Se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te.

Friedrich Nietzsche

Forse non tutti sanno che esistono siti web nei quali, dopo l’incontro con la escort o il trans o il qualunque oggetto del desiderio, il cliente scrive, proprio come se fosse stato in un albergo o in un ristorante, una recensione anche spesso molto dettagliata sui risultati del suo incontro, un poco simile a Trip Advisor – portale che pubblica i giudizi degli utenti su hotel e ristoranti – antologizza, come spiega il sottotitolo, “Le (vere) recensioni dei clienti italiani di escort e trans”. In Sex advisor, scritto dal giornalista Antonio Armano, le stelle (ma più spesso i fischi) le prendono le escort provate per voi dai Punter, ossia gli opinionisti di rapporti mercenari, uno dei tanti termini tecnici della “neolingua”.

Ma chi sono e quanti sono i punter? Più competenti dei gourmands che discettano sui ristoranti di mezzo mondo, più tecnici dei nerd che passano ore a commentare gli oggetti high-tech, questi ispettori dell’eros a pagamento non sono affatto pochi: disincantati, ironici al limite del tragicomico e molto attenti nel fornire descrizioni dettagliate che mettano al riparo i loro lettori da “fregature” sempre in agguato nella giungla di internet (foto non verificate o vecchie di anni, inganni nelle biografie, “furti di identità” eccetera). Dunque proprio come i critici gastronomici stroncano il ristorante che li ha delusi, “anche i punter raccontano i loro flop – scrive Armano – i fallimenti. Deliri d’impotenza. Così come prestazioni soddisfacenti per entrambi. Gli orgasmi reali o presunti”.

Questo libro, per certi versi assai divertente e per altri agghiacciante, raccoglie una scelta accuratamente annotata e ragionata di queste recensioni. Ne emerge un quadro antropologico interessantissimo sull’essenza del desiderio maschile italiano, ma anche un panorama fisico e geografico dell’offerta di sesso nel nostro paese. Come dicevano Arbasino e il Belli, la parola “pene” evoca più che altro sofferenze, ma nel linguaggio comune gli organi sessuali e le loro infinite possibilità sono descritte in modi assai espliciti. Avendo parlato di scrittori, non deve stupire quindi che, il mestiere più antico del mondo, goda di un’attenzione, da parte dell’arte, della letteratura e del giornalismo, forse superiore a qualsiasi altro argomento.

Ed è proprio degli scrittori che dedicheremo una breve carrellata delle loro ossessioni erotiche.

Così scopriamo che Victor Hugo, tormentava le domestiche affinché gli mostrassero i seni, e frequentava assiduamente i bordelli. Era un tossico del sesso, quasi uno stupratore. Ha sottomesso tutta la sua famiglia al suo potere, la figlia è finita in un istituto psichiatrico, con la diagnosi di “erotomane” (Truffaut le dedicò il film L’histore d’Adèle H), la moglie ha descritto la prima notte di nozze come una violenza interminabile. C’è una specie di schizofrenia fra l’uomo pubblico e l’uomo privato, infatti pubblicamente si batteva per le cause delle donne e fu definito il primo femminista.

Nicolò Machiavelli, in missione diplomatica a Verona e infoiato «per carestia di matrimonio», in una lettera del dicembre 1509 al Guicciardini racconta una disastrosa avventura sessuale a pagamento. Sconsigliando l’indirizzo – con una dotta bocciatura del servizio – nel caso l’amico passi in città. Il Principe infatti consumò, al buio, con qualche dubbio. E solo dopo aver acceso il lume, prima di saldare, s’accorse della bruttezza della donna. Ma per arrivare al fine, qualsiasi mezzo è buono.

Gustave Flaubert, in una celebre lettera, rimproverava Guy de Maupassant di perdersi in «Troppe puttane! Troppo canotaggio!» anziché scrivere. Per la cronaca: il primo, in punto di morte, diede della «puttana» alla sua Madame Bovary. E il secondo, in Palla di sego, raccontò una delle puttane più belle della storia della letteratura e anche del cinema tenuto conto che dal racconto è tratto Ombre rosse di John Ford).

Dino Buzzati in Un amore (1963) ha reso immortale la bella Laide, ballerina minorenne che fa la vita a Milano – amava così tanto le case chiuse da arrivare a paragonare la senatrice Merlin a Erostrato, che secondo il mito appiccò il fuoco alla biblioteca di Alessandria, distruggendo così un «Grande Capitale» (però Buzzati si sbagliò: Erostrato non distrusse la biblioteca di Alessandria, ma il tempio di Artemide a Efeso).

Marcel Proust negò pienamente la sua sessualità a causa di sua madre. Era terrorizzato da lei e dall’idea che scoprisse le sue tendenze omosessuali. Dopo la morte di lei, cominciò a frequentare case di appuntamenti esclusivamente maschili, faceva il “voyeur”, si limitava a guardare e non partecipava mai. I suoi grandi amori non li ha mai vissuti alla luce del giorno. Si drogava e agli amici esprimeva il profondo disgusto per i gay. La sua scrittura riflette questo mascheramento.

Kafka e Hansi Szokoll.

Per chi si soffermasse a guardare lo sguardo di Franz Kafka, potrebbe essere indotto a pensare che ci fosse qualcosa di estremamente malsano. Kafka, con opere come La Metamorfosi o Il Processo, ha analizzato profondamente temi come l’ineluttabilità della giustizia e l’angoscia esistenziale. Ma sarebbe stato anche un grande appassionato di porno estremo e disturbato. Quando passava vicino a un bordello era per lui «come per un innamorato passare vicino alla casa dell’amata». Quel dieci per cento di praghesi che costituivano la classe  dominante tedesca boema era fatto al 40 per cento da ebrei integrati. I cechi erano la classe operaia, cui apparteneva anche l’amante di Kafka, la povera-ma-bella cameriera Hansi Szokoll, ignorata nelle leggende sebbene sieda accanto a lui nella famosa fotografia con la bombetta sulle ventitré. I rapporti di Kafka con le donne del suo ceto erano infatti compromessi, non perché lui fosse tutto spirito o troppo onesto, ma perché aveva bisogno di sesso «sporco» con persone socialmente inferiori, come lasciano intendere la sua collezione pornografica sado-masochista e i tradimenti sistematici delle fidanzate.

Su Gabriele D’Annunzio, le leggende sulla sua vita sessuale, si sprecano. Nella sua costante ricerca del piacere ci sono di sicuro due cose che D’Annunzio amava: il sesso e la cocaina e gran parte delle volte l’una non escludeva l’altra. In un appunto del 5 ottobre 1933, a 70 anni, D’Annunzio sottolinea quanto la cocaina fosse un ottimo stimolante per ogni appetito: «Dopo ventiquattr’ore di orgia possente e perversa», scrive, «vado subito a cercare, nel risveglio, il piatto freddo nel corridoio buio. Mangio avidamente – non come un principe ma come un minatore – prendo le fette con le belle dita. O sapori della giovinezza!»

James Joyce se con Ulisse e Gente di Dublino, ha dato un bel calcio in culo a tutta le letteratura dei primi del Novecento, non ebbe di certo una vita proprio sana e si ritrovò a soffrire di diabete, colite, gastrite, piorrea alveolare, reumatismo articolare acuto, delirium tremens (un modo carino per dire alcolizzato) e nel 1923 era rimasto completamente senza denti. Ma più che bere quello che piaceva più allo scrittore erano le scoregge. Sì, le scoregge e in particolare, le scoregge durante il sesso. «Le parti del tuo corpo che fanno sconcezze sono quelle che mi piacciono di più, ma preferisco il sedere, amore, alle poppe, perché fa una cosa così sporca», questo in una lettera scambiata con sua moglie Nora. E ancora: «Io penso che riconoscerei dovunque le tue scoregge. Scommetto le riconoscerei perfino in una stanza piena di donne che scoreggiano. Fanno un rumore da ragazza, non come certe mogli ciccione che immagino scoreggino in modo umido e ventoso. Le tue sono improvvise, secche e sporche come le farebbe una ragazza spiritosa, per gioco, di notte, in dormitorio. Spero proprio che la mia Nora voglia farmele sul viso, sì che io possa anche odorarle.» La lettera è stata venduta all’asta da Sotheby’s per 350.000 euro. In fondo è pur sempre uno scritto di James Joyce.

Tanti libri tante donne per George Simenon che era un vero donnaiolo e un puttaniere di primissima categoria. Si racconta che, terminato un romanzo, corresse in un casino. Frequentò prostitute di tutte le categorie – anche due alla volta – con la sua seconda moglie, Denyse Quimet, la quale lo assecondava in tutto. Celebri le loro notti nelle migliori case d’appuntamento di Cuba.

Oscar Wilde, nato a Dublino nel 1854, incarna forse più di chiunque altro l’immagine dell’esteta stravagante ed eccessivo. Nella vita come nella sua opera, coltiva il gusto del paradosso e il culto della bellezza come valore in sé, rovesciando i canoni della morale a lui contemporanea. Omosessuale, si lascia travolgere dalla passione sofferta per Alfred Douglas, che lo inizia al mondo della prostituzione. Processato e condannato per la sua omosessualità, sconta alcuni anni in carcere. Gli ultimi anni della sua vita sono segnati da difficoltà economiche e dalla malattia, ma nonostante questo, fino alla morte , sopraggiunta nel 1900, non rinuncia a bere champagne ogni giorno.

Fece scandalo l’articolo che Francesco Piccolo, premio Strega 2014, con Il desiderio di essere come TUTTI (Einaudi 2013) quando pubblicò sull’Unità nel 2008, all’interno di un dibattito su prostituzione, femminismo, degrado sociale eccetera: «Se vedo per strada una donna seminuda, procace, di qualsiasi colore e di qualsiasi età, con l’aggiunta psicologica che con alcuni euro posso toccarla e farci sesso, io mi eccito. Posso vergognarmene, ma mi eccito».

Meno scandalo suscitò l’ultimo romanzo di Gabriel García Márquez Memorie delle mie puttane tristi, pubblicato in vita (2004), dove l’incipit recita: «L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine».

Charles Bukowski, autore di centinaia di racconti – tra cui quelli della raccolta “Storie di ordinaria follia”, – dalla quale è stato tratto l’omonimo film -. Nei suoi libri, più di sessanta, parla della sua vita, della sua dipendenza dall’alcol, delle sue relazioni burrascose, delle sue esperienze sessuali. Morto a 73 anni nel 1994 per una leucemia fulminante dopo aver terminato il romanzo “Pulp”. «Galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore». Amava dire.

Indro Montanelli raccontava spesso di colleghi che mettevano le prostitute in nota spese. Oggi i giornali sono in crisi, ed è più difficile farle passare.

BIBLIOGRAFIA

 

Antonio Armano. Sex advisor. Le (vere) recensioni dei clienti italiani di escort e trans. (2016)

Editore: Edizioni Clichy

immagine: Renato GuttusoVan Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles– 1978 – olio su tela. Fondazione Francesco Pellin.

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2 Commenti

  1. Elisabetta Bordieri

    1 ottobre 2018 a 6:17

    Chapeau!

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  2. Liviano

    30 settembre 2018 a 16:39

    Spassoso e nello stesso tempo interessante.

    rispondere

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