Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.
Charles Darwin

Siamo stati quasi tutti affascinati dagli uomini di Neanderthal, questi antichi abitatori della Terra ci hanno accompagnato negli anni. Ora proviamo, come in un film, a ripercorrere brevemente a ritroso l’evoluzione che ci ha portato fino a noi.

La vita è transizione: le uniche cose autenticamente statiche sono già morte. I nostri genitori hanno avuto dei genitori, che a loro volta avevano dei genitori, e così via, di paio in paio, a ritroso nella storia e nella preistoria. Se continuassimo ad andare indietro, sempre più indietro, lentamente e inesorabilmente i nostri progenitori ci diventeranno irriconoscibili, passando dai primati e dalle scimmie, dai bipedi ai quadrupedi, ai mammiferi rattiformi e alle bestiacce terresti, e prima di queste alle creature sguazzanti nel mare e altri pesci nuotatori, e vermi e piante marine erbiformi; e circa due miliardi di anni fa non c’era neanche bisogno di due genitori: bastava la fissione binaria di una singola cellula e da uno diventavi due. Infine, alle origini della vita sulla Terra, quattro miliardi di anni fa, eccoci imprigionati in una roccia sul fondo degli oceani in mezzo al ribollire tumultuoso delle acque calde di un camino idrotermale.

Homo sapiens.
La storia della dispersione degli uomini moderni in tutta l’Eurasia.

Fermiamoci ora ad osservare il nostro globo a circa cinquantamila anni esso era popolato da specie differenti del genere Homo, disperse tra Africa e Eurasia, quando piccoli gruppi appartenenti alla nostra  specie, Homo sapiens, uscirono dall’Africa e cominciarono a colonizzare vecchi e nuovi mondi. Come si sia imposto il nostro progresso aggressivo, a discapito di tutti gli altri “umani”, è ancora un mistero da sciogliere. Fatto sta che da quegli sparuti gruppi di pionieri è discesa una popolazione globale che, come le Nazioni Unite hanno ufficialmente decretato, nell’ottobre del 2011 avrebbe superato  i sette miliardi . tra sismi ed eruzioni, mutamenti di clima, per non dire di epidemie e guerre, non era garantito che le cose andassero davvero così.

Interrogato da un teologo su quale fosse la caratteristica più spiccata di Dio creatore, il biologo inglese John Burdon Sanderson Haldane(1) rispose: «Una smodata predilezione per i coleotteri». All’epoca se ne consideravano circa quattrocentomila specie contro… una sola del genere Homo. E forse i coleotteri popoleranno il pianeta quando l’Homo sapiens non sarà nemmeno più un ricordo. Frutto di cosmica contingenza, uno dei tanti arbusti del “cespuglio della vita”(2) sopravvissuti alla lotta per l’esistenza, l’essere umano si è fatto strada in una natura che non perde occasione di schiacciarlo, facendogli provare il senso della solitudine nell’Universo. Scrive nel suo libro La vita inaspettata il filosofo Telmo Pievani e aggiunge: «su questo pianeta instabile e nonostante tutto accogliente.» In questo libro Telmo Pievani ci rammenta che la comparsa degli organismi viventi è stata un fenomeno inatteso, e ne ricostruisce la storia evolutiva come un intrico di biforcazioni privo di direzioni privilegiate, sicché anche l’animale uomo si rivela tutt’altro che l’eccezione animata dalla scintilla divina. Proprio in questo modo si conquista una rinnovata solidarietà con tutta la “rete del vivente”, come la chiamava Charles Darwin, senza nessuna concessione a fondamentalismi e superstizioni.

Abitualmente siamo impressionati dalla crescita, talvolta prospettandoci un mondo sovrappopolato degno dei peggiori incubi del reverendo Thomas Robert Malthus(3) (1766-1834); un modo differente di vedere le cose ci è ora prospettato dal Population Reference Bureau di Washington i cui ricercatori si interrogano non tanto su vivi e nascituri, bensì sui trapassati. Con estrapolazioni audaci (poiché l’avventura di Homo sapiens ci appare assai lacunosa sotto il profilo demografico) si è arrivati alla conclusione che gli attuali sette miliardi sembrerebbero pochi rispetto al totale dei nostri antenati: a partire dai Flinstoniani Hanna & Barbera si tratta di 107 miliardi di persone che affrontando una miriade di peripezie hanno «affollato» la Terra prima di noi, a cominciare da quell’esodo dall’Africa.

Gilgamesh. Eroe armato che doma il leone; rilievo da Khorsabad, risalente al periodo di Sargon II (VIII secolo a.C.),
la dea Išhtar.

Però qualcosa del genere avevano già intuito quelle antiche culture che immaginarono carceri infernali per i loro defunti, sorvegliate da demoni che non lasciavano più scappare indietro nessuno, così da impedire appunto che «il morto sovrasti il vivo», come minaccia in un accesso di collera la dea Išhtar nell’Epopea di Gilgamesh(4). Abbastanza curiosamente, al cauto pessimismo della sapienza mesopotamica si contrappone oggi una concezione scientifica dell’esistenza che sempre più si allontana dal mito ingenuo delle «magnifiche sorti e progressive»(5). Non ci riteniamo più il vertice di natura e storia, semmai ci riconosciamo come figli di un’evoluzione che non ci assicurava affatto una crescita tanto impetuosa. Proprio per questo, come già intuiva Charles Robert Darwin (1809-1882) nelle pagine finali del suo L’origine della specie, ci sentiamo nobilitati quando ci ritroviamo «discendenti in linea diretta dei pochi esseri che vissero molto tempo  fa» nella cosiddetta preistorie.

C’è sempre qualcosa di commovente negli alberi genealogici che ricostruiscono una stirpe a partire da qualche antenato, un po’ come fa la famiglia dei Paperi l’artista disneyano Don Rosa: la genealogia dagli antichi scozzesi tipo Bambaluc de’ Paperoni, porta, attraverso il marinaio Paperinocchio Codacorta, sino alle Americhe dei pirati dei Caraibi e dei coloni puritani stile Cornelius Coot, fondatore di Paperopoli. Ma l’immagine dell’albero può essere fuorviante, specie in tempi come questi, in cui troppo si fa appello a radici più o meno identitarie. L’essere umano non è una pianta, bensì un animale, particolarmente abile nello sfruttare l’arte del camminare. Né si deve dimenticare che quest’arte si è sviluppata insieme alla capacità di adattarsi agli ambienti più disparati, o di cercarne di nuovi una volta che quelli vecchi si fossero rivelati ostili, esigui o altrimenti inadatti. Per di più in tutto questo viaggiare. Homo sapiens ha saputo modulare sia le capacità progettuali della tecnica sia la forza trasformatrice della comunicazione musicale, e poi linguistica. «Come hanno avuto origine la melodia e il ritmo?» Se lo è chiesto Jeremy Montagu, ricercatore dell’Università di Oxford. «Quali strumenti sono stati utilizzati dagli uomini antichi?» «Quali bisogni doveva soddisfare la musica?» Secondo Montagu, le risposte a questi quesiti rivelano che la storia della musica è, in molti modi, connessa a quella dell’uomo. Una componente essenziale della musica è il ritmo. I primi esseri umani potrebbero aver creato la musica ritmica battendo le mani. Questo primo passo può aver portato alla creazione dei primi strumenti musicali, quando qualcuno ha capito che utilizzare le pietre o i bastoni permette di suonare a lungo senza farsi male alle mani. Ancora secondo Montagu, molti di questi strumenti probabilmente erano costituiti da materiali morbidi come il legno o le canne, e pertanto non sono sopravvissuti. Sono invece rimasti illesi quelli realizzati con le ossa: gli strumenti più antichi ritrovati sono costituiti dalle ossa delle ali dei volatili, e risalgono al periodo compreso tra 39.000 e 43.000 anni fa. Altri strumenti antichi sono stati trovati in luoghi sorprendenti: per esempio, ci sono prove che le persone colpissero le stalattiti presenti nelle grotte circa 12.000 anni fa. In questi luoghi, le stesse grotte agivano come amplificatori del suono. Come scrisse lo scrittore britannico Bruce Charles Chatwin (1940-1989). «Gli uomini del tempo antico andarono a caccia, mangiarono, fecero l’amore, danzarono, uccisero: in ogni punto delle loro piste lasciarono una scia di musica, avvolgendo il mondo intero in una reta di canto».

Tabella antenati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

(1) John Burdon Sanderson Haldane  (1892-1964). È stato uno scienziato inglese noto per il suo lavoro nello studio della fisiologia , la genetica , la biologia evolutiva , e in matematica , dove ha apportato contributi innovativi ai campi della statistica e della biostatistica . Il suo primo lavoro nel 1915 dimostrò il legame genetico nei mammiferi, mentre i lavori successivi contribuirono a creare la genetica della popolazione, stabilendo così un’unificazione della genetica mendeliana e dell’evoluzione darwiniana con la selezione naturale, ponendo al contempo le basi per la moderna sintesi evolutiva. Egli introdusse nel 1929 la “teoria del brodo primordiale”, e divenne la base per costruire modelli fisici per l’origine chimica della vita. Arthur C. Clarke lo ha accreditato come “forse il più brillante divulgatore scientifico della sua generazione”. Il premio Nobel Peter Medawar definì Haldane “l’uomo più intelligente che abbia mai conosciuto”.

(2) Il mito del cespuglio sempreverde. Si narra che una notte, durante i suoi esercizi religiosi, il monaco buddhista Bodhidharma, giunto in Cina intorno al 520 d. C., fu assalito dal sonno e per non addormentarsi si strappò le palpebre e le gettò a terra. In quello stesso punto spuntò un albero dalle foglie sempreverdi. Bodhidharma ne mangiò e scoprì che quelle foglie miracolose erano in grado di scacciare la stanchezza.

(3) Thomas Robert Malthus (1766-834). È stato un religioso e studioso inglese, influente nel campo della politica economica e la demografia .

(4) Gilgamesh era un re storico della città-stato sumera di Uruk, un grande eroe dell’antica mitologia mesopotamica , e il protagonista dell’Epopea di Gilgamesh, un poema epico scritto in accadico durante la seconda metà del millennio a.C. Probabilmente governò tra il 2800 e il 2500 a.C e fu deificato

(5) “Son dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive”. Nel 1836 Giacomo Leopardi (La ginestra) dubitava con malinconico sarcasmo delle “magnifiche sorti e progressive”(…) . Il Mito della Caverna di  platoniana memoria è sempre attuale. Tre bambini giocano dietro una siepe, nel giardino di una casa austera. Sono i fratelli Leopardi, e la siepe è una di quelle oltre le quali Giacomo cercherà di gettare lo sguardo, trattenuto nel suo anelito di vita e di poesia da un padre severo e convinto che il destino dei figli sia quello di dedicarsi allo “studio matto e disperatissimo” nella biblioteca di famiglia, senza mai confrontarsi con il mondo esterno.

fonte Wikipedia.

BIBLIOGRAFIA

 Telmo Pievani. La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto. Copertina flessibile: 253 pagine

Editore: Cortina Raffaello (27 gennaio 2011) Collana: Scienza e idee. Lingua: Italiano

Charles Darwin. L’origine delle specie. Copertina flessibile: 608 pagine

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli. Collana: Classici del pensiero. Lingua: Italiano.

 

 

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2 Commenti

  1. Liviano

    22 settembre 2018 a 19:13

    Sono un sostenitore di Charles Darwin e della sua teoria. Questo scritto breve ma, ben documentato mi ha dato un grande gaudio nel vedere che l’amico Riccardo nei suoi tanti scritti, tocchi anche argomenti cosi interessanti, appunto come l’evoluzione. Evviva Riccardo

    rispondere

    • Riccardo Alberto Quattrini

      23 settembre 2018 a 14:06

      Ciao Liviano, grazie del commento, mi ha fatto davvero piacere. Cortesemente fammi sapere se ricevi questa mail di risposta.
      Riccardo.

      rispondere

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