canto suo, sembra criticare apertamente il comportamento del fratello in alcuni frammenti perduti o riferiti da autori successivi. Il suo disappunto non è solo familiare, ma etico: Carasso aveva dilapidato la ricchezza familiare per inseguire una passione considerata disonorevole nel contesto aristocratico in cui Saffo si muoveva.

Ma questo episodio ci rivela anche altro: Saffo non era solo poetessa d’amore, ma anche testimone dei drammi quotidiani, delle cadute degli uomini e delle contraddizioni sociali del suo tempo.

In filigrana, attraverso il contrasto tra la passione sregolata di Carasso e l’amore sublimato, rituale e formativo del tiaso, emerge la visione etica e spirituale dell’eros che Saffo propone: non come distruzione, ma come elevazione e armonia.

Stando alla Suda, la poetessa sposò un uomo ricco, Cercila di Andros – notizia però che va presa con le pinze – da cui ebbe una figlia, Cleide, che lei amò molto e a cui dedicò teneri versi.

John William Godward: nel giorno di Saffo (1904)

Intorno al 600 a.C. Saffo non fuggì a Siracusa, ma vi si ritirò insieme alla sua famiglia a causa di un esilio politico, che la portò a trascorrere circa dieci anni in Sicilia, probabilmente tra Siracusa e Akragas (l’odierna Agrigento). Al suo ritorno in patria, divenne la direttrice di un tiaso per l’educazione di fanciulle di famiglia nobile, dove tornò un paio di anni dopo. Nell’opera della poetessa però non c’è alcuna traccia di politica, a differenza del conterraneo Alceo: la sua principale occupazione fu l’educazione delle ragazze del suo tiaso, legato al culto di Afrodite.

Il tiaso era un’associazione femminile finalizzata all’educazione di giovani donne di buona famiglia per prepararle al matrimonio: secondo la tradizione, tra Saffo e le sue studentesse nascevano rapporti di grande familiarità, fino al punto di sfociare in vere e proprie relazioni.

La lirica eolica: Saffo e il gineceo del tíaso.

L’origine della poesia d’amore affonda le proprie radici nelle odi della più celebre e antica poetessa d’Europa, Saffo (seconda metà del VII secolo a.C.). Le odi di Saffo, raccolte successivamente dagli alessandrini in base ai metri adoperati, furono scritte in dialetto eolico letterario, tipico dell’isola. Per lo più una serie di frammenti, per intero se ne conservano solo due: L’ode ad Afrodite e L’ode della gelosia. Cuore centrale dell’attività poetica di Saffo era l’ambiente del tíaso, che la poetessa dirigeva: una struttura pensata per l’educazione delle giovani aristocratiche della società di Lesbo, fortemente legata al culto di Afrodite. All’interno del tíaso, le ragazze venivano iniziate al duplice ruolo di cittadine e madri, passando per le leggi dell’amore, il fascino della raffinatezza, l’arte della seduzione. E sono proprio questi i talenti coltivati da Saffo nel suo gineceo, dove feste, danze e riti propiziatori per la dea della bellezza e dell’eros facevano da padrone. Un vero e proprio viaggio nella complessa psiche di una giovane donna, attraverso le amicizie, gli amori omoerotici, gelosie e invidie. Fino al momento dell’addio, quando la fanciulla abbandonava il circolo una volta raggiunta l’età adulta, in cui l’inebriante atmosfera del tíaso lasciava spazio alla dismessa vita in società.

Saffo e Alceo a Mitilene, Lawrence Alma-Tadema (1881).

Tali rapporti rientravano nella concezione greca dell’erotismo paideutico, che si faceva canale di trasmissione di formazione culturale e morale nel contesto di un gruppo ristretto qual era, appunto, il tiaso.

L’educazione si basava sui valori che la società aristocratica riconosceva come prettamente femminili: amore, grazia, eleganza, canto e danza.

Conosciamo alcuni nomi delle ragazze che frequentarono il tiaso di Saffo: Archeanassa, Atthis, Arignòta, Dike, Eirène, Mégara.

Nonostante l’amore per loro rientrasse in un contesto educativo (molto più documentato in ambito maschile), Saffo attribuiva all’amore anche una funzione totalizzante, di origine divina, rappresentato dalla dea Afrodite.

La dea era la protettrice di Saffo, e in una famosa ode veniva invocata dalla poetessa, e le prometteva che:

“chi ora fugge, seguirò […] e ti amerà anche se non vorrà.”

L’amore per Saffo era una creatura γλυκυπικρον (dolceamara), procuratore di tormenti e ansie vissuti quasi patologicamente, potente come:

“il vento che squassa le querce.”

Il frammento che meglio esprime la visione di Saffo sull’amore è il 16 V: il carme individua ciò che è più bello sulla terra, dove ad una visione guerriera, maschile, della vita, la poetessa ne contrappone un’altra, più intima.

Nel carme dice che per lei al mondo non è bella una schiera di cavalieri pronti a combattere, o le navi pronte a partire, ma più semplicemente, la persona di cui uno è innamorato.

Per dimostrare quest’affermazione, Saffo fa l’esempio di Elena: la regina di Sparta aveva tutto, ma nonostante questo, scelse di seguire Paride a Troia, spinta dal fuoco d’amore.

L’amore è un dio, e noi possiamo solo piegarci al suo potere.

Non si sa con certezza la data della morte di Saffo, come morì, o se arrivò ad un’età avanzata. Del tutto leggendaria è però la storia del suo suicidio a causa dell’amore infelice per il traghettatore Faone, che dopo essere stato benedetto dalla dea Afrodite, divenne bellissimo, ma sdegnò gli affetti della poetessa, perché considerata troppo brutta.

Saffo si uccide gettandosi dalla rupe di Leucate” – Miguel Carbonell Selva – 1881, olio su tela
dimensioni 250 x 170 cm. “Museo del Prado”, Madrid

Dopo essere stata rifiutata dal giovane, la poetessa si sarebbe buttata dalla rupe Leucade per purificarsi dall’amore infelice. Questo soggetto divenne poi popolare in arte, soprattutto nell’Ottocento. E Faone? Pare che divenne troppo superbo ed orgoglioso della sua bellezza, e venne ucciso dagli uomini di Lesbo.

Alla fine, aveva ricevuto la sua punizione per aver rifiutato quella che per gli antichi era la Decima Musa. Quale fu l’eredità di Saffo? Non bisogna sottovalutare il suo influsso, sebbene noi la conosciamo pochissimo rispetto ai lettori del passato.

Della sua sterminata produzione ci rimangono circa duecento frammenti, alcuni composti da una sola parola, derivati da tradizione indiretta e dai ritrovamenti papiracei nel deserto egiziano.

L’unico componimento integro è il fr.1 V, tramandato da Dionigi di Alicarnasso, e più comunemente conosciuto come Ode di Afrodite.

Già nell’antichità veniva ammirata per la sua maestria; Solone, ascoltando in vecchiaia un carme della poetessa, disse che desiderava solo due cose: imparare il carme a memoria, e poi morire, mentre Catullo trasse ispirazione da lei per la sua Ode della gelosia e ne fu allievo spirituale.

A partire dal XIX secolo, la sua poesia divenne paradigma dell’amore omosessuale femminile, dando origine al termine “saffico”.

Ereditià letteraria e analogie contemporanee

Il pensiero poetico di Saffo, filtrato attraverso i secoli, ha influenzato non solo il mondo classico, ma è diventato faro per scrittrici e intellettuali che hanno cercato di dar voce a un’altra narrazione dell’amore, del corpo e del linguaggio.

  • Renée Vivien (1877–1909), poetessa anglo-francese, trasse ispirazione esplicita da Saffo, ne tradusse i versi e visse in modo coerente la propria sessualità e poetica, celebrando l’amore tra donne:
  • “Una donna m’ha ferito col riso dolceamaro: il cuore, tremando, m’ha lasciata.”
  • H.D. (Hilda Doolittle), modernista, fondò la propria poetica sulla riscrittura dei miti greci in chiave femminile e psicanalitica, recuperando Saffo come archetipo poetico.
  • Anne Carson, autrice contemporanea, nella sua traduzione If Not, Winter, ha reso visibile anche ciò che in Saffo manca: le lacune, le assenze, le pause, diventano parte della voce poetica stessa.

“I do not expect to touch the sky / with my two arms.” (fr. 52)

  • Virginia Woolf, in Una stanza tutta per sé, scrisse:
  • “Nella storia dell’uomo c’è un vuoto: la voce delle donne è stata ignorata. Forse Saffo, se ci fossero rimaste tutte le sue poesie, ci avrebbe mostrato un altro mondo.”
  • Marguerite Yourcenar disse:

“Di Saffo ci restano briciole, eppure hanno il peso dell’oro.”

Approfondimento: religione, politica, arte e la Lesbo di Saffo

Religione e spiritualità nell’età arcaica

Le Perle di Afrodite, Herbert James Draper (particolare)

Il mondo greco arcaico era fortemente intriso di religiosità. Le divinità non erano entità astratte ma presenze quotidiane, legate a ogni aspetto della vita, dalla nascita alla morte, dall’amore alla guerra. La religione era politeista, rituale e civica: ogni polis aveva le sue divinità protettrici, i suoi culti locali, i suoi templi, le sue feste pubbliche (panegýreis).

Nella poesia di Saffo emerge una devozione particolare verso Afrodite, dea dell’amore e del desiderio, che diventa simbolo di potere trasformativo ed emotivo. Nei suoi versi, Afrodite non è solo una figura mitologica, ma un’interlocutrice viva, una forza che muove il mondo interiore. Questo rapporto diretto con il divino, mediato dalla poesia, costituisce una forma di religiosità profondamente intima, femminile, non dogmatica.

Il tiaso stesso, diretto da Saffo, era anche un’istituzione sacra: oltre a educare le giovani nobili, celebrava culti e rituali dedicati ad Afrodite, Artemide e le Muse, con canti, danze e offerte. In questo senso, Saffo non era solo poetessa e maestra, ma anche una sorta di sacerdotessa laica, che univa arte e culto.

Politica e società a Lesbo

Nel VII-VI secolo a.C., Lesbo era un’isola importante e prospera, al centro di rotte commerciali tra la Ionia, l’Egeo settentrionale e la Tracia. La principale città era Mitilene, ma anche Ereso (luogo natale di Saffo) aveva un ruolo attivo. L’isola era governata da un’aristocrazia di stirpe nobile, i cosiddetti basileis locali, ma fu attraversata da tensioni interne tra famiglie rivali e spinte verso forme più ampie di partecipazione politica.

Si svilupparono lotte di fazione (stasis) che portarono anche a esili forzati, come nel caso di Saffo e del poeta Alceo, entrambi costretti temporaneamente a rifugiarsi a Siracusa. Questi conflitti sono ben documentati nella poesia di Alceo, ma del tutto assenti nei versi di Saffo, che preferisce concentrarsi su temi più personali e simbolici.

La società lesbica era aristocratica, colta, raffinata, e dava grande valore alla paideia (educazione), alla musica, alla bellezza, all’arte. In questo clima si sviluppa anche una visione meno rigida dei ruoli di genere: pur in una società patriarcale, il tiaso di Saffo rappresenta uno spazio autonomo femminile, raro e prezioso.

Arte e cultura del tempo

L’età arcaica vide la nascita della poesia lirica come forma di espressione soggettiva, musicale, destinata a un piccolo pubblico, spesso accompagnata da strumenti come la lira o l’aulòs. Diversamente dall’epica, la lirica parlava in prima persona, era breve, emotiva, e spesso legata a contesti rituali, simposi, cerimonie religiose o educative.

Accanto alla poesia, anche le arti visive cominciavano a evolversi: la ceramica attica e corinzia, le sculture in pietra e bronzo, e soprattutto l’architettura templare cominciavano a definirsi in stili regionali. A Lesbo, l’artigianato era fiorente, e l’arte si intrecciava con la vita religiosa e la celebrazione dei miti locali.

Una Lesbo colta e inquieta

In sintesi, la Lesbo di Saffo è una terra di contrasti: colta e sensuale, aristocratica e turbolenta, spirituale e artistica. Un’isola che, forse proprio per questa complessità, ha saputo generare una voce unica come quella di Saffo — capace di elevarsi al di sopra del suo tempo, pur essendo profondamente radicata in esso.

Conclusione evocativa

“Qualcuno, dice, un esercito di cavalieri, altri di fanti, altri di navi, è la cosa più bella sopra la terra nera. Io dico: ciò che si ama.” — Saffo, fr. 16

E forse, ancora oggi, non c’è definizione più vera di bellezza.

 

Saffo, seduta, legge una delle sue poesie a tre amiche, vaso attico di Vari, gruppo di Polygnotos, Atene, Museo Archeologico Nazionale di Atene, 440-430 a.C.
La Redazione

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